Il 5 agosto è stato il 24° anniversario della morte di Jeff Porcaro, uno dei più grandi batteristi del secolo scorso. Questa ricorrenza mi ha convinto a fare una personalissima classifica dei dischi dei Toto, una delle mie band del cuore, che ho impresso a vita sul mio braccio con un tatuaggio. Per una questione di comodità, ho evitato di inserire album dal vivo e antologie. La successione è in ordine crescente, quindi il mio disco preferito lo troverete alla fine dell’articolo. Buona lettura.

Articolo scritto da Francesco A. Brunale

Formato da musicisti turnisti, giovani, ma già con esperienze in numerosi dischi, i Toto vengono riconosciuti come punto di riferimento per il genere arena rock degli anni ’80, hanno a loro volta dato e subito influenze di molti altri generi musicali, tra cui il rock sinfonico, il soft rock, FM rock e fusion. Essendo molti dei loro brani considerati adatti ad essere trasmessi dalle radio, vennero definiti come AOR (Adult Oriented Rock).

Toto 2017

Prima di iniziare alcuni numeri:

1976: anno di fondazione del gruppo a Los Angeles, California.

14: gli album in studio pubblicati ufficialmente.

8: i dischi dal vivo (live) registrati nel corso della carriera.

40+: i milioni di copie vendute a livello globale.

6: i prestigiosi Grammy Awards vinti nel 1983 grazie al successo di “Toto IV

La formazione originale comprendeva:

“Tambu” (Columbia, 1995)

Siamo in pieni anni ‘90. Manca un cantante e Lukather si sobbarca con bravura un lavoro immane. Lo fa con mestiere, ma al disco mancano brani che lascino il segno dei Toto.

“Kingdom Of Desire” (Columbia, 1992)

È il disco del trapasso. Jeff Porcaro non c’è più, il grunge domina il mondo ed il sound della band si incattivisce. “How Many Times”, però si innalza a ballad di una struggente bellezza e mantiene alto il vessillo dei Toto, che si affida ancora a Lukather per le parti vocali.

“Fahrenheit” (Columbia, 1986)

Qui entra in scena il cantante Joseph Williams. È pura musica anni ’80, anche se di alta qualità. Si tratta del classico disco di transizione, schiacciato da due monoliti come “Isolation” e “The Seventh One”. Ad ogni modo il trittico iniziale è materiale che scotta.

“Turn Back” (Columbia, 1981)

Bistrattato da molti, andrebbe rivalutato. È molto rock e la voce di Kimball lascia il segno in “English Eyes”, “Gift With A Golden Gun” e la tuonante “Goodbye Eleonore”.

“Toto XX: 1977-1997” (Columbia, 1998)

Si tratta di canzoni scritte tra il 1977 e 1997. Non si capisce come capolavori come “In A Word, Tale Of A Man” e “Mrs. Johnson” siano state scartate al tempo della scrittura. Gli artisti sono strani. Decisamente strani.

“The Seventh One” (Columbia, 1988)

È un disco che ha ridato luce ai Toto da un punto di vista delle vendite. Ci sono i classici come “Pamela”, “Stop Loving You” e “Stay Away”. Qualcosa, però, manca. Ovvero il cuore, perché a tratti sembra tutto troppo pre confezionato.

“Falling In Between” (Eagle, 2007)

Ultimo lavoro con Kimball alla voce. Tosto, epico, massiccio, al passo con i tempi. “No End In Sight” è il giusto epitaffio musicale di Kimball, uno dei più grandi cantanti della storia del rock.

“Old Is New” (Legacy, 2020)

Altra strana raccolta con canzoni tutte rimodulate in cui si erge la bella voce di Williams. Devil’s Tower è un omaggio ai Deep Purple, mentre Fearful Heart è un singolo che oggi nessuno sa scrivere.

“Toto” (Columbia, 1978)

L’esordio dove ci sono “Hold The Line”, “Georgy Porgy”, “Rockmacker” e “Girl Goodbye”. Un biglietto da visita senza macchie.

“Hydra” (Columbia, 1979)

Per molti è considerato inferiore all’esordio. Per me è più compatto e ha dei picchi estremi, vedi “White Sister”, “99” e “All Us Boy”, con Paich in forma smagliante.

“Toto XIV” (Frontiers, 2015)

L’album del commiato. Puro pezzo pregiato di una bellissima discografia. Se volete ascoltare una ballad, prendete “Burn” e tenete pronto il fazzoletto. Si piange. Vi amo Toto.

“Isolation” (Columbia, 1984)

È un album meraviglioso che nasce con la band a pezzi. Kimball abbandona la band e viene sostituito da Fergie Frederiksen che canta sulle canzoni di Kimball. Non c’è un pezzo ad essere un filler. Lukather l’ha definito un mezzo passo falso. Per me è un’opera d’arte.

Toto 1984

“Mindfields” (Columbia, 1999)

Segna il ritorno di Kimball ed è il lavoro più lungo della loro carriera. Prodotto in modo magistrale rappresenta qualcosa di disumano per tecnica (Steve Porcaro, Phillips, Kimball, Lukather, Paich e Mike Porcaro) e per bellezza di composizioni senza tempo. I versi e le melodie di “Caught in the Balance” sono la sintesi del concetto di bellezza.

Toto 1999

“IV” (Columbia, 1982)

Capolavoro. L’AOR prende forma nella sua più alta espressione estetica. Non c’è altro da aggiungere. Anzi si, “Africa” e “Rosanna” sono le peggiori del lotto e con questo ho detto tutto.

Album di cover

2002 – Through the Looking Glass

Colonne sonore

1984 – Dune – OST

Album dal vivo

1982 – Live at Budokan

1985 – Live at Castle Hall, Osaka, Japan

1987 – Live Le Zenith Paris France SDB

1988 – Live in Firenze

1993 – Absolutely Live Album ufficiale

1999 – Livefields Album ufficiale

2003 – 25th Anniversary – Live in Amsterdam (pubblicato anche in DVD e BD). Album ufficiale

2007 – Falling in Between Live (pubblicato anche in DVD e DB) Album ufficiale

2014 – 35th Anniversary – Live in Poland (pubblicato anche in DVD e BD). Album ufficiale

2016 – Live at Montreux 1991 (pubblicato anche in DVD e BD). Album ufficiale

2019 – 40 Tours Around the Sun (pubblicato anche in DVD e BD)[28] Album ufficiale

2020 – With A Little Help From My Friends

Raccolte

1990 – Past to Present 1977-1990 (antologia di successi con quattro inediti)

1995 – Best Ballads

1996 – Legend: The Best of Toto

1996 – Greatest Hits

1998 – Toto XX

2001 – Hold The Line: The Best Of Toto

2002 – The Very Best Of Toto

2004 – The Essential Toto

2008 – The Collection

2018 – 40 Trips Around the Sun (1978-2018) con inediti

2018 – All In Box Set collezione rimasterizzata di tutti i dischi in studio Sony (da “Toto” a “Mindfields”) con l’album di inediti “Old is New”

Copertina di un bootleg live del 1979