Continua la costante attività della Black Widow Records nella ricerca di talenti e gemme sparsi nell’infinito mondo dell’underground musicale.
Questa è la volta degli statunitensi Hail Darkness, band dedita a un occult-doom che affonda le sue radici negli anni ‘70.
Qualità altissima nonostante la breve storia concretizzatasi in alcuni singoli o ep in formato digitale, di cui si spera un recupero su cd o vinile.
Ecco quindi il primo album, “Death Divine” (La versione in vinile esce per l’americana Vatican Records, nda), in cui convergono elementi lirici vicini a Jefferson Airplane e Coven, l’attitudine occulta dei secondi e dei Black Widow, retaggi di Blue Cheer e Pentagram e, infine, l’indole doom di derivazione anglosassone con Cathedral ed Electric Wizard su tutti.
La band è un trio che ha nell’affascinante Jez il suo elemento di punta alla voce e chitarre, Joshua al basso ed Emmet alla batteria.
Anche la sorella di Jez, Beth, pur non facendo parte ufficialmente del gruppo, ha fornito un contributo importante alla realizzazione dell’opera.
I riff sulfurei di “Luciferan dawn” sono un perfetto biglietto da visita per capire i territori in cui ci si appresta ad entrare, mentre la voce sembra provenire dall’aldilà ed evoca sensazioni diaboliche.
In “Cult of the serpent risen” le liriche diventano più terrene, con la prima parte che offre un doom incalzante e la seconda che viaggia su percorsi occulti e tribali che ricordano Coven e Black Widow.
Jez veste i panni di sacerdotessa anche su “Hour of the silent rite”, per un brano dai connotati pesanti che nel finale opta per percorsi lisergici.
Suoni onirici e psichedelici caratterizzano “With horns of a beast”, con la voce che assume tonalità sognanti seppur decisamente inquietanti.
“Hail darkness” è un breve brano acustico e bucolico che anticipa la pesante “Goat of mendes… raise the glass!” in cui si palesa l’indole rituale ed emerge un altro assolo lancinante e ispirato.
Pur con riff possenti, “Coven of the blackened one” si fa più fluida e Jez emerge con tutto il suo fascino occulto, prima di un finale dai profumi orientali.
Splendido il contrasto tra chitarre grasse e pesanti e la voce salmodiante di “Azarak!”, per un brano ad alto tasso esoterico.
Ancora i Black Widow più agresti aleggiano nella delicata “Eyes white black soul” che ammalia prima di essere ancora travolti dalla potenza di “See you in hell” che chiude l’album con sonorità e un invito inequivocabili.
Pare che nell’elaborazione dell’album sia stata utilizzata l’AI, ma nel caso sarebbe incredibile di come la massima espressione tecnologica odierna abbia contribuito a garantire suoni e sensazioni che richiamano ambiti antichi e oscuri.

Band:
Jez – voce e chitarre
Joshua – basso
Emmet – batteria
Brani:
- Luciferan dawn
- Cult of the serpent risen
- Hour of the silent rite
- With horns of a beast
- Hail darkness
- Goat of mendes… raise the glass!
- Coven of the blackened one
- Azarak!
- Eyes white black soul
- See you in hell