Mark Tremonti è uno dei musicisti più stimati, prolifici e versatili dell’ultimo trentennio negli ambienti metal e rock, e anche in questo sesto album a nome Tremonti, la band, a cui si aggiungono un tributo a Frank Sinatra e un disco natalizio, entrambi con finalità benefiche, intestati a Mark Tremonti (oltre ai blockbuster Creed e Alter Bridge, di cui è il chitarrista); non delude le aspettative, anche grazie alla conferma della band e dell’esperto produttore Michael “Elvis” Baskette, con cui ha creato un sodalizio che è sinonimo di garanzia. Forte di uno stile consolidato, che poggia su riff rotondi e potentissimi, su cui la sua incredibile voce, disegna melodie originali, i dodici pezzi alternano metal moderno e ballate, che si amalgamo perfettamente, anche perché dobbiamo slegarci dal concetto di lento anni ’80/’90, qui a dominare è comunque l’energia e il pathos, alimentata anche da testi cupi, mai negativi, ma che inevitabilmente poggiano lo sguardo sulla disillusione che avvolge l’umanità in questi anni, impreparata emotivamente ad affrontare pandemie, guerre, migrazioni di massa e la ferocia dei social.
Con una strategia consolidata da tempo nel business musicale, Mark Tremonti si è avvicinato alla realizzazione di questo album, con una serie di brani pubblicati in digitale in tempi diversi, mantenendo un pugno di brani inediti, per l’uscita vera e propria, fissata per il 9 gennaio.
Senza sciorinare titoli in successione, posso garantirvi che non sarà facile quest’anno ascoltare un disco così intenso, avvolgente ed emozionale. Dall’iniziale “The Mother, The Earth And I”, passando per “One More Time”, il singolo spaccamontagne “Just Too Much”, “It’s Not Over”, l’intensa title track, il turbinio ritmico di “The Bottom”, “Now That I’ve Made It” forse il brano dall’atmosfera più legata al post grunge, area stilistica che ha dato i natali al nostro con i Creed, mentre “Tomorrow We Will Fail” apparentemente più lineare all’ascolto, è il frutto sempre di un’idea illuminata di scrittura. Il disco, che non mostra una sola piega raggrinzita, si chiude con i sei minuti di “All The Wicked Things”, epica cavalcata dal tocco futurista, celebrata con una linea vocale stupenda.
Votato come chitarrista del decennio 2010-2020 dalla rivista Guitar World e quarto di sempre nel 2011 nella categoria chitarristi heavy metal da Total Guitar, con un bagaglio di venti album pubblicati a vario titolo e sessanta milioni di copie vendute, Mark Tremonti, con “The End Will Show Us How”, si conferma ispirato e ci offre un disco ricco di ottimi brani, con uno stile ben definito, dove tecnica e scrittura trovano il giusto equilibrio, dimostrando che il panorama metal odierno sa offrire molti di più che nostalgia.

I Tremonti da sx a dx: Tanner Keegan basso, Mark Tremonti: voce, chitarra; Eric Friedman chitarra; Ryan Bennett batteria.