…e in origine furono i Norrsken di Örebro (Svezia), gruppo di musicisti che nella seconda metà dei ‘90 registrarono un paio di demo e un 7” nel 1999, oltre che “Pilot”, brano inserito dagli amici della Black Widow Records in “Blue Explosion (A Tribute To Blue Cheer)” dello stesso anno.

Mentre alcuni membri della formazione andranno a finire nelle fila di Graveyard e Dead Man, Magnus Pelander, cantante e chitarrista, nel 2000 fonda gli Witchcraft, diventandone leader e principale compositore.

L’intento dell’artista è quello di incarnare lo spirito dei succitati Blue Cheer, di Roky Erickson e i suoi The 13th Floor Elevators e di Bobby Liebling dei Pentragram, senza dimenticare i Black Sabbath; quindi, hard rock intriso di psichedelia, blues, doom, ma anche intuizioni folk che riportano alla mente l’underground inglese di fine ‘60 e inizio ‘70.

Tutto ciò si nota già dalla prima pubblicazione, un 7” del 2002 intitolato “No Angel Or Demon”, edito per la Primitive Art Records.

Lee Dorrian dei Cathedral li nota e li scrittura per la sua etichetta Rise Above Records, per la quale pubblicano “Witchcraft” (2004), “Firewood” (2005) e “The Alchemist” (2007).

Dopo qualche anno vengono ingaggiati dalla Nuclear Blast, con cui incidono “Legend” (2012), il loro album più prog “Nucleus” (2015), e quello più controverso “Black Metal” (2020), dove Magnus, a discapito del titolo inquietante, palesa la sua esigenza di esprimersi interamente in acustico, facendo una scelta rispettabile, ma che spiazza i fan, peraltro, non riuscendo a ripetere la magia dei suoi album solisti “A Sinner’s Child” (2010) e “Time” (2016).

A distanza di cinque anni ecco arrivare “Idag”, per la nostrana Heavy Psych Sounds, nuova fatica con cui gli Witchcraft ci manifestano “oggi” (traduzione in Italiano del titolo in Svedese) il ritorno alle loro radici, senza però abbandonare la vena bucolica del lavoro più recente.

Se già l’epica copertina di David Bååth fa presagire ciò, i primi tre brani fugano ogni dubbio.

Riff grassi e sporchi, ma sempre alla ricerca di un’idea melodica, danno il via agli otto minuti della title track, in cui il doom psichedelico di scuola settantiana si sviluppa inesorabile, arricchito da cambi di tempo e un crescendo finale.

Lo spirito dei Black Sabbath, periodo Ozzy, si palesa con “Drömmar av is”, dove emergono il timbro vocale in stile Madman di Magnus e un riff talmente azzeccato da costituire l’elemento portante del brano.

Anche “Drömmen om död och förrutnelse” si esprime in lingua doomy, in questo caso abbracciandone l’accezione più epica e ossianica.

È il momento di far riposare il distorsore e “Om du vill” opta per sentieri sognanti, dove l’elettrica dispensa feeling dall’afflato blues.

La quiete prosegue con la breve “Gläntan” e il suo arpeggio acustico, anticipando “Burning cross” che riprende energia e riesce a creare un perfetto equilibrio tra le atmosfere lisergiche e i riff potenti e acidi di scuola Pentagram e The Obsessed.

Roky Erickson e company aleggiano su “Irreligious flamboyant flame” che si impone con la sua psichedelia acida e variegata.

Aldilà del titolo “festoso”, “Christmas” è un brano acustico, ma al contempo molto underground, suscitando rimandi al periodo inglese succitato, in particolare Edgar Broughton Band e Comus.

Il cammino verso la conclusione prevede l’incedere lento e tenebroso del doom di “Spirit”, con i suoi bassi giri e la voce suadente e cantilenante.

Ottimo ritorno per gli Witchcraft che dimostrano come il sacro fuoco dei seventies arda ancora nelle loro vene.

Band:

Magnus Pelander – voce e chitarra

Pär Hjulström – batteria

Philip Pilossian – basso

Guests:

Björn Ekholm Eriksson – synth su 1

Tracklist:

  1. Idag
  2. Drömmar av is
  3. Drömmen om död och förrutnelse
  4. Om du vill
  5. Gläntan (längtan)
  6. Burning cross
  7. Irreligious flamboyant flame
  8. Christmas
  9. Spirit
  10. Om du vill (slight return)