Un’altra puntata di “layout” ricca ci buona musica italiana, con un’incursione estera con un po’ di Italia in formazione, i greci Braveride!
Braveride “The Great Awakening” (Rockshots Records, 2025)
Quarto album per questa band multinazionale, ma guidata dal chitarrista e compositore unico greco Mario Christakis, di cui ci siamo occupati in occasione del precedente album “… Of Heroes and Innerfire”. Lo stile è immutato, un epic power metal sontuoso e potente, carico di pathos, suonato e prodotto con un’aderenza stilistica che non può che colpire al cuore di chi ama questo tipo di proposta. Un plauso a tutti i musicisti, con una nota di merito ulteriore al cantante Marcello Vieira, un professionista di alto livello, già ascoltato con i più melodici Caught In Action. I dieci brani di “The Great Awakening”, un concept come tutti gli album dei Braveride, sono un concentrato di magniloquenza, tra Virgin Steele, Blind Guardian, Manowar e tutto il mondo che ruota intorno al metal epico, anche se qui in alcuni casi la velocità è un elemento determinante. Personalmente tra le sfuriate di “Twilight” e “Souls Are Marching”, sono rimasto rapito dall’impatto fantasy, con tanto di chitarra acustica, di “The Gate”, un pezzo di quasi otto minuti che disegna atmosfere cadenzate, ad un passo dai Warlord, con dei cori lirici cinematografici e “Delfekor”, degna della colonna sonora di un film fantasy. Chiude l’album la sontuosa “The Final Confrontation”, oltre dieci minuti di maestosità epica. Mentre scriviamo ci arrivano notizie che Christakis ha deciso di ridisegnare la line up, oggi così definita: Marios Christakis: chitarre, orchestrazioni, testi e musica. Wolf De iuliis: basso, Antonis Oldgeorge: batteria e Marcello Vieira: voce. Veedremo come evolverà la situazione, intanto gustatevi questo “The Great Awakening”. (Gianni Della Cioppa)
Eresia “La rabbia, l’odio, la morte” (Autoproduzione, 2025)
A causa di problemi di vario tipo, questo quarto lavoro della storica death metal band veronese ha rischiato di non vedere mai la luce. Fortunatamente la tenacia del batterista Bonfy ha vinto su tutto ed oggi queste nuove cinque tracce, sono a disposizione di tutti coloro che amano il genere e soprattutto stimano l’incredibile trio scaligero che da tre decenni spara cannonate di autentico death metal, tra volume, velocità ed una coerenza rara a trovarsi. Il cd si apre con il recitato della scena centrale del film “La maschera del demonio” del 1960, quando Barbara “Asa la strega” Steele, viene sepolta viva con la maschera del demonio, per poi dipanarsi come un manifesto di potenza. Gli Eresia con la loro rabbia, come da titolo, non risparmiano nessuno e radono al suolo i tentativi di modellare un suono meno nevrotico, che alcune band storiche hanno messo in atto negli ultimi anni. “Silente anelito d’odio”, “Oscuro terrore spirituale”, “Scende il gelo nelle ossa” sono brani killer, che avanzano come bulldozer in corsa, con la voce potente e growl del bassista Max che erutta rabbia e odio, e la chitarra catramata di Abraxas, che asfalta ogni tentativo di melodia. Stupisce, ma non del tutto, la cover martoriata di “Ballo in Fa Diesis Minore (La morte” di Angelo Branduardi, qui sanguinante, tra elettricità e violenza. Stampato in sole 150 copie numerate a mano, “La rabbia…”, dedicato a tutte le anime eretiche, conferma gli Eresia come una delle band più importanti della scena death metal italiana, ma che non teme confronti con l’estero. (Renzo Alfieri)

Frostfall “Inverno” (autoproduzione, 2025)
Band trentina che debutta dopo un breve percorso, si è infatti formata da poco più di un anno, e che mostra il giusto approccio sia musicale che propagandistico. Nonostante le pagine social siano ancora povere di follower, il gruppo ragiona in modo professionale, sia nell’immagine che nel telaio promozionale. Musicalmente si definiscono una sorta di crocevia tra gothic, black, death e thrash, anche se l’impatto è più legato al thrash, con riff pesanti e spezzati, vicini a certi Metallica di mezzo tra il “Black Album” e “Load”. Ci sono passaggi ricchi di atmosfere, penso a “Blackbird Days”, che sembra il punto di incrocio tra Paradise Lost e Sanctuary, con la voce di Manuel Sicchirollo, che sfodera molteplici attitudini e la chitarra di Tachy che sviluppa ottime strategie (solida la sezione ritmica di Daniele Brighenti alla batteria e Daniele Piccoli al basso). Nonostante il quartetto rivendichi un senso di appartenenza con il proprio territorio, tra monti innevati e gelidi inverni, non trovo influenze che possano testimoniare questo legame. Ed è proprio in questa direzione che devono muoversi i Frostfall, ovvero trovare una propria identità e sviluppare un proprio linguaggio, pur mantenendo le caratteristiche dei generi da cui loro stessi ammettono di essere stati influenzati. “Inverno” è un buon inizio, ma dalla tecnica strumentale dei musicisti e dalle idee che hanno in testa, è lecito attendersi di più già dal prossimo album. Comunque è un bell’ascoltare! (Gianni Della Cioppa)

IV Sigillo “Quarto sigillo” (Metal On Metal, 2025)
Non è un debutto come tanti altri, i IV Sigillo nascono sulle fondamenta di band note ed apprezzate nel panorama metal italiano. LA sezione ritmica (Attilio Coldani, batteria e Omar Roncalli, basso e tastiere) è dei grandi Thunderstorm, assoluti dominatori della scena heavy doom internazionale nel primo decennio di questo millennio, il cantante è Emiliano Cioffi, il teatrante ammirato negli storici Epitpah, mentre alla chitarra c’è Dario Vicariotto dei Menace e da poco anche alla corte dei Kryhum, che forse è la vera sorpresa dell’album. Infatti è la sua chitarra a dettare i tempi di un album solido ed ispirato che, pur nei reticolati del doom metal, trova spazi per offrire alcune varianti, che innescano spunti di NWOBHM e heavy prog alla Saracen, che evidenziano una scrittura elaborata, sui cui Emiliano getta in pasto la sua voce drammatica e recitata, originale e funzionale al progetto. I nove brani del disco si fanno ammirare anche per una registrazione e produzione professionale, e un plauso anche alla bella copertina opera di Jowita Kaminska-Peruzzi e all’intero libretto, arricchito da splendide foto dei musicisti. Tutti elementi che contribuiscono ad innalzare il valore di un esordio di valore, con alcuni brani “Satrap Of The Cruel”, “11 Bodies (Mask of Command)” ammantata di riff dal timbro misterioso, fino alla terribile magnificenza della conclusiva “Sub Vesperum”, sorta di variante doom della colonna sonora di “Eyes Wide Shut” del grande Maestro Stanley Kubrick. (Gianni Della Cioppa)
