Post punk che graffia con le parole

Questo è il quarto album degli inglesi Shame, che continuano ad entrare e uscire da un post punk in alcune fasi più irruento e arrembante, in altre più contenuto e robotico, innaffiato da abbondante new wave. La quarta fatica è ricca di variazioni sul tema e combina, forse in modo definitivo, l’attitudine punk degli inizi e quella più controllata dei lavori successivi. Per il modo di cantare, gestire le chitarre e i ritmi io ci sentirei anche qualcosa delle band anni duemila tipo i Killers, ma ampi sono anche i riferimenti più classici, dai Pavement ai Gang Of Four, dai Depeche Mode ai Talking Heads. Uno spettro ampio di echi e influenze che di fatto testimonia l’originalità del messaggio musicale: troviamo pezzi post punk fatti e finiti come l’iniziale titletrack, ma poi nel seguito ci sono psychobilly, alt country, indie, noise rock, tutto mischiato e perfino ritmi sudamericani con “Lampião”. Presentato così sembra un disco davvero strano, invece tutti questi elementi filano insieme senza disorientare né sconvolgere. Una sorta di normalità nel saper adattare generi e ritmi differenti al marchio Shame. Il tutto, va sottolineato, è comunque al servizio di testi sempre graffianti e non privi di significato.  Ascoltatevi per gradire la title track, un vero riassunto del loro stile!

“Stavo leggendo molte opere teatrali di Oscar Wilde – spiega il frontman Charlie Steen – in cui tutto ruotava attorno al paradosso. In ‘Cutthroat’ c’è tutta l’idea tratta da ‘Il ventaglio di Lady Windermere’: ‘La vita è troppo importante per essere presa sul serio’.
‘Cutthroat’ è una corsa sfrenata. È per il guidatore inesperto. Quello che vuole andare veloce senza alcun motivo se non quello di divertirsi. È guidato dalla fame. La fame di qualcosa di meglio. Di qualcosa che ti è stato detto che non meriti. È primordiale. È crudo. È senza remore. È la persona che si presenta alla festa senza essere stata invitata. Perché quando sei stato spinto giù, non puoi che risalire. Quando non hai niente, non hai niente da perdere”. Suoni moderni ma di spessore, testi studiati e con una loro profondità, non resta che sperimentare la resa dal vivo (e questi pezzi promettono di esplodere in versione live) per poter asserire con sicurezza che gli Shame sono diventati definitivamente grandi.