Tornano, pubblicando il terzo album della loro carriera, gli svedesi The Riven che, partiti dal classic rock del primo omonimo album e passando per le prime avvisaglie di un indurimento del sound in “Peace And Conflict”, uscito tre anni fa, continuano il loro cammino verso il traguardo di un heavy rock ispirato al periodo a cavallo tra il decennio settantiano e quello successivo.
Per chi non ha ancora avuto il piacere di ascoltarli nei loro primi lavori, ricordo che il gruppo proveniente da Stoccolma, ma con legami londinesi, è formato dalla cantante Totta Ekebergh, dai due chitarristi Joakim Sandegård e Arnau Díaz, da Max Ternebring al basso e dal nuovo entrato Elias Jonsson alle pelli.
“Visions Of Tomorrow”, come avrete intuito, affonda ancora di più il coltello dalla parte heavy della musica dei The Riven, accentuando il suono chitarristico e facendo salire in cattedra la voce della Ekebergh, decisa e potente.
Fin dall’opener “Far Away From Home”, il quintetto svedese mette in mostra la sua grezza passione per l’hard rock e l’hard & heavy del periodo d’oro, quando a fare il bello e cattivo tempo negli stereo degli appassionati erano gli album di Whitesnake e UFO, ma con quel pizzico di attitudine rock’n’roll cara non solo alla scena settantiana ma anche a quella svedese di metà anni novanta.
Ottima la prestazione della cantante, ma è tutto il gruppo che gira alla massima potenza con le due asce a macinare riff su riff e ad incendiare brani come “Set My Heart On Fire”, “On My Mind (Tonight) e la title track. Più grezzi e retrò (per esempio) dei Blues Pills e accostabili agli Heavy Feather come attitudine, grazie all’impatto di un album come “Visions Of Tomorrow” i The Riven non possono passare inosservati dagli amanti dei gruppi storici citati in precedenza.
