A parte il talento e la bellezza della musica, non sempre sai spiegarti perchè ti innamori di un artista. Almeno io non ho mai scoperto questo legame da che fonti arrivi. Solo per dirvi che io amo Myles Kennedy, una sorta di dio sceso sulla terra per salvare la musica rock. D’altronde lo voleva Jimmy Page nei Led Zeppelin e si è sussurrato che se i Soundgarden decidessero di andare in tour, il solo nome per sostituire sua maestà Chris Cornell è quello di Myles.

Qualsiasi cosa tocchi, sin da quando l’ho scoperto, negli anni ’90 con i Mayfield Four, alle mie orecchie e al mio cuore la rende attraente. La sua voce è meravigliosa, e non scopro niente, identica cosa se vi dico che è un ottimo chitarrista e soprattutto sa scrivere brani impeccabili,. Inoltre è in grado di calarsi in ogni contesto, solista, Alter Bridge e Slash, con umiltà ed allo stesso tempo valore. Ma quello che forse non sapete è che io lo preferisco proprio quando dirige le cose da solo, quindi nel suo percorso in proprio.

Ne ho la conferma con questo terzo album, che segue gli ottimi “Year Of The Tiger” (2018) e “The Ideas Of March” (2021), pensati e scritti e registrati, nei ritagli di tempo che i tanti impegni gli concedono. Ma non è un lavoro tappabuchi, Myles, espressione intensa e profonda, cuore buono, persona colta ed intelligente, è troppo onesto per non offrire sempre il meglio di sé stesso, sia nella musica che nelle parole. Infatti i testi: uno sguardo attento a quello che succede nel mondo, un altro al suo essere uomo, sono una parte centrale dei brani.


Immergersi in queste dieci tracce è un viaggio che restituisce fiducia nel rock, si scopre senza filtri che sono il frutto di un talento genuino, di uno che non gioca sporco, di uno che ama solo offrire musica rock per quello che deve essere, energia, sentimento, forza e dolcezza.

La produzione del giovane, ma già esperto Michael Baskette è attuale, con suoni roboanti e potenti, come deve essere il rock di oggi, fuori di nostalgia e retromanie varie. Il brano simbolo di questo nuovo corso del classic rock targato terzo millennio, è “Mr. Downside”, un hit che deve conquistare assolutamente il mondo. Ma potrei citare “Miss You When You’Re” un’altra cannonata di rock con un reafrain che rimbalza tra cuore e muscoli, per non dire di “The Art Of Letting Go”, “Say What You Will” e “Saving Face” che disegnano il cerchio perfetto tra energia e melodia. “How The Story Ends”, il prototipo di ballata moderna, elettricità e poesia che si congiungono, chiude un album impeccabile, suonato con una tecnica che non eccede in virtuosismi, ma che è concentrata sul risultato finale all’ascolto.

Attualmente Myles Kennedy è uno dei fuoriclasse del rock e lo conferma anche con questo grande terzo disco solista.

  • Myles Kenndy: voce, chitarra
  • Zia Uddin: batteria, percussioni
  • Tim Tournier: basso
  • Michael Baskette: produttore, mixer