Un concerto dei Manowar è come una sorta di celebrazione religiosa e chi vi partecipa è un fedele seguace religioso.
Se poi l’occasione è la data di Londra alla Brixton Academy, un piccolo gioiellino di inizio ‘900, riadattato dove vedere un concerto è pura poesia, per organizzazione e acustica( scordiamoci qua posti simili) ancora meglio.
Mi avvicino in taxi, con un tassista (uno dei pochi rimasti), inglese che mi cita e intona tutte alle canzoni dei Thin Lizzy, arrivo a Brixton un paio d’ore prima del concerto e dai pub intorno al teatro non esce altra musica che quella dei quattro “hammers of gods” con legioni i ogni età di metallari, sopratutto inglesi naturalmente e credo che se le avessi contate il 98% dei presenti indossava t-shirt dei Manowar, non c’è spazio oggi per altri gruppi.
All’entrata del foyer, lo stand del merchandising che verrà preso d’assalto ( nonostante i prezzi, 50 sterline la t-shirt deltour), trovato spazio nel mio posto riservato attendo con pazienza le 20.30, naturalmente non ci sono gruppi prima come da tradizione loro.
March of the Heroes Into Valhalla parte puntuale, il pubblico è carichissimo e per tutta la serata supporterà in maniera incredibile la band.
“Manowar” parte ed è il delirio totale, la voce di Eric Adams, a 73 anni è una cosa veramente incredibile, e i volumi naturalmente sono pazzeschi ma non impastati, potenti.
Si prosegue con “Kings Of Metal” e “Fighting The World”, eseguite magistralmente e anche De Maio è in forma (e per fortuna stasera non farà i suoi soliti discorsi), i leadwall posizionati lateralmente e dietro la band rendono ogni canzone un racconto epico, con delle fiammate pazzesca e che sento a metri di distanza.
“Brothers of metal”, ottimo batterista Dave Chedrick, così come il virtuoso della chitarra Michael Angelo Batio, anche se in alcune parti delle vecchie ie canzoni sento la mancanza di Ross The Boss.


Chiusa la prima parte di scaletta, arriva il momento che tutti aspettano compreso il sottoscritto, “Hai To England” suonato interamente, e sentito a Londra ha un altro valore. “Army Of The Immortals”suona incredibile, “Each Dawn I Die”, sono un ritorno all’adolescenza, “Blood Of My Enemies” è letteralmente sommersa dai canti del pubblico, “Kill With Power” è sempre una mazzata tra capo e collo.
Prima di “Black Arrows”, Joey De Maio propone una discutibile Little Wing di Hendrix, suonata insieme a Michael Angelo Batio, forse l’unico punto un po debole della serata. “Hail To England” e una fantastica “Bridge Of Death” chiudono la celebrazione, ancora sono stupito dalla resa di Eric Adams, fantastico.


La terza parte, prosegue con altre hits, “Son Of Odin”, “King Of Kings”, un altro duetto basso/chitarra fino ad arrivare ai bis.
“Warriors Of The World United” è cantata a squarciagola da chiunque, cosi come “Hail And Kill” e a concludere una “Black Wind, Fire & Steel” nella quale oltre alla distruzione delle corde del basso di Joey De Maio, regalate al pubblico , botti e fiammate assordanti , Adams ci regala un acuto finale pauroso di quasi un minuto.


Lo show è finito e come scritto sul leadwall, stasera i Manowar hanno spaccato ,,,,, insieme alla promessa di tornare e farlo di nuovo.
Credo la maggior parte di quelli che cerano saranno di nuovo presenti.
Prendo il taxi per tornare in albergo soddisfatto, ma appagato.

Part I: Greatest Hits Pt. 1

March of the Heroes Into Valhalla 

Manowar 

Kings of Metal 

Fighting the World 

Brothers of Metal Pt. 1 

Part II: Hail to England

Army of the Immortals 

Each Dawn I Die 

Blood of My Enemies 

Kill With Power 

Guitar & Bass Duet 
(Including section from Little Wing (Jimi Hendrix song)) 

Black Arrows 

Hail to England 

Bridge of Death 

Part III: Greatest Hits Pt. 2

Sons of Odin 

House of Death 

King of Kings 

Guitar & Bass Duet 
(2nd duet)
Fight Until We Die 

Encore:

Warriors of the World United 

Hail and Kill 
(Without intro) 

Black Wind, Fire and Steel 


Army of the Dead, Part II