Per il nuovo progetto di Jake Kiszka, chitarrista dei Greta Van Fleet, era lecito immaginare una strada alternativa ai riferimenti zeppeliniani della band condivisa con i due fratelli, ed invece i Mirador pescano dallo stesso humus creativo, andando solo un po’ più lontani nel tempo. Ma facciamo un po’ di ordine: Jake conosce il cantante e chitarrista inglese Chris Turpin nel 2018, quando apre, con il suo duo Ida Mae, un concerto dei Greta Van Fleet a Detroit. La condivisione dell’amore per il folk, il blues del Delta e le radici del r’n’r, mette in allerta i due per un futuro progetto in comune.
L’occasione si presenta con i Mirador, che prendono forma come quartetto, per un debutto convincente, che evidenzia le influenze citate, avendo dalla sua anche la voce solida e bluesy di Chris, meno divisa di quella di Josh Kiszka, il carismatico vocalist dei GVF. Se Feels Like Gold e Roving Blade sbottonano l’album sulle ali dell’hard rock puro, Raider è un canto gospel trasformato in hard blues, blues che giganteggia nelle curve della slide di Blood And Custard, mentre Must I Go Bound ha umori da ballata folk. Il disco chiude in crescendo e in Dream Seller sembra di sentire il Rod Stewart dei tempi migliori. Vi lancio un’idea che profuma di provocazione: i nuovi Bad Company?
