Un anno dopo lo splendido concerto ad Ostia Antica, torna a Roma Patti Smith per un tutto esaurito alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Niente letture di Pasolini questa volta ma comunque sempre tanta poesia e tanto rock. Una vita dedicata all’arte, cominciata dalle strade dell’East Village di New York per finire sui palchi di mezzo mondo a suonare veri e propri inni generazionali, come “People Have The Power”, che non a caso aprirà anche il concerto di stasera. Avete voglia di leggere un libro? Compratevi “Just Kids”, l’epica storia degli esordi di Patti Smith raccontata da lei stessa. Un viaggio struggente che passa per la sua relazione multiforme con il fotografo Robert Mapplethorpe (poi morto per AIDS), ai successi ma anche delle tragedie che hanno costellato la sua vita. Alla fine del libro avrete di certo capito da dove deriva la forza e il carisma di quest’artista che, a settant’otto anni, è ancora qui a saltare sul palco dell’Auditorium. Roma è ormai tappa fissa dei suoi tour. Ad accompagnarla il fido Tony Shanahan al basso e tastiere, il batterista Seb Rochford e il figlio Jackson Smith, figlio del marito ed ex chitarrista degli MC5 Fred Smith, morto poi nel 1994 a 46 anni. Si inizia appunto con “People Have The Power”, un manifesto contro le ingiustizie che non manca di far subito alzare il pubblico comodamente seduto su sedie e spalti per fargli assumere una postura più rock. Atmosfere fra il riflessivo e mistico con la cover di “Transcendental Blues” di Steve Earl mentre con “Ghost Dance” si odono echi dei nativi americani, cui questo brano è dedicato. La voce di Patti, del resto, è evocativa come quella di Jim Morrison e le fa meritare il titolo di sacerdotessa del rock. È poi il turno di “Master of War”, cover della celebre canzone di Bob Dylan, rifatta con un più cattiveria e con una chitarra più martellante.

Con “Nine”, tratto dall’album Banga del 2012, si entra in atmosfere più lisergiche e sta a rivendicare la buona musica fatta da Patti Smith negli ultimi vent’anni. Sono però indubbiamente i brani degli anni Settanta a fare la differenza. “Dancing Barefoot” è un trascinante concentrato di poesia che risveglia gli entusiasmi e dà persino qualche problema alla security dell’Auditorium. E che dire di “Because The Night”, scritta da Bruce Springsteen nel 1978, quando ancora non era il boss di fama planetaria di “Nebraska” e “Born in The Usa”? Un pezzo immortale che anche questa sera non manca di fare emozionare. “Pissing in a River” è un altro classico, introdotto dai magici accordi di piano di Shanahan e che poi cresce con la voce sempre struggente di Patti Smith. Ma la sacerdotessa di è sempre distinta anche per apprezzare i gruppi più recenti. Ad Ostia ripropose la cover di “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana. Stasera invece è la volta di “Bullet With Butterfly Wings” degli Smashing Pumpkins, in una versione meno grunge e più rock cantautorale. La serata si chiude con una lunga versione di “Gloria”, la celebre cover dei “Them” di Van Morrison che risente degli echi dell’altro grande Morrison, e cioè Jim. La Smith ha ancora grinta da vendere. In un periodo in cui tante band organizzano il proprio tour d’addio, la sacerdotessa del rock non accenna ad appendere la chitarra al chiodo. Quest’anno il primo album “Horses” compie cinquant’anni. Da ottobre partirà una tournee celebrativa che toccherà l’Europa e gli Stati Uniti in cui la Smith suonerà l’album per intero. Unica data italiana il 10 ottobre a Bergamo. Se potete, non mancate!
