Chiamatelo supergruppo, progetto o come vi pare, rimane comunque il fatto indiscutibile che “Texas Headhunters” è un album di cui, dopo un paio di ascolti, non potrete più fare a meno.
Basta essere amanti del blues, in questo caso quello proveniente dal Texas, e il gioco è fatto.
Johnny Moeller, Ian Moore e Jesse Dayton hanno unito le forze e dall’Antone’s club di Austin, locale e mecca per tutti i bluesman di quelle parti, partono alla conquista della scena rock blues con questo travolgente esordio.
Il club che fu del guru Clifford Antone e che vide farsi le ossa un giovane Steve Ray Vaughan prima di conquistare il mondo, è anche la casa di questi tre musicisti e compositori, magari poco conosciuti al grande pubblico ma con tanta esperienza e voglia di suonare blues rock sulla scia appunto del compianto chitarrista e leggenda texana e degli immortali ZZ Top, altra ispirazione (almeno nei brani più vicini al rock’n’roll e al roots rock) dei tre.
Il più famoso è senza dubbio Jesse Dayton, collaboratore sia in studio che dal vivo di Samantha Fish ma, a parte il curriculum dei nostri, l’album funziona alla grande con una raccolta di dodici brani per quaranta minuti di irresistibile rock blues made in Texas.
“Texas Headhunters” è un album in cui le chitarre sono le assolute protagoniste, un tellurico esempio di rock di matrice blues senza freni dove ricercare un paio di canzoni che più rappresentano il sound del gruppo rimane un’impresa ardua e inutile, in quanto va senz’altro ascoltato nella sua interezza. Tuttavia un brano come “Maggie Went Back To Mineaola” va ascoltato con la massima priorità.
Dodici capitoli, dodici potenziali hits che vi entreranno nei padiglioni auricolari per soggiornare dentro di voi per tanto, tanto tempo. Bellissimo.
