L’Impero Delle Ombre nasce nel 1995 intorno alla figura dei fratelli Cardellino: Giovanni, in arte John Goldfinch, alla voce e Andrea alle chitarre.
L’amore per il doom e la tradizione del dark sound italiano li porta a coniare il termine di “cemetery rock”, genere che nella loro testa rappresenta l’idea musicale che ingloba i primi Death SS, Paul Chain Violet Theatre, Black Hole, Run After To, Jacula, Antonius Rex,… tutte realtà meravigliose ed uniche che trattavano simbologie occulte ed esoteriche, facendo ricorso spesso a tombe, lapidi e arte cimiteriale, da qui la definizione.
Viste queste premesse non potevano che finire sotto l’egida della Black Widow Records che cura l’uscita del primo omonimo nel 2004, de “I Compagni Di Baal” nel 2010 e del meraviglioso “Racconti Macabri Vol. III” pubblicato nel 2020; senza contare che Giovanni e Andrea, sempre per rimanere in tema, sono attivi anche negli Witchfield, progetto di Thomas Hand Chaste, storico batterista di Death SS e Paul Chain, autori di tre album anche questi editi dall’etichetta genovese rispettivamente nel 2009, 2015 e 2023.
A breve sarà pubblicato la nuova opera de L’Impero Delle Ombre, il cui titolo, “Oscurità”, negli intendimenti iniziali avrebbe dovuto essere proprio “Cemetery Rock”.
Come d’abitudine si tratta di un lavoro molto curato, in cui nulla è lasciato al caso e con alcune sorprese importanti in termini compositivi e non solo.
Pur non trattandosi di un concept, le tematiche girano sempre intorno a una serie di “racconti macabri”, citazione del terzo lavoro, che trattano temi oscuri, come la Morte vista in soggettiva ne “Il Mio Ultimo Viaggio”, brano d’apertura che costituisce un vero manuale di doom cimiteriale: ritmi rallentati, riff pesanti e sulfurei, la voce salmodiante, cori plumbei e il sinfonismo maestoso guidato dall’organo di Davide Cristofoli, per un brano oscuro, in cui gli unici sprazzi di luce sono lo splendido assolo centrale e gli spunti tastieristici in conclusione.
Negli oltre sette minuti di “Zulphus et mercurius”, a discapito del titolo, l’odore di zolfo è meno forte, mentre chitarra e hammond, pur garantendo un impatto dirompente, consentono all’aria di essere meno opprimente, per un pezzo che parla di alchimia e visioni oniriche.
In “Lacrime nella roccia”, uno scroscio d’acqua introduce un riff che verrà reiterato più volte nel corso del brano, dove la chitarra non solo è rafforzata dall’organo, ma anche dal sax di Giacomo Petrocchi che dona fascino inquietante, alternandosi a una cavalcata doom arrembante, tutto mentre attraverso la metafora dei replicanti di “Blade Runner” si affronta il problema dell’instabilità dei governi e dei viaggi della speranza nell’esodo di popoli oppressi dalle guerre.
Con “Dagon” la band offre il primo tributo alla letteratura horror mondiale di H.P. Lovecraft, con atmosfere paurose generate dalle tastiere e da cori orrorifici dei membri della band e quelli femminili delle ospiti Daniela e Giorgia, senza lesinare potenza prima di aprirsi a un finale dilatato e impreziosito dal violino meraviglioso di Pietro Ragozzi.
“Macara” si addentra nel mondo della stregoneria folk rurale radicata in epoche passate e lo fa mischiando suoni maestosi e tenebrosi ad affascinanti passaggi acustici e a inserti vocali esoterici… evocandomi il desiderio di uno split con La Janara.
Non manca l’ispirazione a vicende realmente vissute, infatti cadenze inquietanti descrivono loro esperienze ai tempi della permanenza sulle colline del Chianti… proprio ne “La taverna del diavolo”.
Il secondo riferimento alla letteratura horror avviene con “Il gatto nero”, con cui viene tributato E.A. Poe attraverso un impatto heavy adornato da cori maligni e splendidi assoli su tappeti d’organo.
I quasi otto minuti di “Circolo spiritico Navona 2000” offrono una chiusura eclatante a un grande album, infatti, qui la band opta per approccio orchestrale che ne conferma ulteriormente il talento compositivo ed esecutivo, manifestandone l’indole più progressiva con un brano totale… chapeau!
L’Impero Delle Ombre estende ancora il suo dominio nell’ “Oscurità” e la tradizione del doom e del dark sound italiani si arricchisce ancora.

Band:
Giovanni “John Goldfinch” Cardellino – voce, cori e invocazioni
Andrea Cardellino – chitarra ritmica, solista e acustica, cori
Roberto “Rob” Ursino – chitarra ritmica, cori
Vincenzo “Vinz” Ceriotti – basso, cori
Davide “Dave” Cristofoli – tastiere
Michele “DrumHead” Ercolano – batteria e percussioni
Guests:
Tommy “Sadist” Salamanca – solo di chitarra centrale su 5
Giacomo Petrocchi – sax tenore su 3
Pietro Ragozzi – violino su 4
Daniela e Giorgia – cori su 4
Tracklist:
- Il mio ultimo viaggio
- Zulphus et Mercurius
- Lacrime nella pioggia
- Dagon
- Macara
- La taverna del Diavolo
- Il gatto nero
- Circolo Spiritus Navona 2000