Nascono nel 2015 ad Edinburgo e si fanno conoscere tramite un ep autoprodotto, “Shoulders Of Giants”, per poi esordire con “Under The Mountain” nel 2018.

Queste prime pubblicazioni sono caratterizzate da un heavy metal puro di buona fattura, arrembante e fortemente debitore della NWOBHM, ma anche di Judas Priest e Sanctuary, tra gli altri; impatto indiscutibile, ma, salvo il gran lavoro chitarristico di Jamie Gilchrist, il resto non lascia un segno indelebile.

Dal secondo album, ”Body Of Light” (2020), l’inserimento del talento di  Laura Donnelly alla voce e notevoli miglioramenti in fase compositiva permettono alla band di evolvere il proprio sound, rendendolo più variegato: un caleidoscopio dove si incrociano il doom di Black Sabbath, Candlemass e Avatarium, il fascino di entità hard rock occulte, Blood Ceremony, e bluesy, Blues Pills, senza contare l’influenza più “moderna” dei Soundgarden che qui vengono tributati con una personale reinterpretazione di “Jesus Christ pose”, inserita come bonus track nella versione cd.

L’ecletticità del loro background è testimoniata anche da un singolo di due brani, “Worship The Riffs”, uscito in formato digitale nel 2021 e contenente “Children of the sea” dei Sabs era Dio e “The thing that should not be” dei Metallica.

Questo percorso porta a “III”, il nuovo album, con cui toccano il vertice della loro carriera.

“Suffer in life” è il classico brano diretto e senza fronzoli che, dopo una breve intro, permette all’ascoltatore di acclimatarsi alle escursioni chitarristiche di Jamie e alla vocalità variegata di Laura.

Un delicato arpeggio, seguito da un riff possente, conduce nell’ambiente epic doom di “Deal with the devil”, in cui la vocalist si erge a cerimoniera, sciorinando un’interpretazione che passa con facilità da toni più energici ad altri più enfatici, per un brano che può sembrare un mix tra Candlemass e Sorcerer.

Swarming flies” continua il percorso addentro la musica del destino, dove ancora la voce scolpita nel granito è supportata dalla potenza dei riff, da svisate lisergiche e da cascate solistiche travolgenti.

I ritmi rallentano in “Sea of life”, le atmosfere si fanno sulfuree, la sei corde ispirata accompagna l’interpretazione sciamanica della frontwoman, mentre un inciso acustico ed evocativo anticipa la seconda parte dell’album.

“Behind the veil” si ammanta di sonorità sognanti e lisergiche che poi man mano aumentano di voltaggio, per un crescendo che trasporta verso un finale travolgente.

L’heavy rock diretto, travolgente e dinamico di “Diggin in the dirt” è perfetto per anticipare “Little witch”, una ballad fascinosa e coivolgente, sempre interpretata vocalmente ad alti livelli.

I circa sette minuti di “Last great wilderness” rappresentano il vertice dell’album, esibendo tutte le sfaccettature che caratterizzano il sound dei King Witch: l’inizio onirico e lisergico, cavalcate heavy, passaggi acustici, riff possenti e momenti solistici esaltanti,… e su tutto la Donnelly con le sue corde vocali d’acciaio.

I King Witch hanno trovato la loro strada, meritando consensi e attenzioni dal mondo del metal… ma non solo.

Band:

Laura Donnelly – voce

Jamie Gilchrist – chitarre

Rory Lee – basso

Guests:

Andrew Scott – batteria

Tracklist:

  1. Suffer in life
  2. Deal with the devil
  3. Swarming files
  4. Sea of lies
  5. Behind the veil
  6. Diggin in the dirt
  7. Little witch
  8. Last great wilderness
  9. Jesus Christ pose (Soundgarden cover)