Due anni fa, su queste pagine online, ho recensito l’ultimo album in studio dei grandiosi The Dream Syndicate, “Ultraviolet Battle Hymns And True Confessions, cui rimando per gli accenni storici.

Peraltro, non mi ero sperticato in lodi, poiché, pur non essendo assolutamente brutto, ritengo costituisca un passo indietro rispetto ai dischi usciti post reunion.

Live Through The Past, Darkly”, invece, è opera di assoluto valore e consente di assaporare tutta la grandezza della band dal vivo.

Non si tratta, però, della riproduzione di performance live dell’ultima tournée, bensì di un compendio di brani registrati durante varie esibizioni nel corso della loro carriera che va a costituire la colonna sonora dello splendido documentario “How Did We Find Ourselves Here?”, allegato in dvd a questa uscita sia nell’edizione in vinile sia in quella su cd.

La qualità e la succulenza della proposta rendono l’acquisto obbligatorio per chi conosce la band, ma anche basilare per chi vuole approcciarla e andare a godere del loro rock in cui la psichedelia di The Doors, Velvet Underground e Neil Young & Crazy Horse si fonde con la cerebralità punkeggiante dei Television, creando un mix talmente efficace che può mettere d’accordo non solo i fan dei due generi citati, ma anche quelli dell’hard, del prog e della wave, sempre che una classificazione sia proprio necessaria.

Pronti, via e ci si trova catapultati nel 1983 dal capolavoro “The Medicine Show”: dapprima con la doorsiana title track e i suoi assoli killer, l’incedere pulsante, il cantato misto tra Jim e Iggy e un finale di rabbia punk; per seguire con la trascinante “Still holding on to you”, più vicina al mondo velvetiano, con tanto di linee vocali che ricordano il compianto Lou Reed, dilatando il brano rispetto alla versione originale e immergendoci in ambiente ad alto tasso lisergico.

Quindi, si passa dal 1984 con “Halloween” tratta dal primo album e caratterizzata da rimandi ai Dylan e Young elettrici, qui resi più oscuri, e dal 1986 con la vivacissima “Forest of the trees”, contenuta nel terzo “Out Of The Grey”.

Un bel tuffo nel 1988 con la cavalcata lisergica di “Now I ride alone”, sempre da “Out Of …”, in cui emerge l’influenza di Neil Young & Crazy Horse, e con “Set that my grave is kept clean”, da “Ghost stories”, brano che sprigiona energia e viaggia sui territori degli Stones più psych, con tanto di vocalità alla Jagger e assolo importante.

Un salto al 2014, dopo la reuinion, e al 2017, dopo il ritorno discografico: la rocciosa e rumorosa “That’s what you always say”, dal primo album; la sublime “How did I find myself here?”, dal disco omonimo, un vero trattato di psichedelia del terzo millenio che, nei suoi quasi dieci minuti, parte dal passato e vuole proiettarsi nel futuro con una capatina nello spazio.

Dal 2019 arrivano “Glide” e “Bullet holes”, la prima ancora da “How Did…” e la seconda da “These Times”, entrambe col loro incedere onirico.

Tanta bellezza non può che avere un finale protecnico con gli oltre quindici minuti di “John Coltrane stereo blues”, da “The Medicine Show”, dove la musica si fa totale e segue percorsi ultradimensionali che potrebbero durare all’infinito.

The Dream Syndicate, una certezza per chiunque ami il rock alle varie latitudini.

Sequenza dei brani:

The medicine show – The Roxy, Los Angeles (1983)

Still holding on to you – Club Lingerie, Los Angeles (1983)

Halloween – Tokyo, Japan (1984)

Forest for the trees – Roskilde Festival, Denmark (1986)

Now I ride alone – Vitoria-Gastelz, Spain (1988)

See that my grave is kept clean – KEXP, Seattle (2014)

How did I find myself here? – KEXP, Seattle (2017)

Glide – WYPN, Philadelphia (2019)

Bullet holes – WYPN, Philadelphia (2019)

John Coltrane stereo blues – The Lexington, London (2024)