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Il tizio prende il carrello della spesa e lo porta piano piano a sé. Lo guarda lo riguarda. Controlla che tutto sia Ok. Poi muove le rotelle e cerca di metterlo nella posizione a lui più congeniale…no, non siamo al Carrefour e non stiamo facendo la spesa. Siamo al concerto degli Einstuerzende Neuabauten e tutto questo è normale. Il gruppo tedesco infatti ha il rumore nel sangue. Nella loro filosofia, ogni cosa produce un suono interessante che può diventare arte. Anche un carrello della spesa. Sin dagli anni Ottanta gli Einstuerzende hanno sfidato le nostre orecchie proponendo un tipo di musica che esula da ogni schema. Prendete il primo album, “Kollaps” (1981) e immaginate solo quale possa essere stato l’effetto di ascoltare a quell’epoca un disco fatto di rumori di trapani, martelli pneumatici, lamiere e quant’altro. Da allora parecchie cose sono cambiate: il gruppo ha limato le asperità, si è aperto a nuove influenze ma, sul palco davanti al microfono, c’è sempre lui: Blixa Bargeld, leader e fondatore del gruppo tedesco, un omone capace di emettere grida lancinanti ma, alla bisogna, anche autore di delicate melodie. L’Auditorium di Roma è pieno zeppo: è davvero sorprendente come, per un gruppo non certo commerciale come gli Einstuerzende, vi sia il tutto esaurito e una moltitudine di fan pronti ad acclamare ogni singolo pezzo. Il concerto si apre con le atmosfere psichedeliche di “Pestalozzi” per poi continuare con “Ist Ist”, dove lamiere, tubi, pezzi di metallo fanno il paio con un basso che sembra il motore di un tank in accensione. Con “Wedding” entrano in campo gli Einstuerzende più riflessivi. Blixa sussurra una dolce melodia in tedesco, accompagnato da un basso ostinato e da un ritmo via via incalzante. “Grazer Damm” fa calare il silenzio sull’auditorium con le sue atmosfere notturne e gli ipnotizzanti testi in tedesco. Ascoltate “Isso Isso” e ditemi se il carrello della spesa non suona bene! Il ritmo la fa da padrone e, se al posto di tubi e lamiere ci fosse un computer con suoni campionati, non avremmo altro che un pezzo dei Depeche Mode.

Il rumore è una forma d’arte e gli Einstuerzende sono qui per provarcelo una volta ancora. Rumore però non significa casino. Nulla è lasciato al caso: ogni suono, ogni percussione ha un posto ben preciso. E quando ce n’è uno di troppo, tutto si ferma. Pensate sia esagerato? Non avete visto Blixa Bargeld
che non inizia il pezzo se prima non viene eliminato un leggero rumore proveniente dall’amplificatore. Siamo lontani dagli estremismi di “Kollaps” ma la musica degli Einstuerzende suona tuttora attuale. Ci trovate le radici di tanti gruppi industrial emersi dagli Anni Novanta in poi. Riascoltatevi i Rammstein, i Ministry, gli Skinny Puppy
e vi accorgerete che ognuno di loro deve qualcosa ai rumoristi tedeschi. “How Did I die?”, con il suo lento incedere, potrebbe benissimo figurare su “the Fragile” dei Nine Inch Nails . Dopo “Everything will be fine” siamo al momento dei bis. Uso il plurale perché i bis sono ben due: nel primo lotto viene suonata “Let’s Do It a Dada”, un vero e proprio pezzo techno-industrial senza neanche un campionatore sul palco. Questa è la grandezza degli Einstuerzende! La malinconica “Alles in Allem” è tratta dall’omonimo disco del 2020 ed è seguita da “Susej”, da “Alles Wieden Offen” del 2007. Il secondo bis chiude il concerto con l’inquietante “Besser Isses” e le atmosfere più dilatate di “Redukt”. La perfetta chiusura di un concerto impegnativo ma mai noioso. Uno splendido viaggio ai confini fra la musica e il rumore sublimato a forma d’arte.