Le vie del rock sono infinite, tanto da conoscere i Guenna tramite un post su Facebook di Marcus Jidell, chitarrista e leader dei grandiosi Avatarium (chi non sa chi siano, sul nostro sito potrà trovare le recensioni dei loro ultimi due album e una recentissima intervista… oltre a tanta altra bella roba).

Anche i Guenna sono svedesi e il loro quartier generale si trova a Malmö, seppur nessuno di loro sia originario di questa città, ma la vicinanza al resto d’Europa è strategica per le loro ambizioni.

Il gruppo è costituito da quattro ragazzi che si sono conosciuti alla scuola di musica nel biennio 2018/19, ambito nel quale hanno deciso di unire la loro amicizia e la loro passione per formare una band che su suggerimento del batterista Robert Mattsson avrebbe dovuto suonare stoner rock.

Il fatto che Albin Gustafsson sia più propenso verso i classici Ac/Dc e Black Sabbath, mentre Viktor Tjernell e Oskar Johnsson siano più onnivori e condividano l’amore per Rush e Crosby, Still & Nash, non costituisce un ostacolo e ciò che viene fuori è un “progressive stoner rock” di cui Nick Oliveri (Kyuss e Queen Of The Stone Age) dice: “I Guenna suonano come se gli Yes facessero musica heavy stoner, con tutte le armonie o cose del genere…”.

Ufficialmente nascono nel 2019 e nel 2020 esce il loro EP omonimo. Nel 2021, con il brano “Bongsai” partecipano alla compilation “Eating The Swedish Underground Vol.1”, stilata da Metalpodden e a cui partecipano le migliori otto band svedesi senza contratto.

Da lì comincia il lavoro per l’album “Peak Of Jin’Arrah”, in cui i diversi modi di comporre dei singoli componenti si fondono con l’idea comune verso avventura, fantascienza e mistero; tanto che i concetti di varie canzoni sono nati prima che fosse scritta la prima nota.

Ciascun membro ha portato le proprie idee elaborate individualmente e poi il lavoro di squadra ha provveduto a scrivere e organizzare i vari temi e storie.

La già citata “Bongsai” apre l’album ed è perfetta per introdurre la proposta della band, infatti, i suoni di chitarra che si abbeverano alla scuola di Kyuss e Fu Manchu si intersecano con strutture vocali sempre alla ricerca di linee melodiche accattivanti; mentre l’indole progressiva non emerge solo dal versante lirico, bensì anche dai cambi di tempo, dall’intervento di flauto e, in generale, da una fusione tra suoni vintage e moderni che ricorda gli Opeth.

La propensione di cui sopra si accentua nello splendido brano successivo, “Dimension X”, dove, nei suoi nove minuti, l’impalcatura heavy viene ornata da aperture psych prog e da linee vocali alla Yes e Styx; abbinamento non casuale, poiché i secondi fanno parte di quella nutrita schiera di band americane che negli anni ‘70 hanno percorso, in toto o parzialmente, i sentieri del prog ispirate a Jon Anderson e company che all’epoca imperversarono in lungo e in largo per gli States.

“Glastonbury grove” è un breve strumentale d’atmosfera che ha il compito di accompagnare verso “Dark descent”, brano totale che vede ospite Elin Pålsson alla voce e nel quale prog, psych, folk e blues si amalgamano in melodie meravigliose e intrise di fascino.

In “Ordric major” chitarre psicotiche e ritmiche tribali sorreggono il marchio di fabbrica delle armonie vocali e gradualmente vanno in crescendo.

L’accoppiata costituita dai singoli “Weedwacker” e “Wizery” è emblematica del sound dei Guenna, sprigionando energia e le caratteristiche derivanti dalle diverse anime dei vari membri, unite a una capacità compositiva mirabile e capace di muoversi abilmente all’interno della forma canzone.

La ninna nanna di “Guenna’s lullaby” accompagna dolcemente al termine di un album bellissimo e originale che merita la dovuta attenzione.

Band:

Robert Mattsson – batteria, voce e flauto

Albin Gustafsson – chitarre e cori

Viktor Tjernell – chitarre, synth e voce

Oskar Johnsson – voce, vasso e chitarra

Guest:

Elin Pålsson – voce su 4

Tracklist:

  1. Bongsai
  2. Dimension X
  3. Glastonbury grove
  4. Dark descent
  5. Ordric major
  6. Weedwacker
  7. Wizery
  8. Guenna’s lullaby