Back In Rock aveva il dovere di trattare le diverse storie che convergono in questo articolo.
Partiamo da quella che riguarda il protagonista: Julian Jay Savarin. Nasce nel 1950 in Dominica, isola delle Antille posta tra la Martinica e la Guadalupa. Nel 1962 si trasferisce con la famiglia a Londra, dove negli anni successivi paleserà le sue poliedriche doti artistiche come scrittore e musicista, due aspetti che saranno interconnessi tra loro. Una delle sue opere letterarie più importanti e famose è la trilogia “Lemmus: A Time Odyssey”, la cui storia fantascientifica si sviluppa attraverso tre libri usciti tra il 1972 e il 1977.
Dal punto di vista musicale, Julian, organista e tastierista talentuoso, compone due album che vanno annoverati tra i capolavori del progressive inglese, quindi mondiale; entrambi concept basati sulle narrazioni della trilogia di cui sopra.
Il primo, “A Time Before This”, esce nel 1970, sotto il moniker Julian’s Treatment, ed è un masterpiece, dove il tema spaziale dei contenuti testuali è sorretto da un progressive a trazione tastieristica, in cui si fondono spunti di musica classica, psichedelia e anche folk, con una band di prim’ordine costituita dalla splendida voce dell’australiana Cathy Pruden, dalla chitarra di Del Watkins che lascia il segno con interventi ispiratissimi, e dalla sezione ritmica di Jack Drummond alla batteria e John Dover al basso.
Dopo una pausa di un paio d’anni dovuta a problemi economici, nel 1972 è la volta di “Waiters On The Dance”, stesso titolo del primo capitolo della trilogia, che esce a nome di Julian Jay Savarin con una formazione rinnovata negli elementi, tranne il bassista Dover, ma non nella qualità, tanto che ci ritroviamo di nuovo davanti a un must di livello assoluto.
Nelle file della band troviamo Lady Jo Meek (Anna Meek), straordinaria vocalist dei grandissimi Catapilla, autori di due perle nei primi ‘70, con un timbro vocale simile a quello della Pruden, seppur più cristallino, tanto da ricordarmi il talento della nostrana Silvana Aliotta dei meravigliosi Circus 2000; gli altri membri sono Nigel Jenkins (chitarra) e Roger Odell (batteria).
Il sound riparte dal lavoro precedente, ma descrive ambientazioni meno cupe, benché ugualmente eccezionali e affascinanti.
Entrambi gli album sono rarissimi nelle versioni originali in lp, ma sono stati più volte ristampati sia in vinile sia in cd, in Giappone, Spagna e Italia (Akarma).
Ad inizio articolo parlavo di più storie e qui ne entra in ballo una che trova il suo fondamento nel mistero e nella passione.
Dopo l’uscita di “Waiters On The Dance”, Savarin sparisce dal rock business, ma non prima di aver composto e registrato quello che avrebbe dovuto essere il terzo capitolo musicale con riferimento alla trilogia letteraria.
L’album, “Beyond The Outer Mirr”, rimarrà per tanti anni un “mistero”… un Sacro Graal del prog, ma qui entra in gioco la “passione”, quella che, insieme al suo talento di artista, costituisce una delle più grandi qualità di Lee Dorrian, noto per essere il leader dei doomsters anglosassoni Cathedral, ma anche per guidare da anni la Rise Above Records, etichetta inglese attiva sia nel pubblicare album di gruppi attuali sia nel dare luce a tesori nascosti del passato, ed è proprio in questo secondo ambito che vengono messi in atto tutti gli sforzi necessari a permettere finalmente la pubblicazione di questo lavoro rimasto nascosto per tanto… troppo tempo.
Finalmente, quindi, viene resa giustizia a un lavoro che non meritava di rimanere nell’oblio e che dimostra quanto ancora la verve compositiva di Julian Jay Savarin fosse ispirata all’epoca in cui lo stesso fu creato.
“Age beyond” e la successiva “Worlds of the router rim” aprono l’album optando per melodie psych facili e al contempo accattivanti, mettendo in evidenza le qualità vocali di Lady Jo Meek e una chitarra ispirata, nonché il tappeto di hammond nella prima e un basso pulsante nella seconda.
L’indole progressiva emerge con “Tell me”, dove un arpeggio delicato e onirico anticipa un crescendo che vede l’organo diventare protagonista, senza però togliere spazio alle liriche della Meek.
Atmosfere sognanti caratterizzano anche “Broken dreams”, ma il brano è pregno di un’aura silvestre che esalta ancor più le suadenti linee vocali, mentre una solista ricca di gusto spunta improvvisa dal sottobosco.
Un’intro tribale presenta “Third from the sun”, per poi lasciare spazio a una psichedelia oscura e, quindi, aprirsi ad ammalianti melodie lisergiche.
Gli oltre sette minuti di “I am you” giocano sull’alternanza tra archi acidissimi e le pennellate della Meek che sembra un mix tra Joan Baez e Grace Slick.
L’apoteosi si ha con la suite conclusiva “Kizeesh”, un caleidoscopio sonoro in cui sfavillano passaggi di archi, cambi di tempo continui, chitarre hard, le svisate di Savarin e ancora la bellezza incommensurabile della voce che qui ricorda cerimoniere occulte come Jinx dei Coven.
Ecco quindi che il “mistero” è stato svelato grazie alla “passione” di Lee Dorrian e dei suoi ragazzi, permettendo di goderci un gioiello che non poteva andare perduto.

Band:
Julian Jay Savarin – organo, piano e tastiere
Lady Jo Meek – voce
John Dover – basso
Tracklist:
- Age beyond
- Worlds of the outer rim
- Tell me
- Broken dreams
- Third from the sun
- I am you
- Kizeesh