Enio Nicolini And The Otron ‘Suitcase Man’ (Live Tribe Music, 2025)
Si chiude con “Suitecase Man” la trilogia improntata da Enio Nicoli, uno dei musicisti più energici, attivi ed entusiasti dell’intera scena metal italiana degli ultimi 40 anni. Anche se confinare Enio nel metal è delittuoso, perché il suo spirito lo porta continuamente a cercare nuovi spazi creativi e nuove soluzioni creative. Infatti con il progetto The Otron ha costruito un percorso molto interessante: eliminare la chitarra, per dare spazio e volume al basso in power chord, con il supporto di voce, batteria e synth, per un risultato sonoro potentissimo, che avanza come un bulldozer e schiaccia tutto ciò che incontra. Tuttavia non aspettatevi solo un monolite, perché melodia e passaggi variegati sono alla base delle composizioni e se vi serve qualche riferimento penso ad un incrocio tra Machine Head e Tool, con inserti di entità minori come Anyone, Orgy e T-Ride, grandi band che hanno illuminato la parte oscura del metal anni ’90. Dieci i brani proposti, con l’iniziale title track affidata al canto di Luciano Palermi, che poi consegna il testimone ad Angus Bidoli (Fingernails), per un viaggio sonoro ricco di stupore, che dimostra come la musica pesante, metal o rock che sia, abbia ancora ampi spazi di esplorazione, a condizione di essere curiosi e soprattutto che finisca in mano a musicisti virtuosi come Enio Nicolini che, a dispetto dell’età non più giovanile, si conferma uno sperimentatore indomito. Il futuro è alle porte e il viaggio del protagonista del concept “Suitcase Man”, ne è una solida conferma, non solo musicale, ma anche nell’idea futurista di creatività. (Gianni Della Cioppa)

Hesperia “Fra Li Monti Sibillini (Black Medieval Winter Over The Sibylline Mounts)” (Hammerheart, 2025)
Ho sempre pensato che la strada per dare credibilità al black metal, fosse quella di raccogliere ispirazione dalle tradizioni dei singoli paesi. Ecco perché ho ammirato Hesperia sin da subito, progetto vivo da trenta anni che ha sempre guardato alle storie della nostra Italia, prima con un’accurata ricerca su Roma antica, narrata con alcuni dischi ottimi dischi, mentre ora, per questo ottavo lavoro, si sposta sui Monti Sibillini, nell’Appennino umbro-marchigiano, a cavallo tra Marche e Umbria, catena che prende il nome dal Monte Sibilla, sulla cui vetta si apriva fino ad un secolo da circa la grotta della Sibilla, ora ostruita, che si narra fosse la dimora della Sibilla Appenninica, una figura dell’immaginario collettivo diffusasi a partire dal Medioevo. Ed è proprio partendo da Sibilla che Hesperia dipana le sue storie, pescando a tradizioni antiche, dispersi nei secoli, quando la narrazione orale, era quasi il sole mezzo per raccontare storie (L’alfabetizzazione era permessa a pochi, nda). La potenza dei testi è talmente invasiva, che più di una volta la musica, pur ottima e calata perfettamente tra black metal, dark e folk, resta marginale. Quattordici i brani – ascoltate “La grotta de la Sibilla Atto I”), per altrettanti frammenti carichi di pathos che hanno radici nel sound degli Absu, primi Amorphis e Moonspell e, citando la biografia Dead Can Dance, anche se questo mi sembra un azzardo, piuttosto trovo aderenti atmosfere che rievocano gli Swans più rumorosi e gli Umbra Et Imago. In ogni caso siamo al cospetto di un lavoro certamente maturo ed affascinante e non solo per chi ascolta black metal. (Gianni Della Cioppa)

Demonia Mundi “In Sanguine” (Metal Zone Italia, 2024)
Quintetto calabrese formato a metà anni ’90 dal cantante Daemonia al grido di “My power is in your blood”, che dopo un periodo orgogliosamente underground a base di demo tape, ha debuttato nel 2008 con un ep, poi l’album nel 2021 e a distanza di tre anni è tornato con questo “In Sanguine” per la Metal Zone Italia, giovane etichetta che nel giro di qualche anno si è messa in luce per la qualità del suo, per ora, succinto catalogo. L’album offre nuove versioni di brani apparsi su demo e sull’ep “In Hoc Signos Vinces” (non manca il cavallo di battaglia “Our Echarist”) e un inedito (la furiosa “Rewake To Destroy”). L’insieme pur se legato ad una visione meravigliosamente arcaica del black metal, dimostra che i Demonia Mundi conservano ancora alcune influenze dark doom esoteriche degli esordi, offrendo quindi una versione personale di una suono – il black metal appunto – che nel tempo ha saputo guadagnarsi la stima anche di un pubblico inizialmente titubante. Gli elementi che rendono questa musica maestosa e coinvolgente – suono avvolgente, tastiere e chitarre lancinanti, voci cupe ed evocative – ci sono tutti, ma i Demonia Mundi non offrono semplicemente canzoni, è evidente che nel loro approccio c’è qualcosa di filosofico, una ricerca approfondita che sfiora l’esoterismo. Ecco perché chi si avvicina all’album deve essere preparato ad un’esperienza totalizzante e vivere vicino a questo tipo di proposta, solo così potrà apprezzarne pienamente il valore. bello anche il libretto del cd. (Gianni Della Cioppa)

Feary Tales “Vento Divino” (Underground Symphony, 2024)
Interessante band torinese che con “Vento divino” giunge al terzo album, proponendo un metal che attinge a più influenze, con spunti epici, doom, progressivi e moderni, con una produzione che valorizza i dieci brani, dove spicca un rifacimento bello e personale di “Roxanne” dei The Police, qui ribattezzato “(The Feary Tales Of) RoXXXanne”. Naturalmente il cantato in italiano in alcuni brani, ben gestito da Marco Chiariglione, è il fiore all’occhiello di una proposta che merita assoluta attenzione, che fonde momenti veloci ad altri lenti e carichi di intensità. In generale, anche nei brani in inglese, non ci sono cali di tensione, come dimostra “Lightblind”, ma a mio avviso gli otto minuti della title track e “La luminosa notte dell’anima”, mi sembrano i pezzi più centrati ed equilibrati. Un plauso al chitarrista Paolo Tabachetti, con un suono brillante che aggredisce i brani e molto bravo anche nei soli, e a tal proposto ascoltate il suo lavoro in “Come Inside” e “AdventComes”. In un misto di audacia, metal classico e magniloquenza, i Feary Tales con “Vento Divino”, firmano un album classico e moderno allo stesso tempo, che piacerà a sia ai nostalgici che a chi cerca emozioni legate ad un sound più attuale. (Gianni Della Cioppa)
