Che oggi il rock parli e, soprattutto, canti, al femminile è un dato di fatto, ma certamente è molto singolare trovarsi di fronte a un gruppo di quattro ragazze che hanno unito i loro talenti e le loro peculiarità liriche per fondare un ensemble che parte proprio dalle linee vocali per costruire, dapprima su basi preregistrate e poi col supporto di veri musicisti, un sound originale e coinvolgente.

Le Erisu si sono ispirate all’alternative idol, genere di origine giapponese che fonde l’alternative rock con l’idol pop, diventandone le principali esponenti in Italia e, probabilmente, anche in Europa.

Il loro moniker deriva da Eris, dea della discordia, e i loro nomi (Nunrim, Ninlil, Nenlu e Nantù) sono volti a rappresentare le varie sfaccettature di questa divinità che, riferendosi alla mitologia greca, può essere considerata la responsabile della guerra di Troia e conseguentemente della nostra storia.

I legami con culti arcaici e arcani non si fermano qui, presentando addirittura un brano in sumero, per non parlare di tutti i titoli delle canzoni, raffigurati con i caratteri presi dal mondo dei fumetti sexy horror dei ‘70.

Dopo alcuni singoli e un ep registrati tra l’autunno del 2022 e i mesi seguenti, decisivo diventa l’incontro con Steve Sylvester e con Freddy Delirio (Death SS e Delirio & The Phantoms), presso lo studio di quest’ultimo in cui si erano recate per registrare “Ishtar”.

Ormai la miccia è accesa, per cui ecco l’album, “Heavy Goddesses”, costituito da due brani nuovi, “Eris” e Witches of chaos”, tre cover dei Death SS, “Let the sabbath begin”, la già citata “Ishtar” e “Lady of Babylon”, quest’ultima con il “negromante del rock” come ospite, e il riarrangiamento di alcuni pezzi che già appartenevano al loro repertorio.

Ne esce fuori un album entusiasmante, in cui l’amalgama del mix vocale si palesa in tutta la sua unicità, andando a rappresentare il lato “antico” e occulto della loro proposta, in contrasto e, al contempo, in perfetto equilibrio con il sound heavy garantito da musicisti di valore, in buona parte gravitanti intorno al mondo Death SS.

“Eris” per impatto e argomento non può che essere il brano di apertura, in cui le atmosfere oscure legano con gli stacchi furiosi delle ritmiche e con le linee vocali, queste ultime in grado di essere aggressive, evocative e delicate.

“Witches of chaos” viaggia su tempi medi, ma mantiene la ruvidità della precedente, unita a melodie liriche azzeccate, per non parlare dell’assolo ispirato di “AndyPanigada.

Il testo in Sumero di “The mighty walls of Uruk” caratterizza un brano che offre sensazioni antiche e orientaleggianti dal fascino arcano.

L’antemica “The reckless maneuver” presenta un refrain perfetto per anticipare la doppietta omaggio ai Death SS in cui “Ishtar” e “Let the sabbath begin” vengono eseguite con rispetto, arricchendole delle loro peculiarità vocali, evidenziando le orchestrazioni maligne della prima e l’inno diabolico della seconda, intervallate da un breve e delicato brano, “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, come a voler trasmettere le emozioni vissute da Dante e Virgilio nel riemergere dall’Inferno.

L’incipit orientaleggiante di “The new Kumari” determina un brano oscuro dalle atmosfere inquietanti che anticipa i ritmi incalzanti di “Inanna rising”, atti a sorreggerne la potenza e il coro in stile power metal.

Stupenda l’indole intimista di “The bodily hidden treasure in the flesh of Eris” che presenta melodie non banali, oltre che il lavoro chitarristico del giovanissimo Chris Delirio, figlio di Freddy e noto dietro le pelli nei Delirio And The Phantoms, che dimostra come il talento musicale alberghi nel dna familiare.

La chiusura è ad appannaggio del terzo tributo ai Death SS, una bellissima versione di “Lady of Babylon” in cui compare come ospite proprio Steve Sylvester.

Con “Rock Goddesses” le Erisu dimostrano di essere una realtà importante, con la possibilità di portare il rock italiano fuori dai nostri confini, cosa che tra l’altro è già avvenuta in più di un’occasione.

Mi auguro di vederle presto dal vivo in cui saranno accompagnate dalla band a nome Enkidu, costituita da Freddy e Chris Delirio, rispettivamente tastiere e chitarre, Pontius (batteria) e Biccio (basso).

Erisu:

Nunrim, Ninlil, Nenlu e Nantù – voci

Musicians:

“Ghiulz” Borroni – chitarre su 5

Andrea “Andy” Panigada – chitarre su 1 e 2

Christian “Chris Delirio” Pedichini – chitarre su 10

Matteo Camurati – chitarre su 4, 7 e 8

Dimitri Corradini – basso

Claudio Saguatti – basso su 9

Fabrizio Masi – basso su 4, 7 e 8 e batteria su 4

“Unam Talbot” – batteria

Paolo “Guz” Guazzi – batteria su 7 e 8

Graziano “Nano” Guidetti – batteria su 9

Federico “ Freddy Delirio” Pedichini – tastiere

Gianluca “Nonna” Drusiani – tastiere su 9

Steve Sylvester – voce su 5 e 10 e produzione

Tracks:

1- Eris

2- Witches of chaos

3- The mighty wall of Uruk

4- The reckless maneuver of the four parts of Eris

5- Ishtar

6- E quindi uscimmo a riveder le stelle

7-Let the sabbath begin

8- The new kumari

9- Inanna rising

10- The bodily hidden treasure in the flesh of Eris

11- Lady of Babylon (feat. Steve Sylvester)