Gli americani, di Los Angeles, In This Moment hanno seguito sempre la loro strada, evitando i sentieri delle varie mode che il metal impone con la cadenza di un lustro circa. Si sono affidati agli esordi al metalcore, innamorati sia dello stile che dell’estetica per poi trasmigrare verso un approccio gotico, senza mai rinnegare gli esordi e in generale un approccio moderno, nei suoni e nella produzione.

Chiaramente il punto focale di tutto è la cantante Maria Brink, trasformista ora eterea ora aggressiva, che sia nell’immagine che nella vocalità, trascina la band in ogni aspetto, musicale e sul palco. Questo nono album non fa altro che confermare la forza espressiva del gruppo, che si muove tra metal moderno, gothic e tracce di elettronica, con gli incroci vocali di Maria, incredibile nel muoversi tra pulizia e growl, e i cori aggressivi dei suoi compagni di avventura. La copertina semplice, ma efficace, ci introduce e accompagna in un viaggio di dieci pezzi lineari, a cui forse possiamo riconoscere una certa mancanza di varianti nelle strutture compositive, ma l’impatto è garantito e le melodie sono avvolgenti. Non manca la furbizia di coinvolgere ospiti, che siano cantanti rock, trapper o youtuber, Maria Brink è una vedova nera che sa tessere ragnatele da cui non si scappa. Questa volta i protagonisti sono Kat Von D, tatuatrice in prestito alla musica che cerca di imprimere un marchio personale al rifacimento, invero povero di interesse, di “Another Brick In The Wall” dei Pink Floyd, Kim Dracula, cantante australiano che ha conquistato popolarità su TikTok interpretando in chiave metal pezzi di ogni genere, che duetta con la titolate nella piacevole “Heretic”. Più interessante la presenza di Rory Rodriguez dei Dayseeker in “I Want To Believe”, un metalcore pop incalzante. I miei pezzi preferiti? “Sleeping With The Enemy” ha una cadenza classica, ma è una bella botta di energia, ma direi “Crawl”, “In The Dark” e “Father”, con sonorità più atmosferiche, che mi hanno ricordato gente come Orgy e Videodrone, band creative anni 2000 dimenticate troppo in fretta. Ci sarebbe anche una “Wrapped Around Your Finger” dei Police, rimessa a nuovo, ma il risultato zoppica. In generale il disco non affonda fino in fondo, ma veleggia fiero e si ascolta con piacere, se siete tifosi della squadra di queste sonorità. Forse in studio gli In This Moment hanno già dato il meglio, ma restano comunque una band con un suono personale. Aggiungo: in concerto sono una garanzia, anche per lo spettacolo.
