Ci sono band che scelgono la via della complessità tecnica, altre che puntano sulla ricercatezza melodica, e poi ci sono realtà come gli Stoned Vikings Pillaging Valhalla, che sembrano emergere direttamente da una fenditura nella roccia, portando con sé un’estetica primordiale, ruvida, quasi ritualistica. Il duo ligure – due “maniacs” dispersi nell’entroterra, come recita la loro micro-bio – non ha alcun interesse a risultare accomodante. Il loro EP d’esordio che porta lo stesso nome del progetto, è un lavoro che non chiede permessi: entra, devasta, lascia fumo e macerie, e se ne va senza voltarsi.
La proposta degli Stoned Vikings Pillaging Valhalla si colloca nel territorio dello stoner doom più viscerale, ma non si limita a replicarne i cliché. Mitch e Dario costruiscono un immaginario che va oltre il semplice riff pesante: qui c’è un mondo, un contesto narrativo, un’estetica che richiama rovine, miti nordici reinterpretati in chiave apocalittica, e un senso di desolazione che diventa quasi cinematografico. L’EP si presenta come “una discesa monolitica tra rovine, fuoco e fumo”, e raramente una descrizione autoprodotta risulta così aderente al contenuto.
La forza del lavoro sta soprattutto nella capacità di creare dinamiche reali, nonostante la natura pachidermica del genere. Le aperture ambientali, le sezioni più rarefatte, gli spoken word che sembrano estratti da un documentario storico distorto o da un sermone pronunciato in un bunker in fiamme: tutto contribuisce a un’esperienza che non si limita a “suonare pesante”, ma costruisce tensione, atmosfera, narrazione. È un EP che non si ascolta soltanto: si attraversa e si vive visceralmente.
La produzione, pur con qualche asperità, restituisce bene l’intenzione del duo. Le chitarre formano un muro denso, abrasivo, volutamente saturo, che in alcuni momenti sfiora il clipping ma senza mai compromettere l’impatto complessivo. La sezione ritmica mantiene un andamento ritualistico, quasi sciamanico, mentre le tastiere e il basso di Dario aggiungono quel velo di fumo che trasforma il tutto in un’esperienza quasi visiva. Lo spoken word, grezzo e lo-fi, crea un contrasto netto con la pulizia del resto del mix: una scelta che potrebbe dividere, ma che contribuisce a rafforzare l’identità del progetto.
Un plauso per la scelta di relegare alla batteria un ruolo di semplice gondoliere nelle rive di un fiume Stige ricolmo di fango. Rimane lì, nelle retrovie, ma ha un ruolo centrale, d’impatto e di sostegno reale. Less is more, dicono gli inglesi.
Mi si consenta di dire che, pur non essendo un prodotto pensato per tutti, l’EP lascia il segno. Qualcuno potrebbe obiettare circa la durata estesa dei brani, la ripetitività ipnotica di alcune sezioni e la scelta di adottare un linguaggio esclusivamente strumentale, le quali cose potrebbero mettere alla prova gli ascoltatori meno avvezzi al doom più atmosferico. Ma è proprio qui che gli Stoned Vikings Pillaging Valhalla mostrano la loro natura: non cercano compromessi, non cercano scorciatoie, non cercano di piacere. Cercano di evocare, di lasciare di stucco con vere emozioni. Provocano in modo strafottente con poche, pesate e misurate imperfezioni che rendono questo lavoro dannatamente umano. E ci riescono lasciandomi senza parole.
Il risultato è un EP che, pur muovendosi in un territorio di nicchia, ha un potenziale enorme nel suo contesto naturale: playlist doom, circuiti underground, colonne sonore di videogiochi o film che richiedono un’atmosfera di rovina imminente. È musica che non accompagna, ma fa da padrona, da protagonista.
Gli Stoned Vikings Pillaging Valhalla non conoscono i convenevoli e lo sanno bene. costruiscono un’identità precisa, riconoscibile, credibile. Un’identità che nasce da una miscela personale di influenze – Electric Wizard, Dopelord, Sleep – e da una visione estetica che non teme di essere estrema, criptica, quasi ostile. E proprio per questo affascinante.
Il Valhalla farebbe bene a iniziare a preoccuparsi.
Voto: 8,5/10