Decima edizione del Porto Antico ProgFest che, nella splendida e suggestiva cornice della Piazza Delle Feste, ancora una volta ha regalato a Genova un’occasione di grande musica.

Come sempre l’organizzazione della Black Widow Records ha richiesto grossi sforzi e, grazie alla loro competenza e alla loro passione, il risultato è stato un evento di grande livello.

Un plauso al service coordinato da Dorian Mino Deminstrel, vocalist (e non solo) della Fungus Family, efficiente nel garantire il supporto tecnico necessario per il sound e per le band.

Il ProgFest è stato dedicato al grande Joe Vescovi, grandissimo tastierista savonese mancato nel 2014, e a Vilma Bonezzi, anima gentile dalla grande passione per la musica, recentemente scomparsa, senza contare il ricordo del mitico Ozzy.

La serata del venerdì, dedicata ai tributi, è stata presentata con la consueta simpatia da Carlo Barbero, mentre quelle di sabato e domenica hanno visto l’accoppiata Linda Dell e Athos Errile condurre le danze e gestire i momenti di stacco tra una band e l’altra, intervistando i protagonisti e anche diversi personaggi che, approfittando della loro presenza, hanno avuto l’occasione di dissertare sui loro progetti appena usciti o prossimi a venire: Freddy Delirio (Delirio And The Phantoms e Death SS), Luca Lucchini (Crimson Dawn, Tony Tears,…), Samael Von Martin (Mater A Clivis Imperat,…), Roberto Gottardi (Runaway Totem),  Diego Banchero (Il Segno Del Comando), Giuseppe Terribile (Cerchio D’Oro),…

Venerdi 1 agosto

Tutto è cominciato nella serata di venerdì primo agosto con il TributeFest che, come di consueto, ha visto esibirsi alcune band tributo a realtà importanti.

L’onere di aprire le danze è toccato ai Lex And The Skinwalkers con la riproposizione di svariati brani del mondo rock blues e, soprattutto, del southern rock, Lynyrd Skynyrd in particolare, ragalando una performance viscerale culminata col finale dell’accoppiata “Simple man” e “Free bird”.

Coraggiosi gli H-ELP nell’interpretare con passione grandi classici degli Emerson Lake And Palmer, ma regalando anche “In the court of Crimson King” ed “Epitaph” dal repertorio dei King Crimson.

Per i Garybaldi Serenade il termine “tribute” sta stretto, dato che sono capitanati da Maurizio Cassinelli, storico drummer (ma non solo) della band di Bambi Fossati, che, insieme a ottimi musicisti, ha proposto svariati brani scritti dal grande artista genovese, anticipando l’imminente uscita per la Black Widow Records di “…Il Castello Tira Sassi…” album comprendente materiale inedito.

Il finale di serata è affidato a La Villa Strangiato, tribute band ufficiale dei Rush, nata in Italia da Gabriele Bibbi Ferrari (voce, basso e synth) che da un po’ di tempo si avvale di due ottimi musicisti inglesi, Dave Mackintosh (batteria), già con i Dragonforce, e Neil M Smith (chitarra), con i quali ha presentato una setlist impeccabile che ha suscitato l’entusiasmo dei presenti, estasiati da tanta verve e perizia, lenendo un poco la nostalgia per Geddy Lee e soci.

Sabato 2 agosto

La prima serata del ProgFest è stata aperta dagli Arpia che si sono esibiti celebrando il quarantennale dalla fondazione; la band romana, fautrice di un progressive metal molto originale e corredato da testi impegnati, ha offerto un’ottima prestazione con la band storica composta da Leonardo Bonetti (basso, chitarra acustica e voce), Fabio Brait (chitarre) e Aldo Orazi (batteria), cui si è aggiunta, in diversi brani, la voce della bravissima e bellissima Velentina Citti che ha corredato i brani di enfasi e classe; da ricordare il pezzo di apertura, “La ragazza Carla”, tratto da “Liberazione”, con cui hanno ricordato l’anniversario della strage neofascista del 2 agosto 1980 alla  Stazione di Bologna, e l’acustica “Nessuno muore mai”, contenuta in “Racconto D’Inverno”, rappresentazione in musica di un libro dello stesso Bonetti; davvero un’ottima esibizione che ha rivangato i miei ricordi di quando negli anni ‘80 comprai una loro demo su audiocassetta.

Arpia

Per la prima volta dal vivo a Genova, nonostante la lunga militanza nelle file della Black Widow Records, ecco i napoletani Presence, anch’essi fautori di un prog metal dai connotati peculiari, frutto del mix tra una sezione ritmica precisa e potente, perfetta per sorreggere le scorribande delle tastiere di Enrico Iglio e quelle della solista di Sergio Casamassima, mentre l’estensione e la classe di Sophya Baccini regalano momenti di grande pathos; la scaletta ha scorrazzato lungo la loro discografia, compresi una parte dell’omaggio a Verdi tratto da “Black Opera”, la title track del primo minilp “The Shadowing” e una sentita rivisitazione di “Kashmir”, oltre un breve accenno al brano “Diary of a madman” per ricordare il principe delle tenebre; Sophya e Sergio non si sono fatti mancare nemmeno una sortita tra il pubblico.

Presence

La dedica dell’evento a Joe Vescovi non è casuale, dato che la sua anima è presente al ProgFest in doppia veste, di cui la prima attraverso l’incarnazione di The Trip guidata da Pino Sinnone, storico batterista del periodo fino a “Caronte”, che ne rappresenta l’anima più psych, presentandosi con una formazione molto interessante, costituita, oltre che dal drummer, da Andrea Ranfa (voce), Adriano Arena (chitarra), Ivano Fusco (tastiere) e Leonardo Bruzza (basso e cori); quest’ultimo, insieme al vocalist, ha garantito uno show nello show, mentre la band eseguiva, l’intero capolavoro “Caronte”, “Pietra colorata” dall’esordio omonimo e “Fantasia” dal primo 7”, oltre a due brani tratti da “Now The Time Has Come” uscito nel 2020, compreso “Il mio capitano” che sull’album è cantata da Nico De Palo (New Trolls), senza dimenticare la dedica a Ozzy tramite due citazioni inserite nel contesto, “Mr. Crowley” e “Believe in yourself”.

Pino Sinnone’s The Trip

L’ultimo gruppo della serata ha permesso al pubblico di godere di quel mix tra prog e dark sound che ha reso famosa la musica rock italiana dei ‘70 e di cui è stato uno dei massimi esponenti: i Goblin… qui nella versione Maurizio Guarini Walter Martino Goblin, entrambi membri storici, il primo a cesellare quelle melodie che hanno fatto tremare più generazioni in coabitazione con il chitarrista Giacomo Anselmi, il secondo che con l’aggiunta del basso di Roberto Fasciani ha costituito una sezione ritmica di altissimo livello, fondamentale per garantire quelle dinamiche cinematografiche che li hanno resi famosi; una scaletta ricca che ha spaziato in lungo e in largo nella loro discografia, regalando gemme come “Dawn of the dead”, “Zombi”, “Non ho sonno”, “Roller”, Tenebre”, “Buio omega”, “Profondo rosso”,… e tante altre, lasciando un pubblico appagato ed entusiasta.

Maurizio Guarini Walter Martino Goblin

Domenica 3 agosto

Ai toscani Aliante e al loro progressive strumentale il compito di aprire la seconda serata del ProgFest, eseguendo interamente il loro ultimo album costituito da un’unica suite, “Anime invisibili”, suddivisa in quattro parti: “Sopravvissuti”, “L’eco delle onde”, “Orange blue 7” e “Nuit dans le desert”; ottima esibizione che ha messo in mostra la perizia tecnica della band con splendidi fraseggi tra chitarra e tastiere (Davide Capitano e Michele Lenzi), spunti di flauto (ancora Michele Lenzi) e una sezione ritmica energica e al contempo raffinata (Alfonso Capasso al basso e Jacopo Giusti dietro le pelli); bravi, da seguire con attenzione.

Aliante

Memori dello show dello scorso anno che suscitò grandi consensi, ecco nuovamente quell’entità folle a nome Gotho, un duo di pezzi grossi, Fabio Cuomo e Andrea Peracchia, il primo alle tastiere e synth, seppur noto per essere il batterista dei Malombra, il secondo alla batteria (con trombata annessa… nel senso che suona anche la tromba, che avevate capito?); il loro mix di prog, psych, space, metal, kraut,… si traduce in un contesto musicale fuori dagli schemi e dai sentieri più battuti, rappresentando dal vivo l’intero nuovo e secondo album “Gothron Vaersus Fartark”, un concept in cui la lotta tra i due robot del titolo rappresenta quella sempre viva tra il bene e il male che, con la potenza e la simpatia di questi ragazzi, non potrà che essere vinta dal primo.

Gotho

Dopo due esperienze profondamente diverse tra loro, ma entrambe strumentali, ecco arrivare la terza band in programma, L’Uovo Di Colombo, autrice dell’album omonimo pubblicato nel 1973, opera da culto del progressive italiano; qui la band è guidata da Elio Volpini alla chitarra, unico membro della formazione storica, con Piero Fortezza alla batteria, Sabrina Scriva al basso e Stefano Vicarelli alle tastiere, senza contare la presenza straordinaria alla voce di Luciano Regoli, famoso per essere il vocalist della Raccomandata Ricevuta Di Ritorno; un set che ha alternato brani estrapolati da “Schiavi Nel Tempo” (2024), dall’omonimo del 1973, tra cui “Vox dei”, “Io”, “Visione della morte”,…, ma anche un inedito, “Looking inside”, scritto appositamente per l’occasione, “Barbarian serenade”, proveniente dal repertorio degli Etna, e “Amazzone a piedi” contenuta in quel grande album che è ‘Uomini E Topi” dei Flea; tutto sotto l’egida di un progressive strumentalmente impeccabile e impreziosito dall’inossidabile voce di Regoli che dimostra brillantemente il suo essere artista a trecentosessanta gradi.

La chiusura del festival spetta a Furio Chirico’s The Trip; il batterista torinese si presenta insieme ai suoi compagni di viaggio Giuseppe Lanari (basso e voce), Paolo Silver Silvestri (Hammond e synth) e Marco Rostagno (chitarra), con una performance partita da brani dell’ultimo album del 2022, “Equinox”, esternando la verve progressiva che caratterizzò il suono The Trip dopo la sua entrata con il capolavoro “Atlantide”, qui proposto per intero, e il bellissimo “Time Of Change”, da cui viene tratta “Corale”; la band è estremamente rodata e permette a Furio di esprimersi in tutta la sua potenza e talento, senza contare la meraviglia di poter godere di un vero organo Hammond suonato con la consueta maestria da Paolo Silvestri; c’e spazio ancora per un’ottima versione di Mr. Crowley, omaggiando l’Ozzy solista più prog, e il finale di “Caronte” a celebrare quello che fu il brano di passaggio dalla prima alla seconda era dei The Trip.

Furio Chirico’s The Trip

Grazie Black Widow Records per aver creato i presupposti per un evento speciale, grazie alla Porto Antico di Genova per aver messo a disposizione un’area fantastica e suggestiva, grazie a tutto il service per il lavoro svolto, grazie a tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita, grazie ai musicisti che hanno suonato e a quelli che sono stati presenti per assistere, grazie al pubblico e, infine, un grazie particolare a Joe Vescovi e Vilma Bonezzi, insieme al neo arrivato Ozzy, che hanno dato un ulteriore tocco di magia al tutto.

Un abbraccio a Enrico con l’augurio di rimettersi presto.

Le foto pubblicate sono di Ago Sauro che ce ne ha concesso l’utilizzo.