Anche Clapton probabilmente è arrivato a quell’ultima fase di carriera in cui, libero da qualunque esigenza o costrizione dettata dal mercato, scrive, suona e pubblica come e quando vuole. Ed è da quella fase che i musicisti mitologici come lui, traggono gli ultimi, splendidi colpi della loro cartuccera. Succede spesso: pensate all’ultimo Johnny Cash, agli ultimi fantastici dischi di Ry Cooder, ai recenti Deep Purple e, a quanto si dice, anche al David Gilmour di qualche settimana fa. É il momento in cui da vecchi artisti considerati decotti passano ad essere padri nobili della musica che amiamo. Non più alla ricerca di successi di pubblico ma concentrati a fare ciò che sanno fare meglio. Questo è il primo album contenente inediti di Eric Clapton da otto anni.

Ebbene, sia nei sei pezzi nuovi (“One Woman”, The Call”, “Smile”, “Sam Hall”, “Misfortune” e “You’ve Changed”) che in quelli già usciti come singolo negli anni scorsi, mostra che l’età, i periodi di malattia e qualche mattana qui e là non ne hanno intaccato né il talento né il tocco. Quella chitarra lì è Eric Clapton (leggi il nostro articolo su Clapton e la chitarra Gibson Les Paul), anche bendati e senza il disco in mano lo capireste in un secondo. Anche i pezzi già editi meritano attenzione, pieni di collaborazioni come sono, con Bradley Walker, Judith Hill, Daniel Santiago, Simon Climie e anche con l’amico fidato e compagno di discutibili battaglie anti vaccino Van Morrison, presente in ben tre pezzi. Infine c’è la irrinunciabile registrazione di “Moon River” di Jeff Beck, già pubblicata un anno fa.

Pescando fior da fiore, “Sam Hall” è una sorprendente ballad di sapore irlandese, “One Woman”, il primo singolo, ha un andamento quasi reggae e una bellissima chitarra a sostenerlo, “The Rebels”, sebbene l’idea dei ribelli quasi ottantenni milionari Van Morrison e Eric Clapton sia difficile da sostenere, è un bel rock’n’roll strascicato alla Rolling Stones. Insomma, provate, adesso possiamo dirlo anche di Mr. Clapton come di altri suoi colleghi in precedenza. Come il buon vino, è invecchiato con qualità.