Uno dei tanti figli o nipoti generato da quell’ universo musicale denominato jazz , l’hip hop/rap, esso stesso oggi gli restituisce, in un piacevole ed innovativo cortocircuito, un proprio magma genetico .

Hip hop che infatti ha sempre plasmato le proprie nuove combinazioni sonore pescando dal patrimonio di suoni del jazz e dei suoi parenti strettissimi (soul & funk), dando vita all’arte del diggin e del campionamento creativo.

Oggi, grazie al nuovo album di Kassa Overall, “Cream”, è invece l’hip hop che fornisce gli standards a cui il jazz può attingere per creare nuova materia sonica, in un gioco di rimandi sul rimando (perdonate l’azzardato gioco di parole).

Se giova ricordare, al di là dell’utilizzo dei campionamenti, i proficui incontri tra jazz ed hip hop come il Miles Davis di “Doo-Bop”, gli album di Gang Starr/Guru/Jazzmatazz e degli Us3, in questo caso un jazzista rilegge vere e proprie icone del rap , facendo assurgere i loro brani a veri e propri nuovi “standard”, proseguendo quella pratica comune ed imprescindibile di ogni jazzista.

Il repertorio spazia da The Notorius B.I.G. , ai Wu-Tahn Clan, Dr. DRe, A Tibe Called Quest , Outkast, dimostrando una conoscenza non settoriale della materia e rendendo ondivaghe le strutture sonore scelte, spaziando da arrangiamenti propri del più vulcanico Hard-bop ad atmosfere più languidamente cool.

Un cerchio che si chiude  ma anche un nuovo arco che si staglia all’orizzonte, per una dimensione aperta di black music, senza confini temporali e restrizioni ideologiche.

Se adorate i The Roots, che scelsero di rendere “umano” e “suonato” l’hip hop, questo album vi farà scoprire la chiave jazz dei vostri eroi del rap e rammenterà ancora una volta l’importanza di etichette discografiche come la mai troppo lodata “Warp”, pilastro di innumerevoli gioielli dell’elettronica. Voto: 8