I Green Carnation nascono in norvegia nel 1990 da Tchort (alias Terje Vik Shei), Chris Botteri, X-Botteri e Anders Kobro.
Subito dopo la pubblicazione di una demo nel 1992, Tchort cede alle lusinghe dei black metallers Emperor e, conseguentemente, il resto della band va a formare gli In The Woods… che, dopo gli esordi in ambito death, intraprendono una carriera che li porta ad incidere album di ottima fattura in cui prog, metal e folk, con l’aggiunta di spruzzate estreme, si fondono egregiamente, toccando il loro vertice qualitativo con il capolavoro “Omnio” del 1997.
Verso la fine del secondo millennio, Tchort lascia gli Emperor e decide di riprendere le redini dei Green Carnation che dal 2000 al 2006 pubblicano cinque lavori di notevole qualità, partendo da coordinate doom/ folk e proseguendo verso un progressive metal infarcito di atmosfere profonde e oscure, compreso un album acustico, “The Acoustic Verses” del 2006, che ne palesa anche l’anima folkeggiante.
Dopo una pausa di qualche anno, l’ingresso del bassista Stein Roger Sordal e del vocalist Kjetil Nordhus porta nuova linfa nel songwriting del gruppo, fino a quel momento nelle mani di Tchort, ben evidente nei brani inediti contenuti su “Leaves Of Yesterday”, mentre la band comincia a lavorare a un progetto molto ambizioso in mente da molto tempo che si estrinseca oggi con il loro settimo lavoro, “A Dark Poem part 1: The Shores Of The Melancholia”, la prima parte di una trilogia ispirata a Rimbaud e alla sua ode all’Ophelia shakespeariana, i cui prossimi due capitoli saranno editi entro il 2026.
Il riff doom accompagnato dall’organo di “As silence took you” apre l’opera per poi aprirsi ad arpeggi e sinfonismi magistrali su cui vanno a delinearsi melodie vocali stupende e costanti cambi di tempo che donano varietà ed efficacia.
Ritmiche più marcate sorreggono le atmosfere maestose di “In your paradise”, caratterizzate da aperture orchestrali, chitarre energiche e liriche enfatiche.
L’accoppiata basso e synth crea l’incipit di “Me, my enemy” che sceglie percorsi dilatati per esprimersi come una sorta di prog ballad perfetta per descriversi nemici di sé stessi e per regalare emozioni avvolgenti.
Gli unici retaggi estremi derivanti dalle loro origini si materializzano in “The slave that you are”, generando un’alternanza tra momenti death, con l’ospite Grutle Kjellson alle screaming vocals, e momenti più quieti con linee vocali accattivanti.
“The shores of melancholia” riporta tutto su binari progressivi con alcuni spunti orientaleggianti che donano ulteriore fascino alla composizione che si estrinseca in un brano bellissimo.
Il finale di questa prima parte della trilogia è affidato a “Too close to the flame” dove la potenza heavy si fonde magistralmente con l’indole sinfonica e garantisce nove minuti di musica totale, dimostrando che per rappresentare poesie maledette non è necessario rinunciare a melodie fascinose e coinvolgenti.
I Green Carnation dimostrano ancora una volta di essere un punto di riferimento del prog metal che guarda più al contenuto che all’esibizione virtuosistica, alimentando la voglia e la curiosità di ascoltare quanto prima le altre due parti di cui sicuramente parleremo su Back In Rock.
Da sottolineare che la versione in cd digipack è accompagnata da un contenitore cartonato destinato a contenere tutti e tre i capitoli.

Formazione:
Kjetil Nordhus – voce
Stein Roger Sordal – basso, chitarre e tastiere
Bjorn Harstad – chitarra solista ed effetti
Endre Kirkesola – tastiere, synth, organi ed effetti
Jonathan Alejandro Perez – batteria
Ospiti:
Ingrid Ose – flauto su 2 e 3
Grutle Kjellson – screaming su 4
Henning Seldal – percussioni su 6
Tracce:
- As silence took you
- In your paradise
- Me, my enemy
- The slave that you are
- The shores of melancholia
- Too close to the flame