Gli incendi di Los Angeles hanno lambito il teatro all’aperto più famoso del mondo, dove i Beatles e i Doors incisero i loro live più celebri!
Quando le immagini e le notizie dagli incendi di Los Angeles comunicarono che le fiamme stavano raggiungendo l’Hollywood Bowl, penso che a molti vecchi rockers sia venuto un tuffo al cuore. Los Angeles conta diversi altri palchi famosi, dal Troubadour al Whisky a Go Go, che in quei giorni dovettero annullare i loro programmi ed evacuare per ragioni di sicurezza. Ma il Bowl rischiò davvero di finire in cenere, evento per fortuna scongiurato.
Per tanti di noi l’Hollywood Bowl è, ci scommetto, legato all’unica testimonianza live dei Beatles, che tale rimase per decenni. O per il concerto dei Doors del 1968, anche questo pubblicato e considerato uno dei migliori della band di Jim Morrison.
Ma l’Hollywood Bowl è molto di più.

Arte sulle Hollywood Hills
Considerato una delle dieci migliori location per concerti d’America e inserito nel registro nazionale dei luoghi storici dal 2023, è probabilmente il teatro all’aperto più famoso del mondo e ha una storia lunghissima, che nasce nel 1916. In quella data si svolse una incredibile performance artistica sulle Hollywood Hills, organizzata dalla Theosophical Society per celebrare i trecento anni dalla morte di Shaklespeare, che coinvolse 5mila fra attori, musicisti, ballerini e l’intero corpo studentesco dei licei di Hollywood e Fairfax. Tutto si svolse all’aperto, in una radura sovrastata da una specie di anfiteatro naturale nel Beachwood Canyon. Il successo di quell’evento convinse molti a ricercare un luogo permanente per le esibizioni all’aperto, che dopo vari tentativi fu trovato nel Bolton Canyon, sempre sulle Hollywood Hills. Un luogo già noto e chiamato Daisy Dell, nome che resterà legato alla location anche in futuro. Nel giugno del 1922 venne inaugurata la prima stagione ufficiale dell’Hollywood Bowl, con una anteprima in cui venne rappresentata la Carmen di Bizet, seguita dal primo concerto ufficiale della stagione, a cura della Los Angeles Philarmonic diretta da Alfred Hertz.

Le prime sedute erano realizzate con semplici panchine di legno, per sole 150 persone. Oggi la location ha 17500 posti a sedere ma trattandosi di un’arena naturale, già nei suoi primi anni di vita arrivò a ospitare fino a 27mila persone. Da quel momento in poi il teatro cominciò a crescere rapidamente: nel 1926 comparve la prima copertura realizzata per coprire il palco e nel 1929 venne realizzata la prima “conchiglia”, cupola a sezioni concentriche da 55 tonnellate realizzata dalla Allied Architets, La conchiglia diventerà il simbolo universale dell’Hollywood Bowl e tutti noi l’abbiamo vista in qualche concerto o in qualche film. Rimase la stessa fino al 1980, quando l’architetto Frank Gehry modificò l’acustica, sostituendo il sistema a tubi con una serie di sfere in fibra di vetro; poi nel 2000 venne rivista anche la struttura stessa della conchiglia, migliorandone ancora la resa sonora e le comodità per attori e musicisti.
Arrivano il jazz e il rock
Fino alla fine degli anni ’30 il Bowl si dedicò alla musica classica e al teatro. Nel 1939 fece la sua prima comparsa il jazz, con l’orchestra di Benny Goodman. Dagli anni ’50 le cose cambiarono in fretta. Nel 1956 Louis Armstrong e Ella Fitgerald tennero qui un concerto tutto esaurito, che venne inciso e rappresenta il primo disco live mai realizzato all’Hollywood Bowl. Duane Eddy, nel 1958, fu il primo a portare su questo palco il rock’n’roll. E poi arrivarono gli anni ’60.
Nel 1963 Bob Dylan fece il suo debutto al Bowl (ci tornerà altre quattro volte in carriera). E nell’agosto del 1964, alla loro prima volta in America, ecco i Beatles. Avevano spopolato a New York e Washington, ma in California si amavano già i Beach Boys. Solo un giornale di Los Angeles annunciò il concerto dei Fab Four sulle Hollywood Hills, ma a dispetto della indifferenza dei media, i biglietti andarono esauriti in tre ore e il pubblico reagì come sempre faceva ai concerti dei Beatles: urla, scene isteriche, entusiasmo incontenibile. Questo in parte rovinò la registrazione del concerto, programmata dal management del gruppo. Nel 1965 i quattro tornarono su questo palco e vennero nuovamente registrati. Dai pezzi del ’64 e del ’65 venne estratto il famoso “Live At The Hollywood Bowl”, ancora l’unico concerto ufficialmente pubblicato dai Beatles. Venne buttato fuori di gran corsa per contrastare l’annunciata pubblicazione di un doppio dal vivo allo Star Club di Amburgo, basato su registrazioni “rubate” con un normale registratore, dei Beatles nel 1962.
Nella prima versione anche il live al Bowl era poco più di un bootleg sommerso dalle grida. Nel 2016, a corredo del film di Ron Howard “Eight Days A Week”, venne rimasterizzato e pubblicato su cd in una versione finalmente di qualità.
I Doors e gli altri
L’altro live passato alla storia all’Hollywood Bowl è quello dei Doors, del 5 luglio 1968. Sia perché viene universalmente giudicata una delle più belle e sciamaniche esibizioni di Morrison e soci, sia perché venne ripreso professionalmente con quattro telecamere in pellicola 16 mm (una delle quattro, curiosità, la maneggiava un giovanissimo Harrison Ford). Il film concerto dei Doors e l’album vennero pubblicati solo nel 1987, con scaletta parziale. L’audio e il video poi vennero ripubblicati con l’aggiunta dei pezzi mancanti nel 2012. Fra gli spettatori di quella performance c’era anche Mick Jagger.
Come si sarà capito, dagli anni ’60 l’Hollywood Bowl diventa una delle mete preferite non più solo per la classica e il jazz, ma anche per il rock. Da qui in avanti non si conta il numero delle band e rockstar che suonarono qui. Solo qualche nome: Jimi Hendrix (nel 1967 di spalla ai Mamas & Papas e nel 1968 come headliner), The Who (1967, poi tornarono altre quattro volte), Deep Purple (nell’agosto del 1979, la prima rockband a suonare qui accompagnata da un’orchestra), Pink Floyd (1972), Elton John (1973). Inutile proseguire. Come avrete capito chiunque fra gli artisti che amate (metal a parte, gli unici riconducibili forse al genere, gli Aerosmith nel 2006) ha prima o poi suonato all’Hollywood Bowl.
Fra gli eventi speciali che possiamo ancora citare, il primo galà celebrativo della sua storia il Bowl lo dedicò nel 1997 a Ella Fitzgerald, scomparsa l’anno prima. Sulla scorta di quella iniziativa, nel 2000 nacque la Hollywood Bowl Hall Of Fame.

Per noi italiani magari interessa sapere che Luciano Pavarotti tenne qui uno dei concerti del suo tour di addio nel 2005 (morirà nel 2007).
E infine, nel 2020 l’arena sospese per la prima volta in 98 anni la sua attività, annullando la stagione a causa del Covid. Riaprirà nel maggio del 2021.
I fuochi di gennaio non hanno compromesso la stagione, che per il Bowl, essendo all’aperto, comincia fra aprile e maggio e finisce in ottobre.
Riaprirà infatti il 1 aprile 2025 proprio con un concerto gratuito (“We love LA”) dedicato ai soccorritori, vigili del fuoco e vittime degli incendi. Concerto a cura di Gustavo Dudamel, direttore, con la Los Angeles Philarmonic e ospiti a sorpresa. Lo stesso Dudamel con la Philarmonic riaprì le attività nel 2021 con un concerto anch’esso gratuito dopo la pandemia.
Nel 2025 l’arena, che adesso ha due stagioni, la “Walt Disney Concert Hall” per la classica e Hollywood Bowl per tutto il resto, ospiterà fra gli altri John Fogerty, Diana Ross, King Gizzard & The Lizard Wizard, Alabama Shakes, Cindy Lauper, i Chicago.
Inoltre la sala è ormai specializzata nella proiezione di film celebri con colonna sonora dal vivo: quest’anno toccherà a Lo Squalo e Jurassic Park.
Curiosità finali. Oltre ai Beatles e ai Doors hanno pubblicato live all’Hollywood Bowl innumerevoli altri artisti rock e pop. Fra gli altri Joe Bonamassa, gli America, Imagine Dragons, Jimi Hendrix (ovviamente postumo), Emerson Lake & Palmer, Jeff Beck, Van Morrison (“Astral Weeks” suonata start to finish), Johnny Winter.
Il Bowl compare in poco meno di venti film, alcuni molto noti anche ai profani, come Xanadu, Fuga Da Los Angeles e Shrek 2.
