Quando nel 2021, dopo un paio di demo, aveva debuttato ufficialmente con il mini album “Pulling Focus”, questo quintetto di Chicago si era subito fatto notare, sia per la qualità musicale, un pop punk imparentato con uno strato pesante di metalcore, ancora grezzo, ma efficace e sia per l’origine dei musicisti. Infatti vedere e sentire cinque afroamericani e indigeni che si agitano e suonano a volumi impossibile non è cosa di tutti i giorni. In molti hanno pensato ad una provocazione ed invece i ragazzi con questo secondo album sulla lunga distanza, ci dimostrano che sono maledettamente seri, anche se amano svaccare e divertirsi, come vediamo in alcuni videoclip. I brani affrontano con forza la situazione di emarginati all’interno di una scena dominata da bianchi, ma anche temi universali come la rabbia e l’incertezza di chi ha radici dall’altra parte del mondo. “Ever After”, sostenuto da una produzione tostissima, consta di tredici brani, tutti sotto i quattro minuti, e vi assicuro che sono tutti potenziali hit, c’è la pesantezza del metalcore, con alcuni riff spaccamontagne, ma vengono risolti con successioni armoniche accattivanti, su cui poggiano refrain fantastici, con la voce di Blake Evaristo, aiutata dall’ugola grintosa del chitarrista Brompton Jackson, che domina(no), e che vorresti sentire e cantare mille volte (vi cito solo “Disaster/Peace”, “Something Isn’t Right Here”, “Seconds/Centuries”, “Real Juicer Hours” e “Daydream”, ma non trovo passaggi a vuoto). Questo stile viene spesso tacciato di semplicità, ma per non risultare banali ci vogliono attributi e capacità di scrittura. Gli Action/Adventure hanno entrambe le cose e “Action Ever” è il mio disco del momento.