Il report del live: Overwhelm e Hateseed ad infiammare Chiavari

La notte di ieri ha regalato a Chiavari una di quelle serate metal che restano impresse nella mente. Ad animare la fornace dell’Excalibur Pub, tempio storico per gli adepti del genere, due band dal carisma opposto ma complementare: i groove-metallers Hateseed in apertura e i thrashers locali Overwhelm a chiudere in bellezza. Una serata, quella di Overwhelm e Hateseed a Chiavari, che ha dimostrato tutta la vitalità della scena underground italiana

Il groove granitico degli Hateseed: apertura con classe

Dalla provincia di La Spezia emerge una delle proposte più crude e irriducibili della scena metal italiana contemporanea: gli Hateseed sono il paradigma stesso della freschezza sonora che scuote gli equilibri di un underground spesso autoreferenziale e compiaciuto di sé. La loro formula è semplice ma devastante: groove metal fuso a thrash metal in dosaggi calibrati per generare il massimo impatto psicologico, distinto da riff ossessivi che si ripetono come mantra ipnotici e apocalittici, figure ritmiche che non concedono tregua all’ascoltatore e un’energia grezza, quasi tribale, che trasmette un senso di ansia e pressione fisica tangibile.

Con l’uscita di “Rising Through Decay” (novembre 2025), il loro primo album manifesto, gli Hateseed consolidano una dichiarazione d’intenti inequivocabile: titoli come “Strangled”, “Senseless Atrocity”, “Overflowing Anger” e “My Living Nightmare” non sono meri dettagli estetico-concettuali, bensì una roadmap tematica che traccia il territorio emozionale di una band consapevole di navigare nelle acque più buie della contemporaneità metal.

Non cercano la gloria del mainstream né la simpatia della critica blandisce: gli Hateseed costruiscono il loro percorso con la metodica determinazione di chi sa di avere qualcosa da dire e non intende negoziare i termini e condizioni della propria espressione artistica. Una realtà giovane che merita tutta l’attenzione di chi comprende che il futuro del metal italiano passa attraverso formazioni come questa, capaci di coniugare la brutalità sonora con una consapevolezza stilistica non superficiale.

La formazione, che unisce l’esperienza di Andrea Livi (chitarra) e Ivan Magnani (voce e basso) alla potenza di Gabriele Turco (chitarra) e Edward Friese (batteria), ha scelto la via della potenza pura.
Il loro show è un martellamento ipnotico. Magnani, frontman diretto ma anche incredibilmente positivo, umile e propositivo, ha saputo dosare pesanti riff e battute con il pubblico, creando un’atmosfera di fiducia e interesse, supportato da due chitarre melmose e imponenti, con suoni complementari fra loro (una più grassa e una più tagliente). Edward, nel contempo, si occupa di tessere un mix di pattern di batteria tanto precisi quanto potenti, figurando come un eccellente drummer. Prestazione indubbiamente maiuscola per un grande inizio di serata.

La copertina di "Rising Through Decay", ultimo lavoro degli Hateseed.

Il thrash irrefrenabile degli Overwhelm: i padroni di casa scatenano il caos

Gli Overwhelm incarnano la purezza del thrash metal old school direttamente dalle coste liguri di Sestri Levante, dove dal 2011 il trio formato da Roberto Belli (voce e chitarra), Luca Scovazzi (basso) e Mattia Vacca (batteria) coltiva con dedizione una ricerca sonora che non sceglie mai la via facile. Ciò che distingue la loro proposta dal caos delle generiche brutalità moderne è una sensibilità melodica mai messa da parte, una capacità di tessere assoli lunghi e nevrotici che si alternano a cambi di marcia decisi e brutali, il tutto sorretto da una sezione ritmica martellante e inflessibile e mai relegata al classico skank beat, breakdown o mid tempo scolastici.

Nei loro ultimi lavori, dall’album d’esordio omonimo fino alla più recente e inquietante “Scary Tales”, il loro songwriting rivela una progressiva maturità stilistica dove l’aggressività del genere convive con quel “demoniaco heavy metal” che nei primi anni ’80 trasformò la rabbia punk in furia genuina e senza compromessi. Non ci sono fronzoli nel loro arsenale: solo riff affilati, linee di basso eclettiche e una voce carica di dolore espressivo, ma mai autoindulgente.

Quando sono saliti sul palco gli Overwhelm, l’energia è schizzata alle stelle. Il trio di Sestri Levante ha dato vita a un set serrato e tecnico, un puro concentrato di thrash metal classico, che riesce ad uscire dagli stilemi del genere con interessanti sviluppi ritmici e chitarristici, che conferiscono alla band una freschezza tale da rendere l’ascolto ipnotico e godibile, sempre.

I riff di Belli sono affilati e taglienti come rasoi, la sezione ritmica è un treno merci in corsa (e il locale, scherzo del destino, è a ridosso della ferrovia e ne sono passati svariati). La loro musica è un omaggio agli anni d’oro del genere, ma suonato con una verve e una proprietà di linguaggio consolidata e ricca di personalità. Il momento più toccante? Quando Roby ha approfittato per un saluto sia all’ex bassista Gianluca Eroico, per poi rivolgersi al pubblico con un: “Lì, nel pubblico, il maestro Simone Terigi, dei Lucid Dream!”. Un gesto che ha evidenziato un accorato supporto spinto dall’amicizia e non dall’opportunismo o dalla cosidetta “etiquette”.

Roby Belli degli Overwhelm

Pubblico e location: il terzo protagonista a Chiavari

Ma una serata come questa non si manifesta solo sul palco. Il vero termometro dell’evento è stato il pubblico dell’Excalibur: un mix perfetto di veterani con le magliette di band d’epoca e nuovi adepti mossi da curiosità e quel tanto bello spirito di camraderie che tutti abbiamo avuto da ragazzi.

La reazione è stata istantanea: headbanging collettivo, cori spontanei e mosh pit rispettosi ma energici. Da menzionare, in fondo alla sala, un gruppo di irriducibili che dopo ogni brano lanciava growl di approvazione da manuale, diventando una colonna sonora alternativa, anche se sovente ho temuto il peggio per le loro malcapitate corde vocali.
A fare da cornice, la resa sonora impeccabile del locale, che ha esaltato sia la granulosità degli Hateseed che la nitidezza aggressiva degli Overwhelm, sapientemente gestita dal fonico Andrea Carozzo.

I motivi di una serata così indimenticabile

Perché questa serata mi ha colpito così tanto? Innanzitutto per la qualità di entrambe le band, preparate e autrici di uno show convincente su tutti i fronti. In seconda battuta perché entrambe le band hanno saputo creare un ponte simbiotico con il pubblico, che non è mai dovuto essere forzato a interagire, ma si è goduto la serata in modo spontaneo. E, in tertiis, la cornice dell’Excalibur Pub si inquadra come lo scenario perfetto dove questo evento potesse avere luogo.

All’atto di uscire dal locale, l’aria di Chiavari sembrava più leggera. La pioggia era solo un ricordo lontano, sostituita dal ronzio nelle orecchie e dall’adrenalina nelle vene. Il concerto di Overwhelm e Hateseed a Chiavari ha lasciato il segno, confermando che la scena metal italiana è viva, vegeta e sa parlare direttamente al cuore di chi la vive. E per scoprirlo, talvolta, bastano dieci minuti in motorino.