Questo è un album che piacerà non solo ai fans del rock blues, ma in generale a tutti gli appassionati di classic rock e hard rock di ispirazione settantiana.

Questa volta inizio dalla fine per descrivere in due righe il secondo album di Dyer Davis, chitarrista, cantante e compositore statunitense che torna sul mercato dopo le buone impressioni suscitate negli addetti ai lavori dal primo spumeggiante esordio “Dog Bites Back”.

Accompagnato dal bassista Will Weiner, dal batterista David Weatherspoon e dal tastierista Warren Beck, Davis gioca con il rock blues tra ispirazioni dichiaratamente “British” e tradizionale southern blues americano, anche se è palese una devozione particolare per gli eroi britannici di primi anni settanta, Cream e Yardbirds su tutti, mentre per quanto riguarda l’America è un continuo avanti e indietro tra le leggende del blues e le influenze southern di Lynyrd Skynyrd e degli Allman Brothers.

Ne esce un sound coinvolgente e sanguigno, dove la voce di Davis è perfettamente inserita nel sound e le canzoni viaggiano lineari senza grossi sussulti ma neanche cadute.

I primi minuti sono tutti dedicati al blues di scuola britannica, con due tracce dove la chitarra sciorina riff ad effetto immediato (“I Ain’t Lyin’” e “Pass It Over”); nella title track è il groove a dire la sua in un andamento cadenzato e potente, mentre “Around The Bend” è la prima ballad di scuola southern a smorzare i toni e lasciare alla classica atmosfera sudista da cieli stellati e falò accesi il palcoscenico. “Damned” è un elettrizzante blues che prova a toccare le corde degli ascoltatpri delle radio, mentre “Baby” è la seconda ballad d’ispirazione southern scelta come singolo.

Un lavoro piacevole che consiglio a tutti gli amanti del rock blues britannico e del southern d’oltreoceano.