Nessuna pietà. Con queste sole due parole si può riassumere il Morbid Fest, un minifestival all’insegna del death/grind tenutosi in prossimità del Santo Natale. Per una sera Ciampino è stata sommersa da suoni apocalittici e blasfemi che di natalizio avevano ben poco. Mi perdo purtroppo i primi tre gruppi: i cileni Ater, i greci Nightfall e Suicidal Angels autori, mi è stato riferito, di ottime esibizioni, in perfetto tema con la serata. Giusto il tempo di acclimatarsi e i Terrorizer salgono sul palco. La band americana non ha certo una discografia ricca, nonostante sia stata fondata nel 1986. In pratica, un unico, grande album: “World Downsfall” del 1989, che però è uno dei manifesti del grind e ancora oggi detta le regole del genere. Poi più nulla fino al 2006, quando viene pubblicato “Darker Days Ahead”, più altri due album in studio nel periodo fino a oggi. Se ne potrebbe trarre l’immagine di un gruppo che tiri a campare dal vivo. E qui sta l’errore. I quattro americani si presentano ben determinati a non lasciare prigionieri. Del resto, sul palco non ci sono dei perfetti sconosciuti: al basso David Vincent, l’immagine e la mente dei Morbid Angel, ovvero uno dei gruppi che il death metal lo hanno inventato e portato ai massimi livelli stilistici. Alla batteria, Pete Sandoval, uno che, assieme a Mick Harris dei Napalm Death, ha inventato il blast beat, lo stile di batteria che ormai si insegna in tutte le scuole di musica (vabbè, non proprio in tutte…). L’inizio non lascia scampo: si comincia con “Horde of Zombies” ma è una delle poche concessioni al repertorio più vicino nel tempo. Segue infatti “After World Obliteration”, che apre “World Downfall”, e molti altri brani che hanno fatto il “successo” dell’album. “Fear of Napalm”, “Corporation Pull in”, “Strategic Warheads”, “Enslaved by Propaganda” si susseguono senza tregua. Alla voce c’è un convincente Brian Werner, ex voce dei Vital Remains nonché ex sacerdote del Tempio Satanico, da cui poi si è distanziato per differenze di vedute. Dietro le pelli, Sandoval sembra un metronomo impazzito. Potenza e precisione vanno a braccetto e si coniugano a perfezione con il basso pulsante di David Vincent, che non può non rimandare ai Morbid Angel più diretti. Un plauso anche a Richie Brown, chitarrista ben inserito nel gruppo ma che per questo non rinuncia alla sua personalità. Un momento di raccoglimento per ricordare l’indimenticato Jesse Pintado, che dei Terrorizer ha fatto parte prima di entrare nei Napalm Death, e subito viene avanti un’altra scarica di pezzi come “Need to Live”, “ Ripped to Shred”, “Infestation”, “Dead Shall Rise”. Chiudono la trascinate “Crematorium” (da “Darker Days Ahead”) e “Nightmare”. La band esce dal palco e ci vuole un po’ di tempo per riprendere coscienza. Un’ora di concerto dei Terrorizer equivalgono a tre di un concerto normale! A fare la parte del leone per questo Morbid Fest sono i Possessed, progenitori del death metal assieme ai Death e agli Slayer (a seconda che li consideriate death la band di Tom Araya, naturalmente).Tutti conoscono i Possessed per il fondamentale “Seven Churches”, uno dei capisaldi della musica estrema negli Anni Ottanta, stasera suonato per l’occasione nella sua interezza. A guidare il manipolo di posseduti c’è sempre Jeff Becerra, uno dei primi cantanti (se non il primo) ad adottare il tipico stile “growl”. Dopo “Eyer of Horror” e “Tribulation”, l’intro de “l’Esorcista” introduce l’omonimo pezzo che dà il via all’esecuzione di “Seven Churches”. “Pentagram”, “Burning in Hell”,” Evil Warriors” sono alla base di ciò che l’heavy metal più estemo è oggi e di buona parte dei sottogeneri che si sono sviluppati da allora fino ad oggi. Riascoltare “Satan’s Curse”, “Holy Hell”,”Twisted Minds” ci fa scoprire da chi abbiano preso ispirazione tanti gruppi che ascoltiamo oggi. Certo, il suono risulta datato in alcune parti ma è comunque affascinante tornare alle radici del nostro genere. “Fallen Angel”, “Death Metal” e un altro paio di brani completano l’ora e mezza di concerto della band di San Francisco. Ripetitivi in alcuni frangenti, i Possessed hanno comunque offerto una bella esibizione, grazie anche alla freschezza della sezione ritmica. Peccato per la voce di Jeff Becerra, che spesso è stata sovrastata dal suono degli strumenti e non ha potuto esprimersi in tutta la sua cattiveria. A questo punto sorge spontanea una domanda: a quando un nuovo album?
