Il doom è un po’ come il blues, la cosa più ardua non è eseguirlo pedissequamente, ma incarnarne il vero spirito e la giusta attitudine, soprattutto in un mercato discografico che ogni anno vede un numero spropositato di uscite nel genere, con le sue varie accezioni, proprie e improprie.
Alla luce di questo, adottare un nome come Legions Of Doom non dovrebbe essere sufficiente per classificarli come fuoriclasse a priori, però, se si guardano i nomi dei componenti della band e i loro background, i dubbi cominciano a dissiparsi, per sparire definitivamente appena ci si mette all’ascolto.
Henry Vasquez (Blood Of The Sun, Saint Vitus, Spirit Caravan e The Skull), Karl Agell (Corrosion Of Comformity e Leadfoot), Lothar Keller (The Skull), Ron Holzner (The Skull, Place Of Skull, Trouble,…), Scott Little (Leadfoot) e, infine, il grande Scott Reagers (Saint Vitus)… anzi, no, perché è da sottolineare anche la presenza materiale e spirituale di Eric Wagner, favoloso vocalist di Trouble e The Skull, mancato prematuramente pochi anni fa.
Anche il titolo, “The Skull 3”, rappresenta la continuità con The Skull, infatti, tutti i testi sono stati scritti da Eric per quello che avrebbe dovuto essere il terzo album della band e che, grazie alla concessione della sua famiglia, è oggi diventato realtà, seppur sotto un moniker ad hoc.
Dietro il microfono si alternano Karl Agell e Scott Reagers, oltre a un brano in cui la voce è proprio di Eric Wagner.
Il primo si esprime nel doom classico di “Beyond the shadow of doubt”, nei territori lisergici e nelle splendide linee vocali di “All good things”, nel crescendo fascinoso e solenne di “Between darkness and dawn” e nella aggressiva e potente “Insectiside”.
Scott Reagers, invece, si cimenta con i toni oscuri di “Lost soul”, nella travolgente “A voice of reason” e nella lunga e conclusiva “Hallow by all means”, in cui l’anima oscura e maligna è supportata anche dall’organo che contribuisce a renderla ancor più accattivante e maestosa.
Mentre “Heaven” è un ispirato e commovente brano d’atmosfera in cui il talento di Wagner emerge in tutta la sua purezza, aumentando il rimpianto per la sua perdita.
Anche il resto della band si esprime su livelli assoluti, dal gusto negli assoli e nei riff di Lothar Keller e Scott Little, al gran lavoro della sezione ritmica con le pulsazioni del basso di Ron Holzner e la raffinatezza mista a potenza di Henry Vasquez.
La qualità dei brani, l’importanza dei curricula e la fervida ispirazione rendono quest’opera un must per ciò che riguarda il metal in generale e il doom in particolare, ma non solo, poiché su tutto domina la volontà di tributare Wagner,dando vita alla sua arte incompiuta, e di omaggiare pure i compianti Reed Mullin (Corrosion Of Comformity), Armando Acosta (Saint Vitus), Mark Adams (Saint Vitus) e Barry Stern (Trouble e Zoetrope).

Songs:
1. “Beyond the shadow of doubt”
2. “All good things”
3. “Lost soul”
4. “A voice of reason”
5. “Between darkness and dawn”
6. “Insectiside”
7. “Heaven”
8. “Hallow by all means”
Band:
Lothar Keller – chitarre
Ron Holzner – basso
Henry Vasquez – batteria
Scott Little – chitarre
Karl Agell – voce su 1, 2, 5, 6
Scott Reagers – voce su 3, 4, 8
Eric Wagner – vice su 7
Guests:
Sanford Parker – moog su 2
Alex Johnson – steel guitar su 5
Paul Rau – organ su 8