Che gli inglesi Sleep Token siano la band del momento, il nome in ascesa prossimo al successo definitivo non è un segreto per nessuno. La critica che ricevono spesso è che vengono definiti metal band, ma di fatto hanno solo alcuni elementi di questa musica.
Ma la cosa da chiarire è che agli Sleep Token non interessa essere catalogati, sono totalmente disinteressati alle etichette, sono figli del nuovo millennio, ragazzi cresciuti con decine di influenze diverse, figli delle playlist digitali, dove rimbalzare dai Deftones a Lady Gaga dai Judas Priest ai Black Eyed Peas è l’assoluta normalità. Con questo quarto album, un meraviglioso miscuglio di post metal, noise, elettronica, shoegaze e soul, il tutto filtrato con un gusto pop che incanta, Vessel1 (voce e polistrumentista) e Vessel2 (batteria), compiono un ulteriore passo in avanti verso spostano l’asse ancora più avanti e con dieci brani che sono altrettanti possibili hit, sorretti da una produzione fantascientifica, ci ricordano che il pubblico è mutato, che la musica è cambiata e fermarsi a definire i generi è una perdita di tempo, perché tutto è fluido e in trasformazione.

Naturalmente è legittimo non apprezzare chi non offre un’indicazione sicura, personalmente amo le certezze, quei dischi che sin dalla copertina ti svelano il contenuto, ma apprezzo anche chi mi disorienta e mi costringe all’impegno. E gli Sleep Token ci riescono, ogni pezzo è alieno, un mescolarsi di brandelli e frammenti stilistici, che insieme formano comunque un abito adeguato, alieno e futurista, e proprio per questo affascinante, dove trovano spazio anche archi e fiati. Ed è sufficiente ascoltare “Emergence”, “Dangerous” e “Infinite Baths”, mastodontica conclusione, per comprendere che siamo davanti a qualcosa di mutante, che ridefinisce il rock da classifica e lo porta in una nuova dimensione. E il successo crescente del duo dimostra che la loro proposta è quello di cui il mercato ha bisogno. Ricordatevelo quando ci saranno decine di imitatori in giro.
I due leader, sul palco con alcuni turnisti, amano esibirsi mascherati, con una modalità originale, infatti è praticamente impossibile avere un’idea di chi si celi dietro i costumi, anche se in realtà i nomi di battesimo dei due Vassel sono di dominio pubblico. Ma, credetemi, il concetto del mistero dei musicisti è del tutto marginale, perché negli Sleep Token è la musica l’assoluta protagonista.
Lo dico senza problemi, “Even In Arcadia” ad oggi è il mio disco dell’anno, non certo per l’autunnale ed anonima copertina, ma per un senso di bellezza, in un misto di spontaneità e stupore, che genera ad ogni ascolto.
