Dopo una trepidante attesa, finalmente il 16 maggio uscirà il nuovo album de La Janara.
La band di Grottaminarda in provincia di Avellino, nasce nel 2015, anno in cui cominciano a farsi conoscere attraverso un cd-demo.
Nel 2017 viene dato alle stampe il loro primo lavoro omonimo autoprodotto che nelle discografie è citato come EP, ma che considero un vero e proprio album a fronte del fatto che contiene dieci brani che denotano già le caratteristiche peculiari del loro sound nel quale convergono influenze variegate in cui la mistura di metal e hard rock classici si fonde con elementi della tradizione folk e di quella cantautorale, creando brani che palesano originalità e talento, esprimendosi in Italiano con testi di assoluto valore.
Queste doti vengono notate dalla Black Widow Records che prende in distribuzione il disco e si occuperà della produzione del successivo del 2019.
“Tenebra”, per il sottoscritto un capolavoro, raccoglierà notevoli consensi grazie a un insieme di brani che, partendo dalle vette emerse dal precedente, si rivelerà un connubio perfetto di classe, potenza, magia e songwriting, privilegiando sonorità oscure per addentrarsi nel lato più buio dell’animo umano, in particolare, soffermandosi sul mondo femminile e sulle violenze e sofferenze subite a causa di una cultura retrograda che per secoli ha oppresso le donne e da cui hanno potuto affrancarsi solo seguendo percorsi “non convenzionali” per poter trovare una propria collocazione nella società.
La pandemia ha costituito sicuramente un ostacolo per lo sviluppo del progetto, ma Nicola Vitale, chitarrista e principale autore delle musiche e dei testi, ha continuato a comporre e a lavorare sui vari brani, coinvolgendo la band per poter procedere alle registrazioni.
Perconto di Back In Rock, ho avuto modo di ascoltare in anteprima i brani che costituiscono “Le Donne Magiche”, nuovo album che, come si intuisce dal titolo, ha ancora il genere femminile come protagonista, sempre all’interno del mondo rurale dell’antica Irpinia, ma, dopo tutti i patimenti subiti, questa è la volta della rinascita tramite le emozioni e l’amore, in tutte le sue accezioni, divenuti necessari per l’affermazione della vita sulla morte.
Le aspettative erano alte e non sono state assolutamente disattese, per un lavoro che ha il marchio di fabbrica de La Janara e, rispetto al precedente, il lato hard con una maggior propensione all’heavy metal classico.
Il talento di Nicola si palesa subito dai lidi metallici di “Serpe”, brano dalla struttura possente che concede alcuni momenti più liquidi consentendo alla voce di Raffaella di esprimersi tra tonalità aggressive e altre suadenti.

Il primo singolo, “Le castagne non cadono più”, opta ancora per un metal boschivo ed è caratterizzato da un refrain che da solo basterebbe per suggellare il brano, che invece viene impreziosito ulteriormente da un cameo acustico e dalla solista che viaggia su alti livelli.
Mentre La Janara urla “Io sono la strega”, il voltaggio continua a essere alto e il piede pigia sull’acceleratore per poi avere un breve stacco dettato dall’organo che ha l’effetto di diminuirne la velocità, ma non la potenza.
Finalmente gli arpeggi della chitarra classica concedono respiro e “Piangeranno i demoni” si sviluppa per sette minuti nei quali l’anima folk vive un crescendo che conduce a un’esplosione elettrica nella quale ancora la sei corde sciorina cascate di riff e assoli, dimostrando che anche il prog appartiene al loro background.
“La notte buia” è un pezzo meraviglioso e dinamico, a trazione prevalentemente acustica, ma che lascia spazio all’ospite Simone Pennucci con pennellate della solista e centrati passaggi tastieristici, mentre la voce di Raffaella si dispiega in tutta la sua versatilità.
L’ambientazione notturna è la scenografia perfetta per “Gli spiriti del bosco” dove un giro di chitarra oscuro fa da base a un canto occulto, esibendo l’anima più doom della band che prosegue anche in “Bruceremo”, secondo singolo scelto, in cui si alternano momenti folk o di liquidità lisergica ad altri più pesanti dettati da un Nicola altamente ispirato, il tutto sempre avvolto da un’atmosfera morbosamente dark.
La tradizione irpina emerge con “Mo che ven agosto”, dove la cantante si esprime in dialetto e accompagnata dall’acustica e da cori bucolici dà vita ad una ballata fascinosa e coinvolgente, con la partecipazione di Ricky Dal Pane (Witchwood ed Epitaph) alle percussioni e alle seconde voci.
L’idea di prog anima anche “Inverno” che ha una prima parte che gioca su variegati passaggi chitarra classica e voce prima di essere interrotta da stacchi elettrici dove sono ancora Nicola e Raffaella a muoversi sull’intero loro repertorio, rappresentando appieno l’inverno con i suoi candidi declivi o le sue tormente.
A “Domens” l’onore di chiudere l’album esibendo ancora variazioni elettroacustiche e presentando Nicola nel ruolo inedito di cantante, impegnato con un testo magnifico e dedicato alla memoria dell’amico, poeta e musicista Domenico Carrara.
Ho sottolineato più volte il talento del chitarrista e della vocalist, ma meritano una menzione l’ottima sezione ritmica costituita da Rocco Cantelmo e Antonio Laurano, oltre che l’oscuro e prezioso lavoro di Giovanni Costabile alle tastiere.
“Le Donne Magiche” è un’opera importante, che esalterà tutti coloro che avevano già avuto il piacere, la fortuna e il coraggio di approfondire in precedenza la proposta de La Janara, ma anche chi li scoprirà in questa occasione.
Persino un refrattario come me a classifiche e assolutismi non fa fatica a inserire la band tra i suoi must, consapevole del fatto che in un mondo giusto meriterebbero ben altri palcoscenici.

Band:
Nicola Vitale – chitarre elettriche e acustiche, voce su 10
Raffaella Càngero – voce
Rocco Cantelmo – basso
Giovanni Costabile – tastiere
Antonio Laurano – batteria
Guests:
Simone Pennucci – chitarra elettrica e synth su 5
Ricky Dal Pane – percussione e cori su 8
Tracklist:
- Serpe
- Le castagne non cadono più
- Io sono la strega
- Piangeranno i demoni
- La notte è buia
- Gli spiriti del bosco
- Bruceremo
- Mo che ven agosto
- Inverno
- Domens