I Paradise Lost nascono nel 1988 ad Halifax, città inglese situata tra Leeds e Manchester, su spinta del vocalist Nick Holmes e del chitarrista Greg Mackintosh, le cui influenze sono radicate in due generi di matrice fortemente anglosassone, il doom dei Black Sabbath, come i loro conterranei e coevi Anathema e My Dying Bride, e il gothic di Bauhaus, The Mission,…

Siamo, però, verso la fine degli anni ‘80 e nelle vene di questi ragazzi scorre anche sangue estremo, dovuto all’attrazione verso i pionieri Celtic Frost, Death, Obituary,…, quindi ciò che nasce è sostanzialmente qualcosa di nuovo che va ad inserirsi in quel filone che farà proseliti nei ‘90 e che verrà definito “gothic metal”, annoverando tra le sue fila band variegate nei suoni e nelle provenienze: Type O Negative (U.S.A.), Moonspell (Portogallo), Tiamat e Lake Of Tears (Svezia), Lacrimosa (Svizzera),…

Ad oggi i Paradise Lost hanno sfornato diciassette album in studio, più qualche live, per una discografia dal valore medio molto elevato, con alcuni capolavori imprescindibili, “Gothic” (1991), “Icon” (1993) e “Draconian Times” (1995), ma anche album coraggiosi, ancorché spiazzanti, come “Host” (1999), in cui la verve darkwave ha il sopravvento sul resto.

Questo nuovo “Ascension” arriva a distanza di cinque anni dal precedente lavoro in studio, il pregevole “Obsidian” del 2020, e presenta elementi che hanno caratterizzato il corso discografico della band, risultando Paradise Lost al cento per cento.

Il titolo farebbe presagire qualcosa di mistico, ma l’ascesa cui si fa riferimento è diretta al concetto di risollevarsi dalle avversità che ognuno incontra sul suo percorso, piuttosto che a qualcosa di religioso.

Anche la copertina è basata su un’opera del 1870, “La Corte Della Morte” del pittore inglese Fredrick Watts, in cui è rappresentato un bambino pronto all’ascesa e quindi ad affrontare le difficoltà della vita.

Serpent on the cross” disegna melodie malinconiche in un contesto doomeggiante e profondo con chitarre variegate, un basso poderoso e la voce cavernosa, pure scelto come uno dei singoli per promuovere l’album, quanto la successiva “Tyrants serenade” che esplora ancora territori doom, mentre le liriche si alternano tra clean vocals evocative e il cantato estremo.

La solenne drammaticità di “Salvation” crea un’ambientazione ossianica squarciata da un’esplosione heavy travolgente, mentre una solista magistrale e un’ottima parte corale (ospite Alan Averill dei Primordial) danno il loro contributo a sette minuti di assoluta oscurità.

La sei corde di Mackintosh introduce il terzo singolo “Silence like the grave” e ne sorregge la parte melodica in un contesto di forte impatto.

Arpeggi arcani e melodie vocali introspettive, accompagnati da sapienti tastiere, caratterizzano la prima parte di “Lay a wreath upon the world”, cui poi segue un crescendo che mantiene sempre la struttura della powerballad ricca di fascino oscuro; da notare che la parte femminile nei cori è ad appannaggio di Heather Thompson, moglie di Greg Mackintosh.

L’anima doom si palesa inequivocabilmente con “Diluvium”, alternando momenti rallentati ad altri più dinamici, mentre quella gotica emerge dalle stupende melodie dark di “Savage days”.

“Sirens” e “Deceivers” sono brani potenti, diretti e, al contempo, ammalianti, da manuale di gothic metal e vanno ad anticipare il gran finale garantito da “The precipice” che con le sue svariate sfaccettature va a costituire uno dei vertici dell’album

Ascension” è un ottimo lavoro, pronto a soddisfare tutti i fan dei Paradise Lost, ma anche chi si approccia per la prima volta a questa band seminale.

Paradise Lost:

Nick Holmes – voce

Gregor Mackintosh – chitarre

Aaron Aedy – chitarra ritmica

Steve Edmondson – basso

Guido Montanarini – batteria

Ospiti:

Heather Thompson – cori su 5

Lawrence Mackrory – cori su 2, 3 e 10

Alan Averill – cori su 3

Tracce:

  1. Serpent on the cross
  2. Tyrants serenade
  3. Salvation
  4. Silence like the grave
  5. Lay a wreath upon the world
  6. Diluvium
  7. Savage days
  8. Sirens
  9. Deceivers
  10. The precipice