La volontà di recensire questo album non dipende solo dalla sua bellezza, ma anche dalla necessità di far conoscere l’ennesima perla nascosta proveniente dal calderone pressoché infinito del rock dei ‘60 e ‘70.

Qui siamo in U.K., probabilmente Scozia, e l’anno cui ci riferiamo è il 1972.

Il genere è un hard prog in cui confluiscono elementi, psichedelici, space e blues.

Merito di questa riscoperta va alla Seelie Court e al grande Walter Geertsen (rip), leggendario cultore e collezionista, che fu uno dei primi a parlarne.

Satan’s Daughter”, finalmente, vede la luce discografica nel 2024, in versione cd ed edizione limitata di circa 300 copie, per un totale di cinque brani.

Stiamo parlando di un’opera talmente misteriosa che, non solo sono ignoti i nomi dei membri della band, ma anche il moniker del gruppo non ha i crismi dell’ufficialità, se non il fatto di essere riportato sulla cassetta da cui sono tratti i brani.

Le note di copertina fanno riferimento a Hawkwind, Writing On The Wall e Bent Wind, ma anche Grand Funk, High Tide, Uriah Heep e Black Widow.

Alla title track spetta l’onere e l’onore di aprire le danze con una cavalcata heavy prog che mette in evidenza assoli torrenziali, cascate d’organo e una forte espressività vocale.

“Lost control” viaggia in territori apparentemente più rilassati con un andamento che trasmette sensazioni blues su tappeti d’hammond e su una base percussiva efficace e tribale, come se gli Atomic Rooster di “Black snake” jammassero con i Black Widow, per un brano superlativo.

Il voltaggio aumenta e “The river” esterna il lato più heavy della band, con i suoi ritmi rapidi e serrati, i riff sostenuti e il cantato grintoso.

Un organo selvaggio dai molteplici rimandi introduce “Falling”, pezzo dal forte impatto che si sviluppa lasciando spazio ad una solista scatenata e a riff possenti su cui la voce declama la sua rabbia.

Chiusura ancora all’insegna della potenza dove chitarra e organo imperversano a piacimento, mentre una registrazione molto “underground” ne evidenzia il sound demoniaco, comprese le linee vocali, tanto da portare alla mente certi High Tide… peccato solo per il fatto che il brano rimane troncato all’improvviso.

Satan’s Daughter” è un gioiello che finirà nelle mani di pochi ultra appassionati, ma piacerà a chiunque ami queste sonorità che hanno marchiato a fuoco uno dei periodi più fertili e creativi della storia della musica; le note di copertina sostengono che, se questo album fosse finito nel catalogo Vertigo, saremmo di fronte ad uno dei dischi più rari e costosi di questa mitica label.