Peter Murphy, voce dei seminali Bauhaus, è stato uno dei protagonisti della scena darkwave nata col post punk di fine anni ‘70 e poi esplosa negli anni ‘80.

Terminato il percorso con la band di “In The Flat Field” e chiusa la breve parentesi Delis Car, insieme a Mick Karn dei Japan, Peter ha intrapreso una carriera solista foriera di una dozzina di album, sempre di buon livello, oltre che di una manciata di live tra cui spicca “Peter Live Volume One Covers” in cui interpreta magistralmente capolavori altrui.

Il nuovo lavoro “Silver Shade” va a colmare un’assenza in studio che si protraeva da oltre dieci anni, ma direi che ne è valsa la pena, trovandomi di fronte a un’opera che non mi creerà alcun ripensamento quando la inserirò senza alcun dubbio nella top 25 di quest’anno.

L’ambizione dell’album si evidenzia non solo per la qualità dei brani, ma anche per la presenza di alcuni ospiti di altissimo livello.

La partenza è all’insegna di ritmiche elettroniche: ecco quindi la robotica “Swoon” e la pulsante “Hot roy”, entrambe splendide, con Peter affiancato dietro il microfono da Trent Reznor dei Nine Inch Nails; seguono “Sherpa”, brano impreziosito da linee vocali entusiasmanti, e la title track da cui emerge maggiormente l’anima dark, ma è un’oscurità che ha bisogno di luce garantita da un coro maestoso, in cui compare ancora Trent, e da melodie azzeccate.

Coerente con il suo titolo, “The artroom wonder”, si presenta come un dipinto musicale ricco e sfaccettato, da cui emerge il lato sciamanico di Murphy unito a escursioni orchestrali che avvolgono anche l’andamento marziale di “The meaning of my life” con il violino magico di Emilio DiZefalo.

“Xavier new boy” alterna momenti palesemente intimi a esplosioni maestose, mentre la successiva “Cochita is lame” è più ipnotica e ha alcuni inserti dal sapore industrial alla Killing Joke.

Su tutto l’album aleggia il fantasma di Bowie, anche in “Soothsayer” che si presenta come un hard rock roccioso ed enfatico che ricorda i Tin Machine del Duca Bianco.

La chiusura dell’album è affidata a tre ballads: “Time waits” col suo fascino orientale e il suo graduale crescendo che le dona maggior corposità nel finale; “The sailmaker’s charm”, decadente, epica e fascinosa come il suo titolo; infine, “Let the flowers grow”, scritta e interpretata insieme al mitico Boy George, con melodie romantiche e un refrain ammaliante.

Si chiude un lavoro ispirato, commovente, perfettamente interpretato da un artista dalla classe infinita, coadiuvato da musicisti di grande livello tra cui, oltre agli ospiti già citati, i fedelissimi Youth, Eddie Banda e Michael Rengall, senza dimenticare che in cinque brani il basso è suonato da Justin Chancellor dei grandi Tool.

Band:

Peter Murphy – voce

Trent Reznor – seconda voce su 1, 2, 4

Youth – chitarra e basso su 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12

Eddie Banda – batteria, synth e programming su 1, 2, 3, 4, 5, 7, 8, 9, 10, 11, 12

Michael Rendall – synth, tastiere e programming su 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12

Danny Carey – batteria e percussioni su 5, 6

Justin Chancellor – basso su 5, 6, 7, 8, 11

Emilio DiZefalo – violino su 6

Amir John Haddad – chitarra acustica, oud e bouzouki su 7, 10, 11, 12

Boy George – voce su 12

Tracklist:

  1. Swoon
  2. Hot roy
  3. Sherpa
  4. Silver shade
  5. The artroom wonder
  6. The meaning of my life
  7. Xavier new boy
  8. Cochita is lame
  9. Soothsayer
  10. Time waits
  11. The sailmaker’s charm
  12. Let the flowers grow