Arrivano al terzo album gli olandesi 7 Miles To Pittsburgh, quintetto che annovera componenti di Elegy, Sleeze Beez, The Gathering, Headless e Komatsu. A guidare la band è il cantante Andrew Elt, che ricorderete negli Sleeze Beez, che per tre minuti sono stati sul trampolino di lancio in quell’America che tra fine anni ’80 e ’90, cercava incessantemente band di hard rock grintose, ma cariche di melodia. Da allora sono successe tante cose, ma Andrew e altri musicisti dell’area nordica non hanno mai smesso di amare e produrre musica. Lo dimostra questo disco un bel sunto che mette insieme Rainbow, Flower Kings e qualcosa dei Siena Root. La definizione hard rock con qualche traccia di prog rock è la più consona per questo gruppo che ha nello sviluppo dell’apparato melodico, la sua arma migliore. L’apertura di “All Men Are Created Equal” è il pezzo che cerca di stupire, ma “Pacific Coast Highway” è quello con la struttura armonica più accattivante, con un riff basico, ma efficace su cui Andrew sviluppa una bellissima linea di cantato, contrappuntato dalla chitarra solista che seduce nota per nota, fino all’indovinato assolo. Mentre si dipanano l’epica “Half Way There”, “Kansas” (che ricorda il pomp rock dei Balance), “Speed Of Life”, fino alla splendida conclusiva “The Lies You Promised To Keep”, ci rendiamo conto che stiamo ascoltando un album veramente gradevole, dove l’equilibrio tra tecnica, mestiere e buone idee, non si spezza. Una citazione per l’ottima produzione, lievitata su registri anni ’70, che impasta alla perfezione chitarra e organo Hammond. Come tante altre ottime band di questi tempi, anche i 77 Miles To Pittsburgh, cercano di stare a galla in un mercato che ignora il bello e cerca le mode, ma se amate i riferimenti citati, fatevi sotto, perché “Beyond Relief” non vi deluderà.