Per parecchi anni “Medicine Show” è stato il grande assente fra le ristampe di dischi storici su cd. Ne esisteva solo una prima versione uscita proprio quando il compact era ai suoi albori, ma poi non era mai stato ristampato e le copie andavano via a prezzi veramente alti. Poi quando la musica è diventata principalmente una passione per anziani collezionisti, di “Medicine Show” si è definitivamente capito il valore, sia economico che soprattutto artistico e le ristampe hanno cominciato a fioccare. Quella del 2010, ancora abbastanza spartana, aveva aggiunto i cinque brani dell’ep “This Is Not The New Dream Syndicate Album… Live”, pubblicato nel 1984. Questa nuova e direi definitiva edizione apre gli archivi e i cassetti e mette dentro un ben di dio a cui difficilmente un fan di Steve Wynn e della sua creatura può rinunciare.

Per chi non fosse proprio esperto dell’epoca di cui parliamo, sostanzialmente gli anni ’80, i Dream Syndicate e le altre band del cosiddetto Paisley Uynderground, con la loro psichedelia amichevole, le camicie a fiori e l’aria da californiani gentili, consentirono a tanti appassionati del rock di non impazzire nell’era dei synth, dei mullet e dell’elettronica buttata dentro qualunque produzione musicale. Era musica sincera, fatta da persone con aspetto normale, che pescava dalle influenze giuste: il blues, il country rock, i Creedence, il Neil Young più elettrico, un po’ di pop ma proprio poco, e ne tirava fuori qualcosa di mai sentito prima eppure affine al sentimento di chiunque. Mentre altri si perdevano per strada, Steve Wynn continuò la sua strada sincera nella solita direzione e poi negli ultimi anni, ha messo insieme di nuovo la vecchia banda mettendo fuori ancora dischi con un tiro spaventoso. Ma questo “Medicine Show”, dio mio non sbaglia una nota, non contiene mezza strofa superflua, è la perfezione fatta disco. Contiene canzoni che sono immortali ancora oggi (“Burn”, “The Medicine Show”, “Merritville”) e poi quel capolavoro di psichedelia tuttora moderna che è “John Coltrane Stereo Blues”. Il tutto con un Wynn in stato di grazia e soprattutto con un Karl Precoda (che già nel disco successivo non ci sarà più) che in un paio di anni ribaltò completamente il modo di usare la chitarra e ne tirò fuori suoni che non si sentivano più dai tempi di Hendrix.
Si sarà capito insomma, che questo disco è imprescindibile per chiunque sostenga di amare la musica rock. E potendo, questa del 2025 è la versione da avere: perchè nel secondo cd rimette l’antico Ep live espandendolo fino alle dimensioni di un concerto vero; perché nel terzo mette un live al CBGB’s appena precedente all’uscita di questo album. Perchè per questa edizione, per cui i Syndicate hanno lavorato personalmente (non è una storia di speculazione di qualche major, infatti hanno resuscitato la loro etichetta personale Down There), Wynn e gli altri hanno messo mano a decine di nastri, raccolto materiale anche dai vecchi sodali quali Kendra Smith (rimasta solo per il primo disco) e nel quarto cd propongono una serie di cose davvero inedite, tra cui “Suzie Q”, “Born On The Bayou”, “Don’t Fear The Reaper”, così tanto per farvi venire voglia di ascoltare.Una cascata di pezzi live (parecchie “John Coltrane…” ma mi sembrano tutte irrinunciabili), qualche outtake di qualità, qualche inedito. C’è tanta sana elettricità in questo box da accendere altro che le luci del vostro albero di Natale. E’ il momento migliore per farlo vostro.