Onslaught: una forza trainante nel panorama thrash metal britannico sin dagli anni ’80, nota per la sua aggressività inconfondibile e un mix irresistibile di potenza e tecnica. Dopo un periodo di sfide, il chitarrista Nige Rockett ha affrontato una fase di guarigione personale che non ha intaccato la sua passione né la sua creatività.

Ora, con il ritorno di Sy Keeler, voce storica della band, gli Onslaught tornano a splendere con un mix di esperienza e rinnovata energia, pronti a lanciare nuovi progetti e a confermare la loro posizione nel metal mondiale. Abbiamo parlato con Nige per scoprire di più sul loro processo creativo, la loro filosofia musicale e i prossimi passi di questo storico gruppo, con anche qualche nuova scoperta fra le nuove generazioni di musicisti.

L’intervista a Nige degli Onslaught

1. Il ritorno di Sy Keeler è stata una notizia grandiosa e inaspettata. In che modo il suo rientro ha rimodellato le sessioni di composizione della band? Affronti la scrittura dei riff in modo diverso ora che il suo stile vocale è di nuovo in gioco?

Onestamente, non influisce per nulla sulla scrittura delle canzoni. Non ho cambiato il mio approccio alla composizione per ‘Generation Antichrist’ quando Sy non era con noi, quindi le cose seguiranno sicuramente lo stesso processo per gli album futuri. Sy non ha limitazioni nel suo stile vocale, quindi posso scrivere praticamente come mi pare, sapendo che lui interpreterà il tutto alla perfezione..

Onslaught: Sy Keeler

2. L’aggressività caratteristica degli Onslaught nasce da quei riff devastanti. Puoi guidarci attraverso il tuo processo creativo, dalla scintilla iniziale alla struttura finale?

Le cose cambiano per ogni brano. A volte viene prima il riff principale, a volte la parte vocale del ritornello; in ogni caso, possiamo costruire una canzone attorno a ciascuna delle parti. L’unica cosa fissa quando scrivo è che inizio sempre dal ‘titolo’ della canzone. Ne ho bisogno per poter dipingere un quadro prima di iniziare. Un paio di esempi: ‘Strike Fast Strike Hard’ sai che sarà un brano thrash puro, mentre, diciamo, ‘Children of the Sand’ ha un’aura più oscura e pesante. Per me è un modo di lavorare davvero importante..

3. Il tuo sound è immediatamente riconoscibile. Quale gear o trucchi del mestiere in studio sono diventati imprescindibili per ottenere il classico suono di chitarra degli Onslaught?

Grazie… figo… Beh, l’unica cosa che è sempre stata con me fin dai primi giorni sono le mie chitarre Charvel. Ho registrato ogni album con loro dal 1988, sono una parte molto integrante del workflow per me. Credo sinceramente, però, che molto del sound e del vibe venga in realtà dalle mani più che dallo strumento vero e proprio, quindi molto probabilmente una combinazione di entrambi!

4. Dopo decenni sulla scena, qual è un album – metal o meno – che ti ha recentemente sbalordito e perché?

Sono piuttosto old school nella musica che ascolto, quindi tendo a non ascoltare molta musica nuova. Direi che l’ultimo album che ho comprato e che mi ha davvero lasciato di stucco è stato ‘End of Days’ dei Discharge, ed è uscito già da un po’… haha… È l’unico album che hanno pubblicato dopo ‘Hear Nothing See Nothing Say Nothing’ che si sia avvicinato alla ferocia di quel disco.

5. Con la tua posizione saldamente stabilita, come bilanci il rispetto delle radici thrash degli Onslaught con la spinta verso nuovi territori nelle nuove uscite?

Non ci penso davvero troppo, scrivo semplicemente quello che secondo me suona figo, haha. L’unica cosa di cui sono consapevole quando scrivo un nuovo disco è che non suoni per niente come l’uscita precedente. Deve reggersi da solo ed essere migliore del suo predecessore. A volte mi piace andare indietro per andare avanti. Per me ‘Generation Antichrist’ è il nostro miglior album finora, ma in realtà sono tornato agli anni 82/83 e ho usato alcuni riff che avevo di quei tempi e si sono adattati alla perfezione al nuovo materiale. Alla fine sono sempre gli Onslaught, quindi funzionerà sempre!

6. I fan metal oggi vivono online tanto quanto ai live. Come ti relazioni con la comunità digitalmente e che ruolo hanno le webzine in questa connessione?

Sono sui social media ogni giorno a interagire con i fan. È molto importante avere un contatto diretto, dove le persone possono farti domande e ottenere risposte personali immediate. Non mi piace per niente quando le band non interagiscono… Le webzine sono molto fighe e giocano un grosso ruolo nella crescita di una base di fan. Cerchiamo sempre di fare quante più interviste possibile, è il lifeblood della musica metal..

7. Puoi condividere un momento in prova o in tour in cui un’idea spontanea ha completamente capovolto una delle vostre canzoni?

La cosa che mi rimane più vivida nella memoria è quando ho scritto il brano ‘Killing Peace’. Ci eravamo rimessi insieme dopo diversi anni di pausa e stavo facendo fatica a far ripartire la coesione compositiva. Guidando verso casa dopo una prova, una notte, mi è venuta in testa l’idea per il riff principale e ho costruito tutte le restanti parti della canzone da variazioni di quel singolo riff… Una volta completata quella canzone, il resto dell’album è venuto fuori molto facilmente. Avevo solo bisogno di un innesco per trovare la direzione per l’intero album.

8. Gli Onslaught hanno contribuito a definire il movimento thrash UK. Secondo te, cosa rende il thrash britannico distinto dalla sua controparte americana?

È una domanda difficile… Penso che il thrash UK avesse un approccio molto più umoristico rispetto alle band statunitensi. Non includo noi stessi in questo commento, ma diverse band UK hanno seguito quella particolare direzione del thrash metal.

9. La copertina e le immagini sono parte integrante dell’identità degli Onslaught. Quanto sei coinvolto nella direzione visiva e come traduci i temi musicali in imagery?

Prestiamo molta attenzione all’artwork. È il primo punto di contatto del pubblico con la band, sia con il nostro nuovo materiale che con quello vecchio. Abbiamo sempre curato le nostre copertine fin dal primo giorno, con un’unica eccezione: la cover art per “VI”. Penso sia molto importante avere quell’identità che le persone possono associare a ogni uscita; si capisce praticamente subito che sono gli Onslaught quando esce una nuova copertina… Dobbiamo ringraziare Jeff, il nostro bassista, per tutte le nostre grafiche. Fa un lavoro assolutamente incredibile. Certo, è molto più facile quando hai tutti i temi musicali e le informazioni interne a portata di mano, hahaha..

10. Quando collabori con gli altri membri della band, quanto pesa l’apporto di chi tende a spingerti fuori dalla tua comfort zone e cosa hai imparato da ciò?

Nessuno, per niente. Non c’è alcuna “comfort zone” con gli Onslaught. Non c’è nulla che questa band non possa fare musicalmente, forse eccetto il jazz funk, haha! Sappiamo esattamente dove siamo e esattamente cosa serve per realizzare un album figo. Attingiamo tutti dallo stesso calderone perché miriamo tutti allo stesso obiettivo..

11. Ci sono artisti o band emergenti nella scena metal underground che ti entusiasmano o che pensi che più persone dovrebbero ascoltare?

Hmmmmm questa è difficile, perché non ho modo di seguire molte band nuove, eccetto quelle che fanno da guest ai nostri show o festival. Recentemente in Scozia abbiamo avuto una band supporto molto figa chiamata Luxera, sono una giovane cool thrash band.

12. Guardando oltre il prossimo disco, hai qualche progetto dei sogni – che sia un concept album, colonne sonore, o una supergroup – che ti piacerebbe gestire in futuro?

C’è una cosa che mi piacerebbe fare un giorno, non so se sia possibile ma voglio fare la domanda… Penso sarebbe così figo fare una versione metal-rockabilly di “Killing Peace”. Ho una visione molto chiara in testa e sarebbe fantastico lavorare con Brian Setzer degli Stray Cats al progetto. È un chitarrista così grande e, ovviamente, anche un vocalist! Chissà cosa ci riserva il futuro, ma l’idea c’è, di sicuro. Non sono molto per i supergroup, ma una colonna sonora potrebbe essere molto intrigante…