Lord Goblin: dalla Sardegna al Regno Unito, esponenti deluxe del metallo epico, dopo anni di gavetta sono giunti alla pubblicazione del loro primo album omonimo che sta riscuotendo ottimi consensi e di cui abbiamo parlato qualche settimana fa (leggi la recensione qui).

Abbiamo avuto l’opportunità di fare una chiacchierata con Marco Piu, alias Lord Goblin, voce e leader della band, ecco cosa ne è venuto fuori.

Partiamo dalle origini, la splendida Sardegna. Com’è nata la vostra passione per la musica, come si è evoluta e quali sono state le principali difficoltà che avete riscontrato nel farla e proporla nella vostra terra.

Ciao Luca! Posso parlare per me personalmente. La passione per la musica credo sia un qualcosa di naturale, quella per il metal, invece, dipende da vari fattori, tra i quali: venire a contatto con un album come “Master Of Reality” dei Black Sabbath in giovanissima età; guardare film epici degli anni ‘50 e ‘60, fino al mio preferito, “Conan Il Barbaro” (1982). Sono esperienze formative, che mi hanno modellato e reso un effettivo prodotto dell’heavy metal.

Per quanto riguarda la nostra musica, nello specifico come Lord Goblin, non era un qualcosa di riproducibile nel periodo 2007-2013, prima della partenza per il Regno Unito. La band non era al completo e c’erano molti esperimenti a livello compositivo. Ero anche molto concentrato sui Red Warlock prima e i Negacy dopo. Se aggiungi che la mia situazione lavorativa era piuttosto precaria, da qui il principale motivo per cui sono emigrato, è facile capire come questo progetto sia effettivamente nato in U.K..

Avete scelto di esprimervi nel versante epico del metal. Da dove viene questa propensione?

Sono un grande amante di film epici e fantasy come “Conan Il Barbaro”, “Il Signore Degli Anelli”, ma anche di fantascienza. Quando ero molto piccolo, ho trovato in band come Manowar e Blind Guardian la perfetta rappresentazione dei miei gusti in quanto a temi trattati, arrangiamenti e atmosfera. Ho poi espanso la mia ricerca, sempre guidato dalla stessa “sete”, a generi come il black metal, che considero estremamente epico, allo stesso tempo capendo/assimilando molte altre sfaccettature e sfumature durante il mio percorso. Ad esempio, andando indietro nel tempo, ho scoperto band come gli Uriah Heep, i quali mi hanno anche introdotto al progressive rock …
Ma l’ossatura rimane quella: la voglia di evocare concetti tipicamente epici e rappresentarli al meglio con la musica e i testi. È un territorio per me molto comune e familiare.

Nelle note biografiche che mi avete inviato per la recensione di cui sopra, avete citato nomi come Immortal, Doomsword, Primordial e Darkthrone, oltre al black metal old school e all’epic metal; personalmente, salvo che per le ritmiche vicine a un’idea più moderna e estrema, trovo molta propensione verso i classici del genere oltre che per i Bathory di “Twilight Of The Gods”. Mi date una vostra versione?

È una questione di punti di vista. Noi cerchiamo di incorporare le nostre influenze in un contesto, una proposta, che noi definiamo originale. Il fatto che tu ci veda più classici del genere è probabilmente rafforzato dai tuoi gusti musicali o da ciò che ti colpisce di più in suddetti generi. Un pezzo come “Northern skyline”, scritto da Andy che ha un approccio molto più classico del mio, suona molto “moderno” a tratti, ma secondo me c’è tantissimo degli Immortal. Penso che comunque siano tutti gusti, impressioni dell’ascoltatore. Ora stiamo scrivendo e completando il materiale per i prossimi due album, e ci sono molte novità in relazione al bilanciamento di queste influenze. Tra l’altro son sempre più convinto che noi stiamo trovando il nostro sound. È ovvio e comprensibile che l’ascoltatore cerchi di trovare collegamenti con band/generi esistenti. Spero che un giorno si possa dire che esiste un sound alla Lord Goblin.

Perché avete scelto Lord Goblin come nome della band e del frontman?

Lord Goblin è il mio nickname. Prima di Facebook, c’era un social network chiamato MySpace. Prima ancora, c’erano forum sparsi in tutto il web (molti dei quali ancora attivi). Avevamo un forum chiamato Music Madness in Sardegna, dove usavo il nickname Lord Goblin. L’ho scelto per il mio amore per Dungeons & Dragons, dove i Goblin sono molto popolari. Aggiungere “Lord” era un modo per fare l’arrogante nel forum, ma ero comunque un Goblin molto facile da sconfiggere! Ci insultavamo e scherzavamo continuamente. La Sardegna era ricchissima di talenti al tempo, era un bell’ambiente.

Ho deciso di usare quel nome per questo piccolo progetto nel 2007, dopo essermi separato dai Red Warlock la prima volta, proprio come R.J. Dio decise di usare il suo nome dopo aver lasciato i Black Sabbath.

Avete deciso di trasferirvi nel Regno Unito, cosa vi ha spinto a questa scelta? Dal punto di vista musicale che cosa vi ha portato?

Lord Goblin in realtà non ha pubblicato nulla fino al trasferimento nel Regno Unito. Questo perché la mia vita in Italia era piuttosto difficile; lavoravo, e anche tanto, ma la maggior parte delle volte non venivo pagato, fino a quando ho deciso di andarmene e usare le mie competenze altrove. Ho anche una famiglia, quindi puoi immaginare quanto possa essere stata dura.
Trasferirmi è stata la mia migliore decisione di sempre, anche perché amo profondamente l’Inghilterra e il Regno Unito. La stabilità che ho trovato qui mi ha permesso di dedicare tempo anche alla musica, portandomi finalmente a pubblicare qualcosa per Lord Goblin.
Andy era in U.K. prima di me, ma è ritornato in Italia dopo alcuni anni. Ora è di nuovo qua con me e questo ha portato evidenti benefici al progetto.

L’album è uscito per la No Remorse Records, etichetta greca, terra storicamente (non poteva essere altrimenti) incline ai suoni epici. Com’è nato il contatto con loro?

Sono orgoglioso di dire, perché non è una cosa comune, che No Remorse Records e altre due etichette ci hanno cercato con proposte interessanti, senza che noi le avessimo mai inseguite.

Non abbiamo mai cercato una casa discografica ed eravamo convinti di pubblicare la nostra musica digitalmente.
Ciò che è successo è davvero il risultato del fatto che la nostra proposta è stata semplicemente ascoltata, è piaciuta alle persone e anche alle etichette che ci hanno chiesto di pubblicare la nostra ultima uscita, “Lord Goblin”, in formato fisico. No Remorse Records si è dimostrata quella più diretta, onesta e valida, quindi non abbiamo esitato e abbiamo deciso di sceglierli. Abbiamo anche un accordo per il prossimo album e ne siamo molto felici.

In qualche momento si notano elementi vicini al doom. È casuale? Se no, pensi che questa inclinazione potrebbe aumentare in futuro?

Assolutamente! Io adoro il doom, specialmente il proto-doom, tutto quel filone ispirato da album come “Master Of Reality” dei Black Sabbath, ma anche “Volume IV”. Seguo molto band come Jex Thoth e Blood Ceremony, ma, ovviamente, non mi faccio mancare Candlemass, Krux e a volte anche proposte più estreme come gli Esoteric. Senza parlare degli Sleep! Wow!
Nei Lord Goblin tuttavia, almeno per il momento, sento il bisogno di rappresentare altro e di preferire la velocità e l’intensità.

Nei vostri brani è presente un suono vintage di tastiere e, inoltre, siete alla ricerca di un organista. Da dove nasce questa esigenza compositiva?

Nasce dall’amore verso uno strumento come l’Hammond che, secondo me, è favoloso per quello che stiamo facendo. Voglio riuscire a portare la stessa intensità di “Shadows of grief” e “Look at yourself” degli Uriah Heep alla fredda velocità di un pezzo come “Withstand the fall of time” degli Immortal, passando da “The power of thy sword” dei Manowar. L’Hammond distorto e ruggente è uno strumento unico, capace di dare molta più profondità di ogni altro, dopo la chitarra. La scelta era quella di avere due chitarristi, diventando molto più canonici, oppure rischiare la carta organo. Abbiamo scelto la seconda opzione.

Al momento la band è costituita da tre persone, tutte italiane, ma mi è parso di capire che vi siete “incontrati” musicalmente in U.K.. Com’è nato questo incontro?

Conosco Andy da piu’ di 20 anni e abbiamo suonato insieme in diverse band in Italia, mentre Flavio (Athanor F.D.H., batterista) non e’ stato ancora in U.K. (probabilmente lo vedremo presto!), ma anche lui lo conosco da tantissimi anni. Ho il piacere e l’onore di averlo con noi nei Lord Goblin e spero sia con noi per tutta durata di questa band, indipendentemente da dove stia. Troveremo sempre un modo di suonare insieme.

Com’è la situazione della vostra attività live? Ci sarà l’opportunità di vedere una vostra esibizione in Italia?

Appena completeremo la line up sicuramente inizieremo ad accettare inviti ovunque ci saranno le giuste opportunità. Intanto stiamo per annunciare il bassista.

Nella vostra discografia ci sono un singolo e un ep usciti solo in formato digitale, pensate che potranno essere riproposti in formato fisico (cd o lp)?

Penso proprio di sì, ci stavo già pensando. Se non lo farà un’etichetta, sicuramente ce ne occuperemo noi. Non amo fare stock, quindi un buon servizio print-on-demand sarebbe favoloso.

Un vostro pensiero sulla scena metal italiana. Quali sono le band del presente e del passato che più vi piacciono, in particolare quelle vicine al vostro genere?

Non sono molto attento alla scena italiana, ma sono sempre rimasto molto colpito da molte band viste dal vivo in Sardegna. Non so come sia la situazione adesso, ma, fino a dieci anni fa, la quantità di talenti era impressionante. Gruppi come Egomass, Alkoholizer, Holy Martyr, Verbo Nero, Solid Vision, Deathcrush, Screaming Shadows (dove ho conosciuto Andy) erano veramente incredibili. I Deathcrush sono fortissimi tutt’ora. Al di là della Sardegna, un nome su tutti echeggia prepotentemente nella mia mente: Spite Extreme Wing.
Ovviamente i Doomsword che, specialmente con “Resound The Horn”, sono stati un’incredibile sorpresa per me.

C’è una domanda che avresti voluto ricevere? Se sì, qual è la risposta che vorresti dare?

No, penso che tutte le tue domande siano state esaurienti e perfette. Grazie mille Luca! Grande!