I territori dell’epic metal sono stati percorsi ed esplorati da straordinarie cult band, soprattutto americane: Manilla Road, Cirith Ungol, Virgin Steele, Warlord, Omen, Medieval Steel,… oltre ai Manowar che hanno raggiunto una massa di pubblico maggiore.
Anche l’Europa ha messo dei paletti importanti, in particolare con gli inglesi Saracen e gli svedesi Heavy Load, mentre in Italia l’egida del genere è portata con onore dai grandissimi Dark Quarterer da Piombino.
Oggi, proprio dalla nostra terra, precisamente dalla Sardegna, arrivano i Lord Goblin.
Nascono nel 2007 da Lord Goblin (voce) e Antares (basso), uniti dalla passione per l’heavy metal classico, il black metal old school e l’epic di cui sopra, tutte influenze che confluiscono nel loro sound.
Come riferimenti citano Primordial, Doomsword, Immortal e Darkthrone, cui aggiungerei i Bathory di “Twilight Of The Gods” e dei “Nordland”.
Il turnover di musicisti e la mancanza di opportunità di suonare dal vivo sono ostacoli pesanti, ma la tenacia è molta e nel 2014 c’è il trasferimento in Inghilterra, dove viene trovata anche la stabilità di formazione con il chitarrista Mornar (suona anche basso e tastiere) e il batterista Athanor F.D.H., tutti italiani.
Al momento la band sta cercando di completarsi inserendo un bassista e un Hammond player, per cui c’è una forte possibilità che si internazionalizzi.

Nel 2016 esce un singolo in formato digitale, “Path Of Glory”, contenente un brano originale e una reintepretazione di “Quest for fire” degli Iron Maiden; mentre nel 2021 vede la luce “The ordeal”, un EP di quattro brani, tre dei quali hanno testi scritti da Jason Ray Forbus, scrittore e poeta, grande appassionato di storia e mitologia, oltre ad avere nelle vene sangue celta, norreno, greco e italiano… il che è tutto dire.
A marzo 2024 c’è il debutto sulla lunga distanza con l’album omonimo in formato digitale e ora finalmente disponibile anche su supporto fisico, sia in vinile sia in cd, per la greca No Remorse Records.
L’opera non è un concept album e i testi costituiscono una rappresentazione fantasy di esperienze personali o eventi significativi.
“Northern skyline” è il perfetto biglietto da visita con cui presentarsi, unendo le due anime, quella old school per il cantato e le atmosfere, quella più estrema nelle ritmiche, dipingendo immagini nordiche condite da un coro che ricorda gli Heavy Load e un ottimo assolo.
Enfasi e dinamicità caratterizzano anche “The wanderer”, in cui emergono l’ugola di
Lord Goblin, le armonie chitarristiche che richiamano agli Warlord e un gran lavoro di tastiere con l’organo in testa.
Un’introduzione solenne apre la ieratica “The oracle” da cui emergono anche amore e conoscenza per il doom, con una prestazione vocale ottima e un crescendo per incalliti defenders.
Ritmiche forsennate e tastiere maestose che sorreggono la parte solistica della chitarra di Mornar costituiscono la strumentale “Freedom rider” che corre libera en pendant con il titolo, prima di abbandonarsi all’assolo di batteria di “Thunderous smite”
“Light of a black sun” è una suite divisa in due parti, entrambe poggiate su tempi velocissimi e con attitudine sacrale che poi esplode con una coralità epica accompagnata da un gran lavoro di tastiere, per poi aprirsi in un momento d’atmosfera con suoni acustici e lisergici, la prima, mentre la seconda opta per una parte solistica killer.
Un esordio con i fiocchi che dà lustro al metal italiano, peraltro esportato nella patria del rock… Lord Goblin: un gruppo, un album e un cantante che meritano devota attenzione.
Band:
Lord Goblin – voce
Mornar – chitarra, basso e tastiere
Athanor F.D.H. – batteria
Tracklist:
- Northern skyline
- The wanderer
- The oracke
- Freedom rider
- Thunderous smite
- Light of a black sun, Pt. 1
- Light of a black sun, Pt. 2