The Ossuary proviengono dalla Puglia, terra di sole, mare e ottimo cibo.
La band è fondata nel 2014 da Max Marzocca (batteria) che coinvolge Domenico Mele (chitarre) e Dario DeFalco (basso), entrambi con lui nei death metallers Natron, e Stefano Fiore (voce); da notare che il batterista ha suonato per un breve periodo nei That’s All Folks!, band hard psych con all’attivo alcuni lavori interessanti.
Con questa formazione incidono e pubblicano tre ottimi album, “Post Mortem Blues” (2017), “Southern Funeral” (2019) e “Oltretomba” (2021), che permettono loro di emergere attraverso un doom psichedelico e ossianico di pregevole fattura.
Le inflenze sono variegate e spaziano da Black Sabbath, The Beatles, The Doors, Captain Beyond, Mercyful Fate, Witchfinder General e Screeming Trees.
Il 2025 è l’anno per l’atteso ritorno discografico che vede qualche cambio d’organico, infatti, Alex Nespoli prende il posto di Domenico Mele nel ruolo di chitarrista, mentre Dario DeFalco esce dalla formazione e le parti di basso, incise dai membri della band, sono state registrate dal fonico Lorenzo Signorile.
Queste novità coincidono con alcuni mutamenti stilistici, infatti, il loro doom psichedelico associa i temi occulti e introspettivi a spazi sonori più estesi, in cui l’approccio si fa maggiormente spettrale e onirico, soprattutto nelle parti vocali, andando a creare contrasto con la pesantezza dei riff e mantenendo quell’indole che trova la sua fonte di ispirazione negli anni ‘70 e anche nell’ambito più dark della NWOBHM.
Gli intendimenti del nuovo corso emergono già con “Sacrifice”, dove, sui riff di scuola The Obsessed e Pentagram, la voce può esprimersi col suo timbro onirico, regalando un eccellente refrain, cui si aggiungono interventi solistici ispirati.
Ancora la sei corde si erge a protagonista in “Altar in black”, sciorinando un riffing pesante e linee vocali evocative e lisergiche che conducono verso un finale dilatato. “Far from the tree” continua ad esibire potenza e fantasia chitarristiche, mentre la parte lirica opta per un approccio corale di sicuro effetto… davvero un ottimo pezzo. È il momento di darsi una calmata e di compiere un tuffo in piena psichedelia, quindi ecco la splendida e sognate “Wishing well”. “Others” riaumenta leggermente il voltaggio, ma mantiene delle atmosfere rarefatte e fluttuanti, intrise di fascino lisergico.
Si sa che ottime canzoni non sono sufficienti a decretare una band di livello superiore, per quello ci vuole “il brano” e questo arriva con la title track e la sua doppia natura: una prima parte basata su melodie elettroacustiche e ritmiche tribali, per poi avere un’accelerata nella seconda, con la chitarra che si fa più ruvida, ma, soprattutto, con il synth che cesella atmosfere ancestrali meravigliose.
“The volume of void” riassume carattere elettrico, privilegiando propensioni psichedeliche rispetto alla pesantezza dei pezzi iniziali e aprendo la strada a un altro brano di caratura superiore, gli oltre otto minuti di “Eloise”, in cui convergono tutte le sfaccettature ammirate fino ad ora: continui cambi di tempo, riff incisivi, dilatazioni acide, arpeggi, fascinosi interventi del synth, linee vocali suadenti,… insomma, ingredienti di qualità e l’evidente capacità di integrarli tra loro.
Lode a The Ossuary che con “Requiem For The Sun” hanno scelto di non crogiolarsi sugli allori mietuti con gli ottimi album precedenti, andando a firmare il loro capolavoro e a confermare l’importanza del doom pugliese che con loro, i Bottomless e L’Impero Delle Ombre continua a regalare grande musica per le nostre… orecchiette! Ricordo anche che The Ossuary recentemente hanno effettuato un tour che ha toccato diverse località, tra cui la mia Genova, dimostrando che anche dal vivo sanno dare emozioni.

Formazione:
Stefano Fiore – voce
Alex Nespoli – chitarre e synth
Max Marzocca – batteria e synth
Tracce:
- Sacrifice
- Altar in black
- Far from the tree
- Wishing well
- The others
- Requiem for the sun
- The volume of void
- Eloise