Nessuno riuscirà mai a convincermi che è inutile cercare nuova buona musica, perché tutto è stato già detto e fatto. I nostalgici e noiosissimi parrucconi del rock mi stiano lontani, perché mi basta ascoltare una band come i Naria per ritrovare ossigeno ed entusiasmo. Questo quartetto arriva da Karlsruhe, una città nel sud-ovest della Germania, ricca di arte classica e moderna e probabilmente il leader Marc Eisele è stato influenzato da questa dicotomia, trovando una chiave di lettura tra accenti progressivi delicati, vicini a Steven Wilson, Kino e *Frost e tratti alternativi che focalizzo in certo post rock tra The Autumns, The Mars Volta e un’attitudine pop alla Snow Patrol. Stupende le melodie vocali, ingigantite da efficaci cori e il lavoro della chitarra solista che tratteggia le linee guida dei brani. “Lyra-La” è il secondo album della band, parte centrale di una trilogia concept e dopo l’aria, ora l’elemento centrale è l’acqua, come ben documenta la copertina. Il contesto narrativo è frutto di diari d’infanzia di Marc, dove un uomo solo in un mare in tempesta, lotta contro le onde impetuose e frammenti di memoria. E la domanda è sempre la stessa: è un sogno o l’inizio di qualcosa di nuovo? La musica fluttua proprio come le onde, scivola quieta con melodie scarne, per poi inabissarsi verso acque profonde per poi salire alta e infrangersi su rocce e altre onde. Undici brani che offrono sempre motivi di interesse, ed anche se il livello è sempre alto, è impossibile non citare l’iniziale “They Can Nothing but Sea” con le sue meraviglie vocali, gli intrecci math rock di “Eucaryota” e le evoluzioni melodiche di “Wax Phobia”. Un’altra traccia che merita menzione è “Adrenaline Drip And Outer Walls”, frutto di esplorazione ritmiche che frantumano in mille pezzi i nuovi idoli Angine de Poitrine, senza maschere né ridicoli cappelli. Naria: una bellissima sorpresa e dal vivo, a giudicare alcuni video (Ascolta “Dreams, Candles and Batteries For Breakfast” in concerto), la musica guadagna ulteriore efficacia.
