Gli Amorphis arrivano dalla terra dei mille laghi e delle migliaia di band metal e non solo.

Nascono nel 1990 su input di Jan Recheberger, Tomi Koivusaari e quel genio di Esa Holopainen, tutti provenienti dalla scena speed/thrash e da quella death metal.

Il loro esordio del 1992, “The Karelian Isthmus”, si aggira ancora nei meandri originari, ma nella testa dei nostri sta già germogliando il seme dell’evoluzione che li porterà a essere tra i maggiori rappresentanti del crossover tra metal, folk e progressive.

Il primo passo è “Tales From The Thousand Lakes” (1994) che, pur mantenendo ancora elementi estremi, li infarcisce di sinfonismo romantico e decadente, con testi tratti dal poema epico finlandese “Kalevala”.

L’album è un must, seguito da altri tre capolavori a prevalenza prog’n’folk, “Elegy” (1996), “Tuonela” (1999) e “Am Universum” (2001), oltre a un’altra decina di album, più alcuni live, che li decreterà maestri del genere, compreso questo nuovo “Borderland”, più melodico rispetto agli ultimi lavori.

Dieci brani tecnicamente e stilisticamente inappuntabili, dove Santeri Kallio domina sia in fase compositiva sia in quella esecutiva.

L’iniziale “The circle” costituisce un ottimo biglietto da visita e anticipa “Bones”, per chi scrive il brano migliore con il dualismo tra i riff in odore di doom della chitarra e le orchestrazioni magistrali delle tastiere, oltre all’alternanza tra il cantato growl e le clean vocals, che caratterizza vari pezzi dell’album, senza mai risultare stucchevole, eccessiva e priva di gusto.

In “Dancing shadow” è inversa al precedente e le tinte estreme della parte corale sono azzeccate.

“The strange”, “Light and shadow” e “Despair” offrono cascate di sinfonismo tastieristico e linee vocali ottime, finendo però per somigliarsi un po’ troppo tra loro.

L’indole più folkeggiante emerge in “Fog to fog”, “Tempest” e nella title track.

Mentre “The lantern” si distingue per l’anima oscura e le sue atmosfere suadenti.

Borderland” conferma l’ottimo livello medio della discografia degli Amorphis, pur palesando alcuni momenti di ripetitività che da musicisti di questo livello non mi aspetto.

Rimanendo nel mondo della band finlandese, anticipo che prossimamente, nella rubrica “Vicini ma lontani”, parleremo di “Silver Lake”, meraviglioso album di Esa Holopainen uscito nel 2021.

Formazione:

Tomi Joutsen – voce

Esa Holopainen – chitarra solista

Tomi Koivusaari – chitarra ritmica

Olli-Pekka Laine – basso

Santeri Kallio – tastiere

Jan Rechberger – batteria

Tracce:

  1. The circle
  2. Bones
  3. Dancing shadow
  4. Fog to fog
  5. The strange
  6. Tempest
  7. Light and shadow
  8. The lantern
  9. Borderland
  10. Despair