Gli Electric Citizen provengono da Cincinnati, Ohio, e si sono formati nel 2012 intorno alle figure di Ross Dolan e Laura Busse Dolan, rispettivamente chitarra e voce, conosciutisi ai tempi delle scuole superiori e in seguito coppia anche nella vita.
Il moniker della band è tratto da un brano della Edgar Boughton Band, “Death of an electric citizen”, ed è azzeccato per descrivere il loro sound dove confluiscono psichedelia, metal, hard rock, alcuni elementi doom e anche spunti bucolici.
Nei primi due album, “Sateen” (2014) e “Higher time” (2016), l’anima heavy è più preponderante, mentre nel terzo, “Helltown” (2018), cominciano ad aumentare momenti dilatati e folkeggianti.
I consensi suscitati hanno permesso loro di intraprendere tour con Wolfmother, Fu Manchu, Pentagram, Horisont, The Crazy World Of Arthur Brown,…
Il nuovo lavoro esce per la Heavy Psych Sounds, etichetta italiana molto attiva in ambito hard, psych e doom, con una produzione di livello internazionale che annovera, tra i tanti, Black Rainbows, Naam, Karma To Burn, Duel, Glitter Wizard, Farflung, Nebula, Ecstatic Vision, The Lords Of Altamont, Warlung, Hippie Death Cult, Alunah, Margarita Witch Cult, Child, Ananda Mida, Spirit Mother, Pentagram, Orchid, Witchcraft,…
La propensione riscontrata con “Helltown” è destinata ad incrementare con “EC4” per il quale ci sono voluti alcuni anni a causa di problemi di salute della singer, fortunatamente risolti.
Queste disavventure e i sette anni trascorsi dall’ultima pubblicazione ci hanno restituito una band ancora più consapevole e variegata nella sua proposta.
Una raccolta di brani che hanno un trait d’union nella voce suadente di Laura che dipinge melodie vocali lisergiche e oniriche, supportata da una band eccellente, abile nel muoversi in situazioni varie a partire dall’iniziale “Mire” in cui si alternano arpeggi e momenti elettrici per poi esplodere in una cavalcata ricca di assoli e con l’Hammond in evidenza.
La solista dà il via al dinamismo elettroacustico di “Static vision”, testimone del fatto che il riferimento alla Edgar Broughton Band non deriva solo dal nome.
Ancora l’organo è protagonista, prima con l’hard rock travolgente di “Smokey” e poi a far da base ai ritmi cadenzati e alle atmosfere dilatate di “Traveler’s moon”, manifestando un’indole progressiva che viene suggellata da momenti doom psych che ricordano i Black Sabbath più lisergici.
“Tuning tree” ammalia con la sua struttura bucolica, mentre “Moss” aumenta il voltaggio mettendo in evidenza un basso esuberante e una coralità coinvolgente.
Splendida l’amalgama tra le parti hard psych in cui Ross si erge protagonista e quelle oniriche di “Lizard brain” dove sono l’organo di Owen e le quattro corde di Nick a pretendere spazio.
Il sinfonismo lisergico di “Other planets” affascina e, dopo una prima parte dall’andamento tribale, prosegue in un crescendo meraviglioso in cui la solista lascia il segno.
Infine, “Flower of salt” con la sua anima acustica adagiata su una favolosa base orchestrale di mellotron.
“EC4” si candida prepotentemente a essere inserito tra i miei “top 25” di quest’anno.

Band:
Ross Dolan – chitarra
Laura Dolan- voce
Nick Vogelpohl – basso
Nate Wagner – batteria e percussioni
Owen Lee – tastiere e doppio basso
Tracklist:
- Mire
- Static vision
- Smokey
- Traveler’s moon
- Tuning tree
- Moss
- Lizard brain
- Other planets
- Flower of salt