Torna disponibile con questa ristampa, un album che ancora adesso sente addosso l’odore putrido della morte violenta. Cerchiamo di capire perché. I The Gits si formano nel 1986 a Yellow Springs, nell’Ohio, si muovono in quelle zone periferiche dove punk, garage e metal si incontrano, qualcuno lo etichetterà grunge, ma i The Gits (inizialmente Snivelling Little Rat Faced Gits) hanno uno spirito punk e la loro musica non mente, è coraggio, ribellione e urla. A dare forza alla band è la cantante Mia Zapata, che si distingue sin dall’album di esordio non ufficiale del 1988 “Private Lubs”, seguono alcuni singoli acclamati dalla critica indipendente ed infine, quando sono di stanza a Seattle, arriva questo esordio del 1992 su C/Z Records, label di riferimento per la “gioventù grunge”. “Frenching The Bully” conquista il pubblico giovane, che scopre di avere molto in comune con il canto disperato di Mia, una frontgirl spontanea e trascinante, che canta di rabbia, di solitudine, di sentimenti calpestati con uno spirito “no future”. Al disco seguono concerti ed un’intensa attività promozionale nei canali underground. Quando la band sta lavorando al nuovo disco “Enter: The Conquering Chicken”, la notte del 7 luglio 1993 Mia Zapata viene brutalmente stuprata e assassinata. Nonostante la mobilitazione generale e le ricerche delle forze dell’ordine, ci vorranno sette anni per trovare l’assassino, un pescatore di origini cubane, condannato nel 2004 a 36 anni di carcere per omicidio.

Una bellissima ed intensa espressione di Mia Zapata

Quel drammatico episodio alimenterà una sorta di leggenda intorno a Mia Zapata; che al contrario non cercava nessun tipo di fama, e comunque non certo in questo tragico modo, ma aspirava solo di poter cantare la sua musica; riportata oggi a galla dalla Sub Pop, l’etichetta che negli anni ’90 ha identificato il sound di Seattle; riemerge potente, rabbiosa e piena di vita, quella vita che hanno strappato a Mia, una ragazza che aveva scelto il rock per esprimere la propria personalità. Citare titoli, tra i tredici della scaletta, non ha quasi senso perché l’album brucia vita nel suo insieme, nel suo essere un atto di totale ribellione ed allo stesso di consapevolezza che se non si resta all’interno di certi confini artistici il successo non arriderà mai. Ma a Mia e i suoi tre compagni, Joe Spleen, chitarra; Steve Moriarty, batteria e Matt Dresdner, basso; non interessava nient’altro che suonare sporchi e ruvidi, come sempre certo rock dovrebbe essere. E se volete anche un solo esempio eccovi “Second Skin”.

È doveroso aggiungere che dopo l’omicidio della cantante Zapata, i suoi amici e amiche hanno creato un gruppo di autodifesa chiamato “Home Alive”, organizzando corsi di autodifesa per donne, concerti di beneficenza e pubblicato album con la partecipazione, tra gli altri di Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden, Heart e i Presidents of the United States of America. Joan Jett ha fatto di più, registrando un album con i The Gits chiamato Evil Stig (“Gits Live” al contrario), per omaggiare la collega scomparsa e raccogliere fondi per l’associazione.

L’influenza, certificata o inconscia di Mia Zapata sul rock al femminile negli anni si è rivelata enorme, con citazioni da parte di numerose musiciste. Ma ascoltando Amyl And The Sniffers, Juliette Lewis, Starcrawler e Amanda Palmer, per citare alcuni nomi, non credo che ci sia bisogno di aggiungere altro,

La copertina originale dell’album (1993)

A differenza della ristampa del 2007, qui non troviamo canzoni bonus, ci sono solo i 33 minuti originali che bruciano di un rock onesto e diretto, privo di sovrastrutture, così come voleva essere Mia Zapata, una donna libera di tornare a casa di notte dopo una serata al pub con gli amici. Una cosa semplice e banale, ma che per una donna ancora oggi, a distanza di 32 anni esatti da quella tragica sera, può diventare un pericolo mortale.

Mia Zapata su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Mia_Zapata

I The Gits in concerto (foto di Steve Moriarty)