Da non crederci, ma i tedeschi Mob Rules con questo “Rise Of The Ruler” arrivano al decimo lavoro di studio. Rispetto agli esordi in prepotente chiave power metal, nel tempo, anche a causa di cambiamenti di line up, lo stile si era spostato verso qualcosa più melodico, anche se, intendiamoci, non hanno mai abbandonato l’idea di essere figli di Rainbow e Black Sabbath Dio-era (e non poteva essere altrimenti visto il nome). Questo lavoro segna un ritorno alle origini, e non solo musicalmente, visto che l’album riprende la storia concepita nei primi due dischi “Savage Land” e “Temple Of Two Suns”, pubblicati nel 1999 e 2000 e di fatto ne diventa la terza parte. Una storia, mai così attuale, di coraggio e resilienza in un’epoca post apocalittica, dove la vera guerra è approvvigionarsi delle scarse risorse rimaste sul pianeta. Il punto di forza del quintetto è sempre la voce stentorea di Klaus Dirks, un vero fuoriclasse, purtroppo poco citato quando si parla di grandi cantanti metal.
Tra riff assassini, melodie vocali stratosferiche, che reggono il passo di ritmi arrembanti e qualche pezzo più cadenzato (ascoltatevi come priorità “The Fall Of Dendayar”, “Exiled”, “Providence”, “Nomadic Oasis”, “Back To Savage Land” con un bel videoclip promozionale, e la chiusura epica di “Equilibrium”), “Rise Of The Ruler” è un autentico concentrato di come si debba fare un vero disco di metal moderno, senza storpiature né scopiazzature, pur senza inventare nulla. Oltre alle due chitarre, che si incrociano molto bene, un plauso va al tastierista Jan Christian Halfbrod, che si occupa della stesura dei testi. Posso dirlo senza offendere nessuno, da anni non tremo di emozione davanti ad album come questi, ma vi assicuro che se amate il power metal, in perfetto equilibrio tra power e metal, i Mob Rules hanno firmato un disco che amerete. Nota a margine: molto bella l’edizione deluxe, con 48 pagine di libretto e varie tracce bonus.
