Sentivamo la mancanza di album come questo: thrash metal reale, eneria concreta, lontana da musica si potente, ma pieni di ritocchini e punture di butolino, iniettato da fonici e tecnici compotenti.
I bergamaschi Nirnaeth, in giro dal 1990; che hanno saputo superare mode e valichi stilistici inventati dalla stampa; non mentono, suonano quello che sanno e possono. Tutto quello che si ascolta nei dieci pezzi di questo quarto album è reale, così come sono drammaticamente veri i testi che affrontano il tema del disastro ambientale generato solo dalla scelte scellerate dell’uomo. Ogni brano è un inno alla natura, un richiamo a tornare in sintonia con la sua grande bellezza.
Nascono così brani arrembanti come ‘La vendetta del bosco’, ‘Genativocidio’, ‘World Wide Web’, ‘Epitaffio di una pianta’, ‘Pescecani’ dove il thrash metal si fa antico, quando Metallica, Anthrax, Testament lasciavano le prime testimonianze di questo suono che avrebbe finito con il conquistare il mondo. La cavalcata epica che intitola e chiude l’abum, è una drammatica camminata sulle bellezze del mondo che diventano macerie, un accordo che si ripete su cui la voce stentorea di Marco Lippe, si fa presagio di sventura e disgrazie raccontando l’attesa della vendetta della natura. Da ascoltare a priori anche l’ossessiva ‘Generation Interdict’, e una nota di merito anche per la splendida ‘Angel’, rifacimento di una gemma del 1983 dei Danse Society, proposta con lo spirito dei Voivod, che dimostra come le radici della band siano ben più ampie del semplice thrash metal.
Tecnici, ma mai esibizionisti, veloci, ma mai esagerati, potenti, ma mai cacofonici, i Nirnaeth con “Il Paradiso non è altrove” ci offrono uno dei dischi più belli e sinceri dell’anno in campo thrash metal.

Marco Lippe : batteria, voce solista e cori, tastiere
Edoardo “Eddy” Roberto Bellina: chitarrra ritmica
Edoardo Pirola: chitarrra ritmica e solista –
Daniele Cusumano: basso
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