Prologo

Partecipare a una serata di questo calibro rappresenta davvero un privilegio. La scelta di partire in anticipo ha permesso di affrontare con serenità la questione sempre spinosa del parcheggio a Savona, dove la risorsa più preziosa non è certamente il paesaggio marino né l’enogastronomia, bensì uno spazio dove lasciare l’auto, anche perché un live report in occasione dell’ultimo live ligure dei Necrodeath è più che doveroso.

Dopo una piacevole camminata attraverso i caratteristici caruggi savonesi, ci si ritrova davanti a un pub dall’esterno accogliente e impeccabilmente curato. Ciò che colpisce, tuttavia, è lo spazio principale: dietro un tendaggio si apre una sala dalle dimensioni sorprendenti, con un palcoscenico rialzato perfettamente attrezzato. L’organizzazione della serata è stata impeccabile, così come la gestione degli accessi. L’evento è sold out, con un pubblico variegato composto da volti amici storici, musicisti protagonisti della serata, collaboratori di altre testate specializzate e operatori del settore musicale underground.

Hellcrash: la velocità incontrollata dello speed metal

La serata si apre con il cambio palco rocambolesco degli Hellcrash. Benché penalizzati inizialmente da una resa FOH non ottimale, il fonico ha prontamente corretto i parametri durante l’esibizione, permettendo alla band di esprimere tutta la propria potenza.

Lo show è stato straordinario: energico, sfrontato e musicalmente competente. Gli Hellcrash hanno dimostrato di possedere tutti i numeri per regalare al pubblico la versione più iconoclasta e cattiva dello speed metal britannico degli anni Ottanta. I ragazzi si divertono sul palco, sanno trasmetterlo e, soprattutto, suonano con dannata bravura.

Ciò che ha colpito particolarmente è l’umiltà con cui affrontano le loro performance: al termine dello show, l’interazione con il pubblico è stata cordiale e piena di aneddoti dal vivo di una band ancora giovane ma con un background già nutrito. Uno show di grande qualità che ha messo tutti d’accordo indistintamente, confermando come lo speed metal sia un linguaggio universale capace di entusiasmare il pubblico e prepararlo adeguatamente alla serata.

Dohlmen: sonorità sludge dalla Sardegna

Il cambio palco introduce Dohlmen, band proveniente dalla Sardegna che si è sottoposta a un viaggio notevole per raggiungere il territorio ligustico. Sul palco hanno ricordato il legame indissolubile che li unisce a questa terra.

Descrivere il loro genere è certamente un’operazione complessa: si tratta di un coacervo di sonorità che attingono dallo sludge e dallo stoner, mescolate a elementi profondamente drone in un miscuglio difficile da categorizzare. Ciò che emerge è un viaggio lisergico magistralmente gestito da un trio che ha letteralmente ipnotizzato i presenti.

Menzione d’onore al batterista, vero protagonista indiscusso della performance: una macchina da guerra dotata di precisione spaventosa e un pocket ritmico inarrivabile. Il sound dei tre musicisti si mescolava alla perfezione sia dal punto di vista del front-of-the-house sia dal palcoscenico, creando un’atmosfera di coinvolgimento, profondità e qualità raramente riscontrabili.

I Dohlmen si sono rivelati una sorpresa estremamente positiva, lasciando il desiderio sincero di rincontrarli al più presto.

Necrodeath: l’ultimo atto ligure di una leggenda

Le emozioni non mancano quando si comprende di assistere all’ultimo live in territorio ligure di una band seguita sin dall’adolescenza. Il cambio palco è stato paradossalmente rapido, scandito dal tempo di una sigaretta, ma è bastato a capire che l’aria stava per cambiare.

I Necrodeath salgono sul palco consapevoli della grossa responsabilità del momento. Questa emozione trasuda dalla performance, ma viene trasformata dai ragazzi nel motore inarrestabile di un’esibizione di grande qualità e maestria.

Il repertorio è stato eterogeneo e strategicamente costruito: si parte dalla violentissima Hate and Scorn, si prosegue verso gli album più recenti come 100% Hell, si attinge dall’ultimo lavoro Arimortis (che abbiamo recensito qui) e persino da The Seven Deadly Sins. La setlist è un coacervo del repertorio a marchio Necrodeath, acclamati spontaneamente da un pubblico consapevole dell’importanza del momento.

Sul finire, due cover precedute da un discorso di Peso che invita sinceramente a continuare a seguire le band underground, pronunciato non senza emozione. Tra gli episodi più sentiti, spicca At The Roots Of Evil, brano con cui personalmente ho un legame indissolubile da tempo.

Considerazioni finali

Si torna a casa con il magone, pieni di emozioni e con la necessità di ringraziare le band per l’immenso show e i Necrodeath per avere illuminato le pagine più oscure ma rincuoranti del genere, pagine che in molti casi hanno definito l’intera adolescenza di chi ha avuto la fortuna di seguirli fin dalle origini. Una serata che rimane impressa non solo come un autentico spettacolo, ma come esperienza condivisa di una comunità musicale che continua a coltivare l’underground metal con dedizione e autenticità.